
Ieri l'attacco alla rinfusiera Capesize
Cape Dao in
transito nello Stretto di Hormuz, al largo della costa dell'Oman, a
2,5 miglia nautiche dal governatorato di Musandam, ha provocato la
morte di un membro dell'equipaggio di nazionalità indiana,
mentre gli altri 26 marittimi a bordo della nave sono stati tratti
in salvo da un'unità della Marina Militare dell'Oman. Il
Ministero indiano degli Affari esteri, condannando l'attacco, ha
confermato la morte di un membro dell'equipaggio e il salvataggio
degli altri 19 marittimi indiani a bordo. La britannica United
Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO), confermando che la
portarinfuse è stata colpita da un proiettile, ha specificato
che l'incidente avrebbe causato due vittime, mentre sulla nave è
divampato un incendio. La
Cape Dao, di bandiera di Antigua e
Barbuda, è operata dall'emiratense Peonies Shipmanagement
FZE.
Intanto, intervenendo ieri all'assemblea generale delle Nazioni
Unite a New York il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha
affermato che vari Stati non dovrebbero cercare di trarre vantaggio
dalla via navigabile dello Stretto di Hormuz impedendo, nel
contempo, al suo storico custode - riferendosi evidentemente
all'Iran - di esercitare la libertà di navigazione anche
nelle proprie acque. Inoltre, ha criticato la presenza di flotte
navali ostili e il transito di armi, di esplosivi e di missili
attraverso lo Stretto, affermando che tali azioni non possono
garantire una duratura sicurezza marittima, ed ha sottolineato che
la libertà di navigazione e la sicurezza degli Stati costieri
devono essere considerate congiuntamente.