
Riguardo alla disciplina del personale delle Autorità di
Sistema Portuale vi sarà una revisione profonda rispetto agli
intendimenti originari del governo. Lo ha annunciato mercoledì
Maria Grazia Frijia, relatrice del disegno di legge di riordino
della legge n. 84 del 28 gennaio 1994 sulla governance portuale e
sugli investimenti in infrastrutture strategiche di trasporto
marittimo, durante l'esame del testo normativo presso la Commissione
Trasporti della Camera dei deputati, rispondendo all'intervento di
Francesca Ghirra sull'emendamento a sua prima firma riguardante il
modo in cui il personale delle Autorità di Sistema Portuale,
e più in generale di altre amministrazioni o società,
potrà essere mandato a lavorare per la Porti d'Italia Spa.
L'articolo 9, infatti, prevede che la nuova società si doti
di personale proveniente dalle AdSP.
L'emendamento è stato ritirato dopo che Frijia ha
risposto che la disciplina del personale delle AdSP sarà
oggetto di una revisione profonda. L'annuncio della relatrice è
l'unica apertura concreta sul testo emersa nelle sedute di ottobre
alla IX Commissione, che non hanno cambiato di una virgola il
disegno di legge, che è stato approvato dal Consiglio dei
ministri alla fine dello scorso anno
(
del 22
dicembre 2025), non essendo stato approvato un solo emendamento
tra le decine incentrati principalmente sulla natura societaria di
Porti d'Italia Spa, la società pubblica interamente
partecipata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, ma di
diritto privato, istituita come perno centrale della riforma, ma
anche sui compensi degli amministratori, sulla trasparenza nel
reclutamento, sul ruolo di Comuni e Autorità di Sistema
Portuale. Sinora la maggioranza ha accantonato i nodi più
delicati.
Le perplessità e le critiche si sono incentrate in questi
giorni sulla Porti d'Italia, che accentrerebbe poteri sottraendoli
alle sedici Autorità di Sistema Portuale e che svolgerebbe
sia attività in concessione che attività di mercato,
con deroghe alla disciplina delle società pubbliche.
Nelle prossime settimane tre cose diranno se la riforma cambierà
davvero. La prima è il testo che uscirà dagli
accantonamenti degli emendamenti sulla proprietà del capitale
della Porti d'Italia Spa, sulla durata della concessione di
novantanove anni in capo alla nuova società pubblica e sugli
interventi di manutenzione straordinaria delle infrastrutture
portuali di cui si occuperebbe la Porti d'Italia (oltre che avere il
compito primario di realizzare le nuove opere strategiche). La
seconda è il peso reale delle Autorità di Sistema
Portuale dopo la «revisione profonda» annunciata
mercoledì. La terza è il parere definitivo sugli
emendamenti accantonati che il presidente della IX Commissione,
Salvatore Deidda, ha detto essere oggetto di verifica da parte della
Ragioneria Generale dello Stato.
Sinora il governo ha difeso la forma di società per
azioni della Porti d'Italia e respinto gli emendamenti che avrebbero
introdotto organi consultivi o quote dei Comuni nella società,
mentre le opposizioni chiedono più spazio per il Parlamento
nelle scelte affidate alla nuova società. Il testo non è
stato modificato, ma i nodi più contestati restano aperti.