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AUTOTRASPORTO
Camion elettrici più convenienti del diesel in sei grandi mercati dell'UE
Secondo T&E, in Paesi che valgono il 46% delle vendite europee l'elettrico costa già meno in cinque anni. Italia, Spagna e Polonia restano indietro
Bruxelles
28 settembre 2026
In sei dei nove principali mercati europei il camion elettrico è
già la scelta finanziariamente migliore per l'autotrasporto
rispetto ai mezzi diesel. Lo sostiene un'analisi di Transport &
Environment (T&E) che è stata pubblicata oggi e che è
basata sul calcolo del costo totale di possesso (TCO) di un trattore
stradale a lungo raggio in nove nazioni europee. I sei principali
mercati europei in cui i veicoli elettrici costituiscono già
la scelta finanziariamente migliore sono Olanda, Germania,
Danimarca, Svezia, Francia e Belgio. Questi sei mercati valgono
assieme il 46% dei nuovi veicoli pesanti venduti nell'Unione
Europea. Restano sotto la parità Polonia, Spagna e Italia,
con la Polonia che tuttavia è vicina al pareggio.
Lo studio confronta camion europei diesel, europei elettrici e
cinesi elettrici, acquistati nel 2026 e usati per cinque anni. Il
modello considera un percorso di 116mila chilometri l'anno e un
tasso di attualizzazione del 9,5%. Con un camion europeo elettrico
il risparmio su cinque anni è di circa 100mila euro in
Olanda, di 85mila euro in Germania e di 69mila in Danimarca. In
questi mercati l'investimento si ripaga in circa due anni (tre in
Danimarca). Con un mezzo cinese, che costa molto meno, il vantaggio
olandese sale a circa 128mila euro. Viceversa con un camion
elettrico europeo il costo supera quello del diesel di circa 16mila
euro in Polonia, di 47mila in Spagna e di 94mila in Italia.
Presentando lo studio, T&E ha precisato che, tenendo conto
degli odierni prezzi del gasolio molto elevati, i risparmi in Olanda
e Germania potrebbero salire a circa 123mila e 106mila euro.
Secondo T&E, il conto economico di un camion elettrico
dipende da tre fattori: prezzo del veicolo, pedaggi stradali e costi
dell'energia. Per un camion europeo elettrico l'acquisto pesa in
media il 40% del TCO e fino al 49% in alcuni mercati. Per il diesel
pesa solo il 21%, dato che i costruttori prezzano ancora gli
elettrici due o tre volte il diesel. Nel modello su cui si basa lo
studio un trattore europeo elettrico costa 265mila euro contro
120mila del diesel, mentre il cinese elettrico parte da 210mila
euro. Per questo la leva più importante, secondo l'analisi di
T&E, è la riduzione dei prezzi, con la spinta che viene
dagli obiettivi UE di CO2 per i camion, che obbligano i costruttori
a produrre più elettrici e quindi ad ottenere economie di
scala.
Circa l'impatto dei pedaggi stradali sul conto economico dei
veicoli elettrici, lo studio ricorda che la direttiva europea
Eurovignette impone agli Stati di differenziare i pedaggi in base
alle emissioni. Le strade sono due, e si possono combinare: uno
sconto del 50-75% sulla tassa per l'infrastruttura per i mezzi a
zero emissioni, con esenzione totale consentita fino a giugno 2031;
un onere aggiuntivo per la CO2 da 100 a 200 euro a tonnellata.
L'effetto è notevole perché questi camion percorrono
molti chilometri. Lo studio osserva che in Germania, che esenta
completamente gli elettrici fino a giugno 2031 e applica un onere di
200 euro a tonnellata sul diesel, il risparmio da pedaggi nei cinque
anni è di circa 116mila euro. Seguono Belgio (Fiandre) con
circa 59.400 euro, Olanda con circa 54.500 e Danimarca con circa
38mila. In Svezia il sistema è a tariffa fissa nel tempo e lo
stimolo è minimo, e il Paese dovrà passare al
pagamento a distanza entro il 2032. Il quadro delle applicazioni è
diseguale. Germania, Olanda, Danimarca e Fiandre hanno adottato il
sistema. Francia, Italia e Spagna, con reti autostradali in
concessione, devono applicarlo solo al rinnovo dei contratti. La
Polonia non ha ancora recepito la direttiva e rischia una procedura
d'infrazione.
Relativamente all'impatto del costo dell'energia sul conto
economico dei camion elettrici, l'analisi rileva che l'energia pesa
in media il 25% del TCO di un camion elettrico e il 36% di uno
diesel. Il prezzo dell'elettricità per la ricarica in rimessa
varia molto, da circa 0,10 euro/kWh in Svezia a circa 0,23 in
Germania. Quasi il 40% della bolletta è deciso da norme
nazionali: in Germania oneri, tasse e costi di rete pesano fino al
51%, in Olanda il 48%. Svezia e Danimarca sono competitive grazie a
tasse e oneri quasi nulli sulla ricarica industriale. C'è poi
la direttiva europea RED III sulle rinnovabili, in base alla quale
gli Stati possono far generare e vendere crediti ai gestori delle
rimesse, che così ottengono un ricavo aggiuntivo. Finora solo
Germania, Olanda e Belgio lo hanno esteso alla ricarica privata. In
Olanda il beneficio su cinque anni arriva a circa 47.700 euro, in
Germania a circa 29.900, in Belgio a circa 9.500.
L'Italia è il Paese peggio posizionato tra i nove. Il rapporto spiega che la
rete autostradale italiana è in gran parte in concessione e
non applica alcuna differenziazione per la CO2, non esiste un
mercato dei crediti RED III e mancano schemi di incentivo
prevedibili per camion e caricatori nelle rimesse. Il risultato è
un sovraccosto di circa 94mila euro in cinque anni per l'elettrico
europeo. Per il 2030 il quadro dovrebbe cambiare. Con la sola
coerenza degli obiettivi UE sulla CO2 e un incentivo pari al 20% del
costo iniziale, l'elettrico in Italia arriverebbe appena sopra la
parità (circa 3.500 euro di risparmio). Aggiungendo esenzione
del 75% dai pedaggi (circa 38mila euro) e crediti RED III da 0,05
euro/kWh (circa 19mila euro), il risparmio salirebbe a circa 60mila
euro, con rientro in due anni.
Il documento ricorda poi che nel 2030 i costruttori dovranno
rispettare l'obiettivo di riduzione del 43% delle emissioni, pari a
una quota di elettrici del 23-31% delle nuove vendite. Nel modello
questo abbassa i prezzi degli e-truck di circa il 12% rispetto al
2026, mentre l'ETS2, il nuovo sistema europeo di scambio delle quote
di emissione che estende il principio dell'EU ETS a settori finora
in gran parte esclusi dal mercato europeo del carbonio, tra cui il
trasporto stradale, che entrerà in vigore dal 2028, renderà
il diesel più caro del 22% su cinque anni.
Lo studio evidenzia che, in quest'ultimo scenario, anche riducendo o
eliminando gli incentivi all'acquisto, l'elettrico risulta più
conveniente in tutti i mercati analizzati. In Olanda il risparmio
sarà di circa 105mila euro in cinque anni, in Germania di
circa 111mila e in Danimarca di circa 77mila. Dove oggi l'elettrico
è indietro, serviranno misure nazionali. In Francia il
risparmio scenderebbe a circa 10mila euro senza sussidi, ma potrebbe
arrivare a circa 100mila con pedaggi differenziati e crediti RED
III. Anche in Belgio, Polonia e Spagna queste leve
moltiplicherebbero il vantaggio.
L'analisi di T&E si sofferma anche sui costruttori di camion
europei e sull'impatto della concorrenza cinese e americana,
osservando che se sinora i costruttori europei hanno dominato il
mercato, tuttavia i veicoli elettrici cinesi e statunitensi arrivano
con prezzi molto più bassi. In Germania valgono circa 34mila
euro di risparmio in più in cinque anni. Per T&E è
un campanello d'allarme e l'associazione europea, che è
specializzata nelle politiche dei trasporti e della mobilità
sostenibile, esorta i produttori europei ad aumentare la scala
produttiva per restare leader.
Per promuovere l'introduzione dei camion elettrici, T&E
chiede a Bruxelles e ai governi europei di non indebolire gli
obiettivi di CO2 per i veicoli pesanti, in particolare il -43% al
2030, di estendere i pedaggi legati alla CO2 dove mancano (Italia,
Francia, Spagna, Polonia), con esenzione totale fino al 2031, di
attuare l'ETS2 nel 2028 destinando parte dei proventi
all'autotrasporto, soprattutto alle PMI, e di introdurre obiettivi
vincolanti di trasporto a zero emissioni per i grandi caricatori.
Inoltre, chiede di sostenere la ricarica e accelerare le connessioni
alla rete e di non reintrodurre i rimborsi sul carburante che
secondo Stef Cornelis, uno degli autori che hanno contribuito allo
studio, prolungherebbero la dipendenza dal diesel.
Il World Shipping Council (WSC), l'associazione internazionale
che rappresenta i principali armatori mondiali del settore dei
container, ha sollecitato gli Stati membri ...
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