 La crisi dello Stretto di Hormuz sta avendo un notevole impatto
sui risultati finanziari e operativi del gruppo terminalista DP
World di Dubai. Il conflitto in corso nella regione dallo scorso 28
febbraio, che ha comportato una drastica riduzione del traffico
navale nello Stretto, ha di fatto bloccato l'attività del
porto di Jebel Ali che è gestito dall'azienda di Dubai.
Nel secondo trimestre del 2026 il network di terminal portuali
del gruppo ha movimentato un traffico dei container pari
complessivamente a 20,5 milioni di teu, con un calo del -11,2% sullo
stesso periodo del 2025. La riduzione è stata determinata dal
crollo del -36,3% dei volumi movimentati nella regione del Medio
Oriente, Europa ed Africa che sono scesi a quasi 5,5 milioni di teu
a seguito della marcata flessione del traffico a Jebel Ali che è
passato dai 3,8 milioni di teu del secondo trimestre del 2025 ai
soli 374mila movimentati nel secondo trimestre di quest'anno, con un
calo anno su anno del -90,1% che segue quello del -30,5% segnato nel
primo trimestre del 2026. Nel trimestre aprile-giugno di quest'anno,
invece, il traffico nella regione delle Americhe e dell'Australia è
aumentato del +4,0% salendo ad oltre 3,6 milioni di teu e in
crescita è risultato anche il traffico nella regione
dell'Asia e del Pacifico che è stato pari a 11,5 milioni di
teu (+3,4%).
Anche le performance finanziare hanno accusato l'impatto della
crisi. DP World ha archiviato il primo semestre del 2026 con ricavi
pari a 12,7 miliardi di dollari, con un rialzo del +13,1% sulla
prima metà dello scorso anno, di cui 4,5 miliardi generati
dalle attività portuali (+4,0%), 5,8 miliardi dalle attività
logistiche (+24,2%) e 2,3 miliardi dai servizi marittimi (+7,2%).
Assai più accentuato è stato l'aumento dei costi
operativi attestatisi ad oltre 9,1 miliardi di dollari (+18,6%),
crescita che è attribuibile in gran parte all'effetto del
conflitto essendo il margine operativo lordo registrato nella
regione del Medio Oriente, Europa ed Africa sceso del -12,3% a meno
di 2,1 miliardi di dollari (a fronte di un aumento del +7,9% dei
ricavi regionali).
Il margine operativo lordo di gruppo è ammontato a 2,9
miliardi (-5,6%), con un apporto di 344 milioni dalla regione
dell'Asia-Pacifico (-18,5%) e di 768 milioni da quella delle
Americhe-Australia (+25,9%). L'utile operativo è stato di 1,6
miliardi (-16,5%) e l'utile netto di 585 milioni di dollari
(-39,1%).
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