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CERIMONIE
Commercio mondiale più resiliente del previsto. L'IA spinge le merci, i servizi frenano
La WTO rivede le stime: merci a +3,9% nel 2026, servizi a +3,3%. Ma l'impatto della crisi in Medio Oriente non è uguale per tutti
Ginevra
8 ottobre 2026
Gli scambi commerciali mondiali hanno tenuto meglio del previsto
nella prima metà del 2026, nonostante lo shock causato dal
conflitto in Medio Oriente, con le catene di approvvigionamento che
si sono adattate e con il boom degli investimenti in intelligenza
artificiale che ha dato una forte spinta agli scambi di merci. Lo
sottolinea l'ultimo “Global Trade Outlook and Statistics”
pubblicato oggi dalla World Trade Organization, che specifica che
non tutto, però, ha retto allo stesso modo: i servizi e
alcune regioni hanno risentito di più della crisi.
Il documento spiega che nei primi sei mesi del 2026 il volume
del commercio di merci è cresciuto del 3,5%, più di
quanto atteso. Due i fattori che hanno contribuito all'aumento. Il
primo è l'adattamento delle forniture energetiche e dei
fertilizzanti. Secondo le stime della WTO, le esportazioni di
petrolio greggio dal Medio Oriente hanno registrato un-24% e quelle
di gas naturale liquefatto un -47%. Ma l'aumento delle spedizioni di
altri fornitori ha limitato il calo globale a circa il -6% per il
greggio e a solo -1% per il GNL. Anche sui fertilizzanti il mercato
si è riequilibrato. C'è stato poi il boom
dell'intelligenza artificiale, con la domanda di beni “abilitanti”
l'IA, come semiconduttori e server, che spiega il 47% della crescita
del commercio mondiale di merci nella prima metà dell'anno.
Gli scambi di questi prodotti sono saliti del +67% su base annua,
dopo il +16% del 2024 e il +31% del 2025. Il rapporto precisa che si
tratta di valori e non di volumi: la crescita misurata riflette
quindi in parte l'aumento dei prezzi e delle capacità
tecniche dei prodotti. Le stime della Banca Centrale Europea citate
dalla WTO indicano rincari dei prezzi all'importazione di questi
beni attorno al +10% nel 2025 e al +20/+30% nel primo semestre di
quest'anno.
Quanto al commercio mondiale di servizi, il documento rende noto
che è cresciuto del +14% anno su anno in valore nel primo
trimestre e del +10% nel secondo. A frenarlo sono stati trasporti e
turismo, settori molto legati al ruolo di snodo svolto dal Medio
Oriente. In particolare, nei trasporti la riorganizzazione delle
rotte e l'impennata dei noli hanno gonfiato i valori molto più
dei volumi. A fine giugno i noli spot dei container dall'Asia erano
attorno ai 6.200-8.000 dollari per feu verso il Nord America e ai
4.900-6.500 verso Europa e Mediterraneo. In Cina il traffico
container è cresciuto del +5,9% nel semestre, mentre le
esportazioni e importazioni di servizi di trasporto sono salite del
+31% e del +36%. Nel Golfo Persico il traffico si è spostato:
il porto emiratense di Jebel Ali ha perso circa il -60% nel semestre
(-90% nel secondo trimestre), mentre sono saliti Sohar (+40%) e
Salalah (+15%) in Oman e il container terminal sud di Jeddah, in
Arabia Saudita (+79%).
Circa la disomogeneità dell'impatto della crisi sulle
diverse regioni mondiali, il rapporto della WTO spiega che,
relativamente al commercio di merci in volume, nell'intero 2026
l'Asia dovrebbe registrare le esportazioni più dinamiche
(+9,9%), davanti a Nord America (+5,7%), Africa (+5,6%) e Sud
America (+3,4%). Ciò a fronte di un'Europa sostanzialmente
ferma (-0,1%) e un calo per la Comunità degli Stati
Indipendenti (-3,9%) e soprattutto per il Medio Oriente (-17,2%).
Sul fronte delle importazioni, crescono di più Asia (+9,5%),
Africa (+8,9%) e CSI (+8,8%), mentre Nord America (+1,4%) ed Europa
(+0,5%) avanzano poco e il Medio Oriente crolla (-15,4%). Il
documento segnala però che le importazioni nordamericane, in
calo del -3,2% nel semestre soprattutto per gli acquisti anticipati
prima dei dazi americani del 2025, si sono riprese nel secondo
trimestre (+5,3% annuo). Ciò suggerisce una domanda
sottostante più forte di quanto indichi la stima di +1,4% per
l'anno.
Nei servizi, l'Europa dovrebbe crescere più di
tutti nelle esportazioni (+4,6%), davanti ad Asia (+4,0%) e Africa
(+3,1%). Più deboli Nord America e CSI (+1,7% entrambi) e Sud
e Centro America (+1,3%), mentre il Medio Oriente è atteso in
flessione del -10,3%. L'Europa dovrebbe generare oltre la metà
della crescita mondiale dell'export di servizi, compensando il minor
contributo di Asia, Nord America e Medio Oriente.
Il rapporto dedica poi un capitolo analitico agli scambi di beni
abilitanti l'intelligenza artificiale. Se fino al 2023 si muovevano
in linea con il resto del commercio di merci, dal 2024 hanno
accelerato, portando la loro quota sul commercio mondiale di merci
dal 7-8% del periodo 2016-2023 al 14,8% nel primo semestre 2026. Si
tratta di un fenomeno molto concentrato. Nel 2025 i dieci maggiori
operatori hanno rappresentato circa l'85% delle esportazioni e l'80%
delle importazioni. Da un lato l'offerta: l'Asia orientale esclusa
la Cina vale il 40,4% dell'export di questi beni (contro il 10,8% di
quello totale di merci) e il sud-est asiatico il 23,2%. Dall'altro
la domanda: Stati Uniti, Cina e Hong Kong assorbono insieme circa
metà dell'import, con la quota americana in crescita e quella
cinese in calo. Nel secondo trimestre del 2026 il Nord America ha
contribuito per 18,5 punti percentuali alla crescita del +70%
dell'import. L'Europa è marginale: pesa per il 35,5%
dell'export totale di merci ma solo per il 10,6% di quello di beni
abilitanti l'IA, nonostante ospiti ASML, unico fornitore di sistemi
litografici a ultravioletti estremi per la produzione di microchip.
Tra le economie europee, solo l'Olanda rientra tra i dieci maggiori
operatori. Per la WTO, le economie con una presenza limitata nella
catena del valore dell'IA, pur crescendo, per ora non recuperano
terreno, con poche eccezioni.
Il rapporto presenta, inoltre, le nuove previsioni per l'intero
2026 e per l'anno successivo. Per il 2026 gli economisti della WTO
hanno elevato la previsione della crescita in volume del commercio
di merci al +3,9%, contro il +1,9% indicato nello scenario base di
marzo. Per il 2027 la stima sale al +4,1% (era +2,6%). Il commercio
di servizi commerciali segue invece la direzione opposta: +3,3% nel
2026, in calo rispetto al +4,8% previsto a marzo, con un rimbalzo al
+6,4% nel 2027. Combinando le due componenti, il volume degli scambi
mondiali di beni e servizi dovrebbe crescere di circa il +3,7% nel
2026 e del +4,7% nel 2027, a fronte di un prodotto interno lordo
mondiale in aumento del +2,6% e del +2,9%. Il commercio - specifica
il rapporto - supera la crescita economica anche perché gli
investimenti legati all'IA sono più ricchi di import rispetto
ad altre voci di spesa.
Il documento evidenzia che le previsioni restano esposte a
rischi significativi. Il primo è la distanza tra prezzo del
greggio e dei prodotti raffinati, che erode il potere d'acquisto
delle famiglie. Il rapporto stima che, rispetto ad uno shock sul
solo greggio, questo divario sottragga alla crescita delle
importazioni 0,22 punti percentuali in Asia, 0,14 in Nord America e
0,06 in Europa. Il Brent, dopo il picco di 138 dollari l'8 aprile, è
tornato intorno ai 100 dollari e il gas in Europa ha superato i 21
dollari per MMBtu, il livello più alto dal 2022. Il secondo è
un rallentamento o un'inversione degli investimenti in IA, che
avrebbe un impatto forte sul commercio per l'elevato contenuto di
import. Il rapporto richiama anche l'effetto ricchezza: l'IA pesa
sempre di più sulla capitalizzazione del mercato azionario
americano, e un'eventuale rivalutazione toccherebbe le famiglie
esposte tramite i fondi indicizzati. A ciò si aggiunge
l'inflazione: le previsioni per il 2026 sono state riviste dal +3,7%
al +4,7%, mentre le stime per il 2027 dipendono anche da una
risoluzione tempestiva del conflitto in Medio Oriente.
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