
Un'ora di sciopero a fine turno per un intero mese. È la
risposta che l'assemblea dei lavoratori del Messina Terminal nel
porto di Genova stanno mettendo in campo per rivendicare i propri
diritti e per porre l'attenzione sulle problematiche riguardanti la
turnistica, la contrattazione aziendale e la sicurezza sul lavoro
che avevano già portato alla proclamazione dello stato di
agitazione. Ne hanno dato notizia Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti
Genova spiegando che nell'ultimo incontro avvenuto con l'azienda non
sono arrivate risposte su diversi punti oggetto della rivendicazione
sindacale tra le quali le maggiorazioni sul lavoro straordinario,
l'aumento del valore dei buoni pasto, la riorganizzazione della
turnistica, la redistribuzione equa di alcune indennità.
Per questi motivi i sindacati hanno proclamato un'ora per ogni
turno lavorativo da effettuarsi dal primo ottobre al 30 ottobre
prossimi.
All'annuncio dei sindacati ha replicato il gruppo Ignazio
Messina & C., titolare della concessione del Messina Terminal,
che in una nota ha evidenziato che «nell'ultimo incontro,
all'interno della procedura di raffreddamento prevista dal Ccnl e
attivata dall'azienda, una delle tre componenti sindacali non si è
presentata all'incontro organizzato in Confindustria. La componente
mancante - ha sottolineato il gruppo - ha declinato anche ulteriori
proposte volte a definire futuri incontri, così come
riportato dal verbale di incontro della riunione. Per tale ragione
non è stato possibile neppure discutere di alcuna delle
problematiche oggetto della vertenza pur avendo l'azienda
prospettato aperture. È - ha denunciato la società
genovese - un fatto grave, nuovo e mai accaduto, aggravato dalle
circostanze che vedranno a breve l'inizio delle trattative per il
rinnovo del Ccnl di categoria. Il non rispetto delle norme
contrattuali sicuramente non fornisce il migliore viatico per
l'inizio dei lavori contrattuali. A tutto ciò si aggiunge il
nostro rammarico per le conseguenze che questo stato di fatto genera
sul salario dei nostri lavoratori per cause non legate al merito
della discussione ma per scelte oggettivamente poco comprensibili».