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MARITTIMI
Marittimi, cinque anni dopo il Codice di Condotta resta il divario tra policy e realtà
Cresce la conformità delle compagnie di navigazione, ma restano criticità su fatica, sicurezza psicologica, reclami e commissioni di reclutamento
Londra
22 settembre 2026
Negli ultimi anni sono stati compiuti progressi concreti per
accrescere il benessere degli equipaggi delle navi, ma sono ancora
molte le aree d'ombra. Lo evidenziano i risultati del rapporto “Five
Years into the Code of Conduct: What's Changed for Seafarers?”
realizzato dalla Sustainable Shipping Initiative (SSI) in
collaborazione con l'Institute for Human Rights and Business (IHRB),
The Mission to Seafarers, RightShip, Rafto Foundation for Human
Rights e TURTLE, che è stato diffuso oggi e giunge a cinque
anni dal “Delivering on Seafarers' Rights Code of Conduct”
pubblicato nell'ottobre del 2021 da IHRB, SSI e Rafto Foundation.
Il Codice di Condotta del 2021 è utilizzato dagli
armatori e dagli operatori navali per valutare in che misura le
proprie operazioni rispettino i diritti e il benessere dei
marittimi, e dai noleggiatori e proprietari del carico per
rafforzare la due diligence che orienta le decisioni di noleggio. Il
documento mira a rafforzare la conformità alla Maritime
Labour Convention (MLC) e alle altre convenzioni marittime
rilevanti, ma va oltre la MLC ponendo l'attenzione sulla
valorizzazione dei marittimi e sullo spettro completo dei loro
diritti umani, intervenendo sia sui diritti già previsti
dalla MLC ma non adeguatamente applicati nella pratica - come le ore
di riposo, le commissioni di reclutamento e l'accesso ai meccanismi
di reclamo - sia su ambiti in cui la Convenzione, pur rafforzata
dagli emendamenti del 2022, non arriva ancora, quali la salute
mentale, la sicurezza psicologica, l'inclusione e l'infrastruttura
di welfare che consente ai marittimi di vivere e lavorare bene.
Dal rapporto del 2026, che mette a confronto i dati aziendali
con la voce diretta dei marittimi, il quadro che ne emerge è
duplice: da un lato una crescita solida e misurabile nell'adozione
di pratiche responsabili da parte delle compagnie di navigazione,
dall'altro l'evidenza che per molti equipaggi quegli standard più
elevati non sono ancora una realtà quotidiana.
Il principale strumento di misurazione dei progressi è il
Crew Welfare Self-Assessment (CWSA) di RightShip, che in cinque anni
ha raccolto 2.069 rapporti da parte di 1.072 compagnie, coprendo
oltre 13.000 navi e circa 300.000 marittimi. Un dato significativo
riguarda l'ampliamento della base di partecipanti: se inizialmente
il CWSA attraeva soprattutto i grandi operatori, con una flotta
media di 33 navi, le aziende che si sono unite più di recente
hanno flotte mediamente composte da 6-7 navi, segno che pratiche di
welfare più solide possono essere adottate anche da operatori
di dimensioni minori. Ancora più rilevante è la
tendenza alla ripetizione delle autovalutazioni nel tempo, indice
che il tema del welfare sta diventando una priorità
gestionale continuativa piuttosto che un esercizio una tantum: nel
2026 il 57% delle aziende partecipanti aveva già presentato
un rapporto in precedenza, contro il 35% del 2023, e delle 685
aziende con un rapporto attivo ad agosto 2026, 409 lo avevano
presentato più di una volta e 115 quattro o più volte.
Sul piano dei contenuti, tra i partecipanti al CWSA si
registrano livelli di conformità elevati in sei dei sette
capitoli riguardanti armatori e operatori, superiori all'88%:
condizioni eque di impiego (90%), protezione dell'equipaggio (92%),
gestione dei reclami (92%) e attuazione del Codice (90%). Questo
significa, tuttavia, che tra il 10% e il 12% delle aziende
partecipanti non soddisfa ancora gli impegni previsti in ciascun
capitolo, incluse alcune delle aree più fondamentali del
Codice.
Il rapporto spiega che il capitolo che presenta il
maggior margine di miglioramento è quello dedicato al
benessere dell'equipaggio, con un livello di conformità
complessivo del 76%, pur con segnali di progresso chiari. Sul fronte
della connettività, la percentuale di compagnie che
addebitava ai marittimi il costo dell'accesso a internet è
scesa dal 18,4% del 2024 all'8,5% del 2026, anche se il 72% delle
aziende applica ancora limiti di dati, con soglie mensili che vanno
da 300MB a 50GB.
Sul supporto alla salute mentale, la quota
di compagnie che offre seminari e formazione in presenza è
salita dal 64% del 2024 al 76% del 2026. Il quadro, tuttavia, non è
uniforme: nello stesso periodo il supporto psicologico proattivo
post-trauma è sceso dall'83% al 73%, il supporto alla salute
mentale delle famiglie dal 71% al 61% e le valutazioni di idoneità
psicologica post-incidente dall'84% al 72%.
La novità del rapporto del 2026 è quella
incentrata su due nuove indagini dirette rivolte ai marittimi, per
ascoltare la loro voce: un sondaggio TURTLE su 892 marittimi
condotto nel 2026 e una serie di discussioni e workshop realizzati
dalla Mission to Seafarers nelle Filippine. Questi dati, tenuti
volutamente separati da quelli aziendali del CWSA e non
riconducibili alle singole compagnie partecipanti, restituiscono
un'immagine più cruda delle condizioni realmente vissute a
bordo: solo il 49% dei marittimi intervistati ha dichiarato che
durante il proprio ultimo contratto l'equipaggio era sufficiente per
lavorare in sicurezza, senza affaticamento eccessivo o violazioni
degli orari di lavoro e riposo concordati; il 32% ha risposto
negativamente e il 19% “a volte”. Solo il 59% si
sentirebbe al sicuro nel sollevare una preoccupazione seria senza
timore di conseguenze; il 16% ha risposto che non si sentirebbe al
sicuro e il 25% è risultato incerto. Inoltre, solo il 50% ha
fiducia che il proprio datore di lavoro sosterrebbe lui e la propria
famiglia in caso di un evento grave a bordo; il 27% è incerto
e il 23% non ha fiducia.
Sul tema della fatica, un marittimo intervistato nei workshop
della Mission to Seafarers ha descritto con efficacia il divario tra
la documentazione e la realtà operativa: «sulla carta -
ha affermato - le tue ore di riposo sono complete. Ma nella realtà,
sei sfinito dal lavoro». Un altro ha precisato che «se
sommi gli straordinari, si può arrivare ad oltre 200 ore,
eppure il datore di lavoro ne riconosce solo circa 120. Il resto è
lavoro svolto solo per un “grazie”». La ricerca
della World Maritime University, richiamata nel rapporto, indica che
questo scarto tra conformità registrata ed esperienza vissuta
dai marittimi non è occasionale, ma strutturale.
Un approfondimento specifico del rapporto del 2026 è dedicato
alle illegali commissioni di reclutamento, vietate dalla MLC 2006
salvo eccezioni limitate (certificato medico, libretto di
navigazione, passaporto). Secondo un'indagine IHRB-TURTLE del 2024
su 2.627 marittimi, al 31% è stato chiesto di pagarne una e
il 74% di questi ha effettivamente pagato. La maggior parte delle
richieste proviene dalle agenzie di crewing (62%) piuttosto che
direttamente dalle compagnie di navigazione (12%), il che spiega
perché la sola policy aziendale raramente colma il divario,
dato che l'esposizione al rischio si annida più a valle nella
catena di fornitura. I marittimi di grado più basso risultano
i meno capaci di rifiutare: solo il 20% dei ratings ha detto no,
contro il 29% degli ufficiali. Alcuni marittimi sono arrivati a
pagare oltre 10.000 dollari per un singolo impiego, e il 73%
riferisce un impatto diretto sulla salute mentale - stress
finanziario, depressione, ansia, disturbi del sonno - mentre l'80%
non denuncia mai l'accaduto, principalmente perché non sa a
chi rivolgersi o non crede che possa servire a qualcosa.
Un capitolo del rapporto è dedicato alla protezione
dell'equipaggio che, pur risultando l'area con la performance più
solida tra i partecipanti al CWSA (92% di conformità), si
confronta con dati di settore allarmanti. Nel 2025 l'abbandono dei
marittimi ha raggiunto livelli record: secondo i dati
dell'International Transport Workers' Federation (ITF), 6.223
marittimi sono stati abbandonati su 410 navi, con un aumento del
+31% rispetto al 2024 e il sesto anno consecutivo in cui il numero
di navi coinvolte in casi di abbandono ha stabilito un nuovo record.
I marittimi coinvolti vantavano collettivamente 25,8 milioni di
dollari di salari non pagati, e in 185 di questi casi le navi non
disponevano della garanzia finanziaria obbligatoria prevista dalla
MLC, proprio la protezione che questo capitolo del Codice chiede
alle aziende di rendere effettiva.
Il rapporto affronta anche
il tema della sicurezza, con i dati dell'International Maritime
Organization (IMO) che registrano un aumento del +17% degli episodi
di pirateria e rapina armata a livello globale nel 2025, mentre
nello Stretto di Hormuz e nel più ampio Medio Oriente sono
stati registrati 65 incidenti confermati e 17 vittime tra i
marittimi al mese di agosto di quest'anno, con attacchi in corso che
continuano ad interessare le navi in transito nel Mar Rosso e nel
Golfo di Oman. Il rapporto segnala inoltre un numero crescente di
comandanti ed equipaggi detenuti, indagati o perseguiti nonostante
abbiano agito in buona fede, e accoglie con favore il sostegno
espresso dal Comitato Giuridico dell'IMO, riunitosi lo scorso
aprile, per una più ampia attuazione delle linee guida
IMO/ILO del 2024 sul trattamento equo dei marittimi detenuti.
Il rapporto si chiude con un appello all'azione rivolto a
ciascun attore della catena del valore marittimo. Ad armatori e
operatori si chiede di costruire su quanto già dimostrato
dalle aziende leader, con particolare attenzione ai fondamentali
indicati dagli stessi marittimi: equipaggio adeguato e riposo;
impiego equo e prevedibile; meccanismi di reclamo affidabili;
connettività e supporto nei momenti di difficoltà. A
noleggiatori e proprietari del carico si chiede di utilizzare le
relazioni commerciali per premiare le buone pratiche occupazionali,
rendendo il welfare una parte significativa della due diligence e
delle decisioni di selezione delle navi. Ad assicuratori,
finanziatori e investitori si chiede di integrare informazioni
credibili sul welfare nei processi di due diligence e nelle
decisioni di investimento. Agli Stati di bandiera si chiede infine
di implementare un controllo più forte ed efficace,
verificando se gli standard minimi si traducano effettivamente in
condizioni sicure nella pratica quotidiana.
Il World Shipping Council (WSC), l'associazione internazionale
che rappresenta i principali armatori mondiali del settore dei
container, ha sollecitato gli Stati membri ...
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