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18 mai 2021 Le quotidien en ligne pour les opérateurs et les usagers du transport 03:34 GMT+2



CENTRO ITALIANO STUDI CONTAINERS ANNÉE XVII - Numéro 10/99 - OCTOBRE 1999

Industrie

Le speranze dei produttori di contenitori

Gli analisti specializzati in partecipazioni azionarie della Jangsu Securities recentemente si sono dedicati ad un giochetto. Gli analisti, infatti, hanno suddiviso le 868 società commerciali cinesi in 46 settori di attività e hanno poi classificato questi settori a seconda della resa media per azione. L'industria produttrice di contenitori si è rivelata il settore con le migliori prestazioni, data la resa per azione pari a 0,069 dollari, seguita dalle distillerie, dall'industria aeronautica e dall'abbigliamento.

Questa notizia potrebbe sembrare sorprendente alla maggior parte degli operatori attivi nel settore della costruzione di box. I prezzi dei contenitori franco fabbrica sono attestati al livello più basso degli ultimi 20 anni ed oltre. Inoltre, i produttori si trovano ora a dover fronteggiare una riduzione dei margini ancora peggiore dato che i prezzi di alcune materie prime e componenti cominciano a muoversi verso l'alto. E si sa che il 70% circa dei produttori cinesi di containers è in perdita.

Pertanto, come ha fatto il settore in questione a conseguire la suddetta condizione di stella di prima grandezza? La risposta sembrerebbe risiedere nella crescente divisione del settore tra una manciata di grossi fornitori dotati di molteplici fabbriche ed il resto, vale a dire piccoli produttori di nicchia, alcuni dei quali traggono dall'attività una discreta sopravvivenza, mentre tanti altri no. Senza dubbio, i grandi gruppi stanno diventando ancora più grandi. Le preferenze imprenditoriali della HPI (Hyundai Precision & Industry), della CIMC (China International Marine Containers), della Jindo e della Singamas non solo sono in grado di ingenerare economie di scala nella produzione di unità per carichi secchi, ma fanno sì che vengano sempre più utilizzate le loro capacità ad impianti multipli per costruire altri contenitori refrigerati e speciali, mettendosi così in condizione di far fronte a tutte le esigenze relative ai parchi-unità di una società di noleggio o di una compagnia di navigazione.

I prezzi sembrano alla fine essersi ripresi, dopo due o tre anni di discesa a spirale. Come dichiara Stanley Mok, della Winco Containers di Hong Kong, l'agente internazionale per la fabbrica Dongguan Winco Container situata nella provincia meridionale di Guangdong, 1.450 dollari USA rappresentano un prezzo ragionevole per una unità da 20 piedi per carichi secchi nel mercato corrente. La Dongguan Winco è un costruttore relativamente nuovo, avendo cominciato la produzione a maggio del 1998. La società, che è stata costituita dal governo regionale di Dongguan, è una dei produttori minori (al momento, circa 15.000 TEU all'anno) ma riesce a sopravvivere. Mok conferma che la maggior parte delle fabbriche in questo momento sono molto indaffarate "ma che i prezzi sono ancora molto bassi". Egli prevede che vi sarà un sostenuto aumento dei prezzi nel corso del terzo trimestre, forse dell'ordine del 5%. Altri operatori del settore non sono proprio così ottimisti, ma vi è la sensazione generale che i prezzi adesso si siano almeno stabilizzati e che alla produzione del trimestre conclusivo possano essere applicati prezzi più alti del 2-3%.

Nel proprio rapporto sui primi sei mesi dell'anno, la CIMC ha previsto in effetti che i prezzi possano impennarsi. Molti produttori pregano perché ciò avvenga davvero. Al momento attuale ci sono in Cina poco più di 40 produttori, ma si pensa che il 70% almeno si trovi in cattive condizioni finanziarie. Si dice che solamente il 25% stia producendo a pieno ritmo, malgrado le zattere di salvataggio dei finanziamenti e degli altri provvedimenti assistenziali da parte delle autorità centrali e locali. Il problema non è tanto il calo della domanda (sebbene essa abbia oscillato un po' negli ultimi mesi) bensì il massiccio eccesso di capacità. Le linee di navigazione e le società di noleggio si sono date da fare ad ordinare nuovi contenitori nel corso della maggior parte degli ultimi anni, nella (giusta) aspettativa che gli attuali prezzi bassi non potessero durare per sempre.

In altri settori industriali (e certamente in altri paesi) molte delle fabbriche che in Cina ora producono in perdita sarebbero ormai state chiuse. Peraltro, esistono altre e diverse considerazioni da fare in ordine all'economia della produzione cinese di containers. Molte di queste fabbriche sono state costituite da organismi governativi regionali e locali con il duplice scopo di creare posti di lavoro e di guadagnare valuta estera (i contenitori vengono sempre prezzati in dollari USA). Dato che il capitale assegnato a questi impianti è spesso fornito da banche locali, tenerne chiuse un mucchio potrebbe essere disastroso per il già traballante sistema bancario cinese. Così, a queste fabbriche viene consentito di sfornare in gran quantità forniture senza fine di contenitori per la maggior parte sotto ordinazione allo scopo di mantenere solvibili nel complesso le economie regionali anche nel caso che i produttori non riescano ad ottenere ciò singolarmente.

Si dice che la situazione sia ancora peggiore nella regione di Shanghai, dove il massiccio eccesso di capacità nella produzione sta costringendo alcune imprese a vendere le unità da 20 piedi per carichi secchi a soltanto 1.250-1.300 dollari USA. Le fabbriche situate nel nord del paese, dove non c'è una così alta concentrazione di fornitori, se la passano meglio dal punto di vista dei prezzi. E' tale la morsa dei produttori cinesi sul mercato mondiale (essi rappresentano più del 75% della produzione mondiale) che adesso essi costituiscono il punto di riferimento per gli altri produttori asiatici, la cui conseguenza è stata la standardizzazione del prezzo in circa 1.650 dollari USA per un'unità da 20 piedi per carichi secchi posizionata presso i porti asiatici di traffico primario al di fuori della Cina. Le ripercussioni per i produttori di questi altri paesi asiatici sono state abbastanza tragiche.

Secondo uno dei maggiori produttori, la Singamas, il calo della domanda di contenitori in Asia è continuato dalla seconda metà del 1998 alla prima metà del 1999. Gli squilibri di traffico hanno avuto quale conseguenza il fatto che i contenitori vuoti continuano ad accatastarsi nei porti statunitensi ed europei e che gli elevati costi di riposizionamento di questi box di ritorno in Asia ha altresì dissuaso le società di noleggio dall'effettuare ordinazioni relative a nuovi contenitori. Ma, a dispetto di questi problemi, il gruppo ha fatto in modo di incrementare la produzione complessiva sino a 41.593 TEU, vendendone 38.155, il che significa un aumento - rispettivamente - del 12,5% e del 7% rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno.

La società ha aggiunto che, peraltro, il prezzo di vendita per i contenitori per carichi secchi si è stabilizzato negli ultimi mesi e che essa è stata in grado di controbilanciare gli effetti degli aumenti dei prezzi delle materie prime mediante l'attento controllo della produttività e dei costi. Al fine di conseguire maggiori economie di scala, la produzione delle unità per carichi secchi e dei flatracks pieghevoli si è incrementata del 12,5% rispetto alla prima metà del 1998 sino a 40.222 TEU.

I risultati produttivi della società saranno resi ancora migliori in seguito all'accordo finalizzato a farla diventare operatore e gestore congiunto della infrastruttura Shun An Da (Shunde Shun An Da Container Manufacturing) di Shunde, in Cina. La fabbrica, che produce contenitori convenzionali per carichi secchi, così come unità speciali da 45 e 48 piedi, ha una capacità annua pari a 120.000 TEU, sebbene la produzione dello scorso anno sia stata di appena 46.000 TEU. Tra i principali clienti della fabbrica vi sono la Textainer, la Hapag-Lloyd, la Hamburg-Süd, la Capital Lease, la Gold Container, la UCS, la CAI, la Interpool e la Maersk.

"Questo accordo mette la Singamas in condizione di istituire una più ampia rete produttiva che si estende dalla parte centrale a quella meridionale della Repubblica Popolare della Cina e di capitalizzare la crescente domanda di contenitori, in particolar modo nella parte meridionale del paese" afferma Chang Yun Chun, presidente del gruppo.

Attualmente, la Singamas dispone di quattro infrastrutture produttive in Cina e di una a Surabaya, in Indonesia. Queste fabbriche hanno prodotto complessivamente 73.000 TEU nel 1998. L'aggiunta dell'impianto di Shunde rafforzerà la presenza della società nella Cina meridionale, specialmente nella regione di Guangdong. La fabbrica di Shunde ha due linee di produzione e possiede e gestisce un proprio terminal ed ormeggio dotati di avanzate infrastrutture per il carico. "Noi crediamo che le avanzate infrastrutture produttive di Shun An da, il personale qualificato ed esperto e la localizzazione strategica, unitamente alla già affermata base clientelare della società, migliorerà notevolmente la nostra competitività" aggiunge Chang. "A meno di circostanze imprevedibili, confidiamo di conseguire risultati migliori nella seconda metà dell'anno".

Come se la pressione dall'alto da parte degli acquirenti di containers non fosse già abbastanza, vi è anche la pressione esercitata (letteralmente) dal basso. I prezzi della pavimentazione dei contenitori, infatti, sono saliti alle stelle lo scorso anno, da circa 420 dollari USA a circa 700 dollari USA per metro cubo. Tale aumento è dovuto alla crescita a spirale dei prezzi del compensato indonesiano, cioè il legno più comunemente usato per la pavimentazione dei contenitori, che è stata indotta per lo più dalla crescente domanda dell'industria edilizia asiatica, che si trova nel mezzo di una sostenuta ripresa dopo 18 mesi di difficili momenti.

L'industria cinese ha tentato di ridurre la propria dipendenza dai materiali importati per la produzione di containers e ha fatto passi importanti nella ricerca di buona qualità, ad esempio di acciaio prodotto localmente. Ma il compensato da pavimentazioni, che rappresenta il 15% circa del costo totale di costruzione di un container, è ancora nelle mani dei fornitori d'oltremare, per lo più dall'Indonesia. Fonti industriali stimano che qualcosa come l'85% del materiale da pavimentazione utilizzato dai produttori cinesi di containers lo scorso anno provenisse dall'Indonesia.

La Camera di Commercio Cinese ha fatto pressioni sui produttori affinché cercassero fornitori alternativi, sia dal punto di vista geografico (cioè, alcuni paesi africani produttori di legno tropicale) sia per il tipo (bambù invece del compensato). La CIMC è un costruttore di contenitori che si è attivata alla ricerca di fornitori alternativi di pavimentazioni. Il 26 luglio scorso si è svolta una manifestazione presso l'impianto di Xinhui della CIMC allo scopo di comunicare pubblicamente la fondazione della Xinhui CIMC Container Floor Board Manufacture Co. Questa nuova società, che dispone di un capitale di 2,3 milioni di dollari USA, è un'associazione commerciale tra il gruppo CIMC, la Silverroad Investment di Hong Kong e la Xinhui Da'o Economic Development General Co.

La nuova associazione si giustifica nel contesto dell'intenzione della CIMC di attenuare la propria dipendenza dalla produzione di un gran numero di unità per carichi secchi. Nel mese di ottobre la proprietà della fabbrica di refrigerati di Qingdao è stata trasferita alla CIMC; la società che ne è risultata è stata denominata Qingdao CIMC Reefer Container Manufacturer Co Ltd. Essa dovrebbe cominciare la produzione una volta portate a termine le procedure di vendita ed una volta realizzata la fusione delle attività della nuova fabbrica con le attuali operazioni della CIMC. L'intenzione della CIMC è quella di diventare il più grosso produttore di refrigerati in Cina.

La nuova associazione commerciale è il risultato del trasferimento di tutte (fatta eccezione per una partecipazione del 16,2%) le quote dell'impianto appartenenti alla Hyundai Precision & Industry al gruppo holding della CIMC ed alla società affiliata di Hong Kong. La CIMC ora detiene il 75,2% della fabbrica, mentre il restante 8,6% è controllato dalla Commissione Amministrativa della Jiaozhou Economic & Technological Development Construction General Co. Lo scorso anno, la produzione della CIMC ha totalizzato 330.399 TEU, con un aumento del 16% rispetto al 1997. I volumi di vendita sono aumentati del 19% sino a 335.552 TEU. Nella prima metà di quest'anno, la società ha venduto 165.433 TEU di unità per carichi secchi, rispetto ad una produzione complessiva di 168.648 TEU. I profitti sono aumentati marginalmente, malgrado il calo del fatturato.
(da: Container Management, settembre 1999)

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