 Lorenzo Sanna, amministratore delegato della Monti &
Barabino, è stato eletto nuovo presidente di ANPAN,
l'Associazione Nazionale Provveditori e Appaltatori Navali, e
succede a Vittorio Parmigiani, della Marine Consultant and Services,
che è rimasto in carica per oltre quattro anni. Lo ha deciso
l'assemblea privata dell'associazione, che si è riunita
questo pomeriggio in forma privata al Grand Hotel dei Castelli di
Sestri Levante, in provincia di Genova.
Nel corso della mattinata si era svolta l'assemblea pubblica,
aperta dalla relazione dello stesso Parmigiani, nel corso della
quale l'associazione ha chiesto alla politica europea, nazionale e
locale di guidare il comparto marittimo con buon senso e
pragmatismo, evitando un profluvio di norme che non fanno altro che
appesantire il comparto e minarne la competitività. «Il
contesto internazionale - ha affermato Parmigiani - è già
abbastanza sfidante per un business come il nostro, che si gioca su
uno scacchiere globale. In questo quadro non ha davvero senso andare
a costruire un castello di norme, regolamenti, lacci e lacciuoli che
ingolfano l'intero sistema. Mi riferisco ad esempio a un regime come
quello dell'ETS (il sistema di scambio di quote di emissioni dell'UE
che dal 2024 è applicato anche al settore marittimo, ndr),
che mette a repentaglio la tenuta dello shipping tricolore, ma
anche, e venendo a un tema che sentiamo ancora più “nostro”,
al Protocollo Alto Mare». Il riferimento di Parmigiani è
all'adempimento fiscale legato all'IVA in base al quale le forniture
a navi che navigano in alto mare sono non imponibili ai fini IVA.
«Stiamo parlando - ha spiegato Parmigiani - di un unicum a
livello europeo, che porta un carico amministrativo davvero
insostenibile e quindi conduce ad una perdita di competitività
per le nostre imprese. La nostra richiesta è pratica e
orientata al buon senso, ovvero tornare alla “vecchia”
dichiarazione cartacea del comandante o dell'armatore, almeno per
quanto riguarda le navi che per comodità definisco
“internazionali”. Chiediamo alla politica una revisione
che riconduca la procedura a un sistema semplice, proporzionato e
coerente con quanto avviene negli altri Paesi europei».
Parlando del Nuovo Codice Doganale dell'Unione Europea, con il
relativo Regolamento (UE) 2026/2018 pubblicato sulla Gazzetta
Ufficiale lo scorso 19 settembre, Parmigiani ha rilevato che, al
momento, non sono ravvisabili elementi di grande preoccupazione per
gli appaltatori navali rispetto al passato. «Come sempre, però
- ha precisato - c'è un'eccezione, che in questo caso è
rappresentata dall'allegato B redatto dalla DG TAXUD, o meglio da
una sua possibile revisione. Si tratta delle “istruzioni”
che coinvolgono direttamente il nostro settore, la disciplina
applicativa per lo ship chandlering. Oggi sono legittimi tre codici
aggregati per le dichiarazioni di esportazione e riesportazione, ma
essendo questo allegato un documento di orientamento, deve essere
espressamente confermato e recepito nel nuovo assetto normativo. Per
questo chiediamo che la DG TAXUD confermi e mantenga in vigore
l'allegato B e l'uso di questi codici aggregati, perché
l'alternativa è che venga chiesta una dichiarazione analitica
che comporterebbe gravi problemi soprattutto per le forniture last
minute. Un simile irrigidimento - ha sottolineato il presidente
uscente dell'ANPAN - rischierebbe di imporre alle imprese un
aggravio amministrativo significativo, in particolare nelle
forniture last minute, senza che a questo corrisponda un beneficio
operativo proporzionato».
Nella sua relazione Parmigiani ha anche toccato il tema della
tassa sui passeggeri istituita a Genova, che ha definito un «atto
intempestivo che rischia di frenare la crescita del comparto»,
della semplificazione normativa («bene - ha commentato - gli
ultimi sviluppi, non fermiamo questo lavoro intrapreso anche dal
CIPOM») e delle attese nei terminal, «che - ha
denunciato - spesso si prolungano oltremodo comportando un aggravio
di costi e tempo per le nostre aziende».
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