 La Northern Sea Route, la rotta marittima artica tra lo Stretto
di Bering e Capo Nord, non può essere considerata una valida
alternativa sotto il profilo economico alla rotta che collega l'Asia
con l'Europa attraverso il canale di Suez, nonostante la rotta NSR
sia più corta e capace in teoria di far risparmiare
carburante e tempo di navigazione. Lo sostengono i due ricercatori
Haemi Shin e Sungkuk Kim della sudcoreana Mokpo National Maritime
University nel loro studio dal titolo “Probabilistic threshold
conditions for Northern Sea Route cost competitiveness: a
scenario-based comparison with the Suez Canal Route”
pubblicato sulla rivista “Future Transportation”.
Lo studio valuta la competitività in termini di costi
delle due rotte marittime per un viaggio rappresentativo
Asia-Europa, utilizzando la rotta Shanghai-Rotterdam come caso di
riferimento, e costruisce un modello statistico basato su
simulazioni Monte Carlo per stimare la probabilità che un
viaggio lungo la NSR risulti effettivamente più economico
rispetto al passaggio attraverso Suez. Vengono tenute in conto le
numerose variabili di costo che intervengono in un viaggio
marittimo: prezzo del combustibile, extra-consumo dovuto alla
resistenza del ghiaccio, tariffe per l'assistenza dei rompighiaccio,
costi assicurativi, ritardi operativi e rischi geopolitici.
A differenza di analisi precedenti, che tendevano a trattare il canale
di Suez come un'opzione “stabile” e a concentrare tutta
l'incertezza sulla rotta artica, i ricercatori hanno scelto di
modellare come variabili aleatorie anche i costi assicurativi della
rotta per Suez, oggi fortemente condizionati dalla crisi del Mar
Rosso e dagli attacchi degli Houthi alle navi.
Il modello analizza cinque scenari distinti, e in nessuno di questi la Northern
Sea Route riesce a superare la soglia psicologica del 50% di
probabilità di essere più conveniente. In particolare,
il primo è basato su uno scenario precedente la crisi nella
regione del Mar Rosso e indica la probabilità di convenienza
della NSR appena all'1%. Il secondo corrisponde allo scenario estivo
attuale rispetto al quale la probabilità sale al 16,6%,
grazie soprattutto all'aumento dei premi assicurativi legati al
rischio bellico nell'area di Suez. Il terzo scenario è quello
invernale, nel quale la probabilità di convenienza di
utilizzo della rotta artica crolla all'1,4%, la percentuale più
bassa, a causa delle maggiori tariffe per l'impiego dei
rompighiaccio necessari quali ausilio per la navigazione sulla
rotta, dei premi assicurativi artici più elevati e dei
maggiori consumi di fuel dovuti al ghiaccio. Viene poi proposto uno
scenario caratterizzato dalla distensione delle crisi geopolitiche,
nel quale la rotta NSR raggiunge il suo massimo nel modello, il
23,5%, ma resta comunque ben lontana dalla parità rispetto
alla rotta attraverso Suez. Infine, in uno scenario caratterizzato
da un peggioramento delle crisi geopolitiche la probabilità
per la NSR scende al 12,3%.
Lo studio evidenzia che, in particolare, è significativo
il divario tra lo scenario estivo “favorevole” e quello
invernale, a rimarcare che la stagionalità è il
fattore che pesa maggiormente sulla competitività della rotta
artica, molto più della situazione geopolitica.
Il paradosso al centro dello studio è che la rotta NSR,
pur essendo più breve di circa il 18% rispetto a Suez, 8.600
miglia nautiche contro 10.500, genera effettivamente un risparmio di
carburante di circa il 7% nello scenario base. Questo vantaggio,
però, viene interamente riassorbito e vanificato dai costi
aggiuntivi specifici della rotta artica: tariffe per l'assistenza
dei rompighiaccio (in media 450.000 dollari a viaggio), premi
assicurativi supplementari per la navigazione artica (circa 400.000
dollari), rischio geopolitico stimato in 150.000 dollari e costi dei
ritardi per altri 60.000 dollari. Nel complesso, questi elementi
aggiungono circa 1,06 milioni di dollari al costo del viaggio
artico, un onere che il solo risparmio relativo al fuel non riesce a
compensare. Quanto alla rotta attraverso Suez, il pedaggio del
canale (stimato in 300.000 dollari) e il premio assicurativo per il
rischio bellico legato alla crisi del Mar Rosso (350.000 dollari)
rappresentano le voci di costo aggiuntive rispetto allo scenario
pre-crisi, ma restano comunque inferiori al totale dei maggiori
costi aggiuntivi della rotta artica.
L'analisi condotta dai ricercatori sudcoreani individua le
tariffe dei rompighiaccio e i premi assicurativi artici come le
variabili più di peso per la rotta artica e rileva che la
diminuzione delle tariffe dei rompighiaccio da 450.000 a 250.000
dollari potrebbe far salire la probabilità di convenienza
della NSR fino al 31,4%. Ma è il rischio bellico sulla rotta
di Suez a produrre l'effetto complessivo più marcato: se il
relativo premio assicurativo salisse da zero a 700.000 dollari, la
probabilità di convenienza della rotta artica potrebbe
arrivare fino al 44,9% , soglia elevata ma comunque sotto quella del
50% che potrebbe far optare indifferentemente per una rotta o
l'altra. Sorprendentemente, invece, il prezzo del carburante ha un
impatto limitato: la sua variazione sposta la probabilità di
appena cinque punti percentuali, perché il vantaggio della
distanza più breve e gli svantaggi dovuti al ghiaccio tendono
ad annullarsi a vicenda.
Uno dei risultati più interessanti dello studio riguarda
l'analisi delle soglie: nessuna variabile, presa singolarmente e
mantenuta entro un intervallo realistico, è sufficiente a
portare la probabilità di convenienza della NSR al 50%. Il
premio assicurativo per il rischio bellico su Suez dovrebbe più
che raddoppiare salendo da 350.000 a circa 765.000 dollari; le
tariffe dei rompighiaccio dovrebbero scendere dell'86%; il premio
assicurativo artico dovrebbe praticamente azzerarsi. Nessuno di
questi scenari appare plausibile nel breve periodo.
Gli autori hanno però dimostrato che una combinazione di due
riduzioni più modeste potrebbe bastare per portare la
convenienza della NSR prossima al 50%: ad esempio, abbassando
contemporaneamente la tariffa dei rompighiaccio a circa 300.000
dollari (-33% rispetto al livello base) e il premio assicurativo
artico a circa 150.000 dollari (-62,5%), la probabilità di
convenienza della rotta artica si avvicina al 50%. Se ne desume che
la competitività della NSR dipenderà più da un
miglioramento coordinato su più fronti - tariffe, mercato
assicurativo, condizioni istituzionali - che da un singolo
intervento isolato.
Lo studio conferma, poi, che l'aumento del rischio bellico nella
regione del Mar Rosso ha effettivamente migliorato, in termini
relativi, l'attrattiva della rotta artica, con la probabilità
di convenienza della NSR che è passata dall'1% del periodo
pre-crisi al 16,6% dello scenario attuale. Ma anche nella versione
più estrema della crisi analizzata dai ricercatori, la NSR
non riesce comunque a diventare l'opzione più conveniente
nella maggioranza dei casi. Se il conflitto nel Mar Rosso dovesse
risolversi e i premi assicurativi tornare a livelli pre-crisi,
l'attuale margine di convenienza relativo della rotta artica si
ridurrebbe ulteriormente. Pertanto, la crisi del Mar Rosso va letta
come un vantaggio temporaneo per la NSR, non come una svolta
strutturale nella competitività tra le due rotte marittime.
Lo studio suggerisce che gli sforzi dei decisori politici per
rendere la rotta artica più competitiva dovrebbero
concentrarsi su leve più direttamente controllabili, come
trasparenza tariffaria, affidabilità delle infrastrutture
artiche, sviluppo del mercato assicurativo specializzato e stabilità
istituzionale, più che sperare in oscillazioni favorevoli del
prezzo del fuel o della situazione geopolitica, entrambe
difficilmente governabili con politiche di settore.
Nelle conclusioni, gli autori dello studio sottolineano diversi
limiti del loro lavoro, in quanto il modello si concentra su una
sola coppia di porti (Shanghai e Rotterdam) e su una nave
portacontainer di tipo Panamax, per cui i risultati non sono
automaticamente estendibili ad altre rotte o tipologie di navi.
Inoltre, diversi parametri, come il premio assicurativo artico, i
costi di ritardo e il rischio geopolitico, sono stime calibrate
sulla base della letteratura scientifica disponibile piuttosto che
su dati di mercato osservati direttamente, poiché i dati
reali sui costi di viaggio lungo la NSR restano in gran parte non
pubblici, anche perché il trasporto dei container su questa
rotta si trova ancora in una fase pre-commerciale. Infine, il
modello Monte Carlo presuppone l'indipendenza tra gli input
stocastici, sebbene in pratica diversi fattori di costo sul lato
della rotta artica possano essere correlati positivamente.
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