 Un rapporto sulla competitività dei porti nazionali del
Comitato di valutazione e controllo delle politiche pubbliche
dell'Assemblea nazionale francese evidenzia che il sistema portuale
statale continua a perdere terreno rispetto ai concorrenti europei,
tanto che ad oggi - precisa il documento - esiste «un enorme
divario tra i volumi movimentati dalle piattaforme portuali francesi
e quelli che transitano attraverso i porti concorrenti». Il
rapporto specifica che «il declino competitivo dell'ecosistema
portuale francese sembra derivi da una serie di cause strutturali di
varia natura: da un lato, una fluidità limitata dovuta ad un
hinterland insufficientemente collegato e a uno sviluppo
insufficiente del trasferimento modale; dall'altro, un'affidabilità
tutt'altro che soddisfacente a causa dell'“effetto memoria”
dei conflitti sociali passati sulla reputazione dei porti francesi e
di un complesso apparato normativo, caratterizzato dalla lunghezza e
dalla complessità delle procedure amministrative, in
particolare nei settori della pianificazione urbanistica, del
patrimonio pubblico e dell'ambiente, nonché dalle incertezze
relative al rinnovo delle concessioni per gli operatori. Quindi -
osserva il rapporto - è probabile che tali limitazioni
portino ad un calo di attrattività e a una deviazione del
traffico duratura, a volte irreversibile, verso porti concorrenti,
che attualmente mantengono un vantaggio considerevole».
I dati su cui si fonda questa desolante conclusione sono
elencati nel rapporto, che spiega come tra il 2005 e il 2025, mentre
il traffico complessivo nei quattro principali porti francesi
diminuiva del -16,2%, nello stesso periodo nessun grande porto
europeo concorrente aveva registrato una crescita negativa, con
Rotterdam che era cresciuto del +23,9%, Anversa-Bruges del +52,9%,
Algeciras del +47,6%, Valencia del +84,3% e il Pireo addirittura del
+133,7%. Nel 2025 il traffico complessivo di Rotterdam e
Anversa-Bruges rappresentava rispettivamente 1,8 e 1,1 volte il
volume globale movimentato in Francia dal sistema portuale Haropa e
dai porti di Marsiglia, Dunkerque e Nantes-Saint-Nazaire.
Il quadro - specifica il rapporto - è ancora più
netto relativamente al solo segmento dei container: nel 2025 il
sistema portuale Haropa, con un traffico nell'anno di 3,2 milioni di
teu, occupava solo il decimo posto in Europa, lontanissimo dai 13,6
milioni di teu di Anversa-Bruges. La quota dei porti francesi nel
traffico totale europeo è scesa dal 18% del 1990 al 12,3% del
2024 e, nel solo segmento dei container, dal 12% al 7,1%. A livello
di Northern Range, Haropa e Dunkerque assieme rappresentano appena
l'11% del traffico complessivo e il 7,8% di quello containerizzato,
contro il 30% di Rotterdam. Il rapporto precisa che relativamente
alla portualità francese, tuttavia, il quadro non è
tutto negativo, con il sistema Haropa che, in realtà, tra il
2021 e il 2025 ha incrementato la propria quota nell'ambito del
sistema portuale del Northern Range che è salita dall'8,0%
all'8,8%, mentre Rotterdam e Amburgo arretravano leggermente. Un
segnale di dinamismo che i relatori del rapporto sottolineano come
eccezione incoraggiante in un quadro altrimenti negativo.
Per invertire la rotta, i relatori propongono un pacchetto di 40
raccomandazioni organizzate in sei assi strategici, a partire dalla
riorganizzazione del network portuale per sistemi portuali,
strutturando la strategia nazionale attorno a tre assi logistici
integrati (Senna, Nord, Mediterraneo-Rodano-Saona) ed eventualmente
fondendo gli enti portuali di Bordeaux, La Rochelle e
Nantes-Saint-Nazaire in un unico ente atlantico. Si propone poi di
rinnovare la governance con una legge di programmazione pluriennale
degli investimenti, con il pieno reinvestimento delle entrate
generate dall'EU ETS marittimo nella decarbonizzazione dei porti, e
con un allungamento da cinque a 10 anni della durata dei progetti
strategici e dei mandati dei direttori generali degli enti Grand
Port Maritime. Si raccomanda, inoltre, di rendere più
affidabile e fluido il quadro operativo, autorizzando piani di
continuità dell'attività in caso di scioperi,
semplificando le autorizzazioni di occupazione demaniale e mettendo
in sicurezza il finanziamento degli scanner doganali.
Il quarto asse strategico proposto prevede il rafforzamento dei
collegamenti ferroviari e fluviali con l'entroterra, con l'obiettivo
dichiarato di raddoppiare in dieci anni la quota modale di questi
trasporti. Il quinto propone di accelerare le transizioni digitale
ed energetica tramite un sistema informativo portuario unificato
(Port Community System) e il sostegno alle infrastrutture di
elettrificazione delle banchine (cold ironing). Infine, si propone
di sostenere gli investimenti industriali, con la collocazione di
siti industriali “chiavi in mano” nelle zone portuali
per attrarre traffici.
L'Association des Utilisateurs de Transport de Fret (AUTF), la
principale associazione francese dei caricatori, ha accolto con
favore il rapporto, ritrovandovi gran parte della propria analisi,
anche se ha denunciato che continua ad essere evidente che alcune
annose richieste dei caricatori rimangono, almeno per ora, senza
risposta. A tal proposito, l'associazione ha ricordato che, di
fronte a dibattiti spesso incentrati su infrastrutture,
movimentazione delle merci o trasporto marittimo, l'AUTF ha proposto
un approccio diverso: quello della difesa degli interessi delle
merci e degli utenti finali. L'AUTF ha sottolineato che le
prestazioni di un porto non si limitano infatti alle sue
infrastrutture, ma si estendono alla sua capacità di offrire
un traffico affidabile, senza intoppi, prevedibile e competitivo
alle aziende che dipendono dal porto.
L'AUTF, che era stata ascoltata dai relatori che hanno redatto
il rapporto, ha specificato di aver presentato diverse richieste:
dal rafforzamento dei collegamenti ferroviari e fluviali, in modo
che l'attrattività di un porto non si limiti più alla
banchina ma apporti benefici concreti alle regioni economiche
circostanti, alla creazione di indicatori di performance realmente
utili per gli utenti, incluso un indicatore di saturazione dei
terminal per misurare concretamente l'impatto della congestione e
dei blocchi sulle catene di approvvigionamento delle aziende. Tra le
richieste, anche l'accelerazione della digitalizzazione, con sistemi
informativi interoperabili tra compagnie di navigazione, terminal,
dogane, vettori e porti, per il tracciamento in tempo reale delle
merci, a vantaggio degli spedizionieri, e il riconoscimento e la
condivisione del costo economico dei malfunzionamenti portuali
(congestione, eventi meteorologici, disordini sociali) che si
traducono direttamente in costi di parcheggio, sosta e sovrattasse
per le imprese.
Quest'ultima richiesta, in particolare, costituisce la
principale area di interesse dell'AUTF che l'associazione ha
evidenziato essere una questione fondamentale che rimane senza una
soluzione operativa. Da diversi anni, infatti, l'AUTF sostiene il
principio secondo cui i costi generati da congestione, blocchi o
scioperi non dovrebbero più essere sostenuti principalmente
dalle merci e dagli spedizionieri, ma dovrebbero essere ripartiti
equamente tra tutti gli anelli della catena marittima e portuale.
L'associazione ha lamentato che il rapporto parlamentare, invece,
pur riconoscendo l'esistenza di questi costi e il loro impatto sulla
competitività, non formula in proposito nessuna
raccomandazione che preveda né la sospensione automatica di
tali oneri in caso di blocco né la loro ripartizione
obbligatoria tra i vari soggetti interessati.
L'AUFT ha sottolineato inoltre che, analogamente, il rapporto
non affronta esplicitamente l'implementazione di un indicatore
ufficiale di congestione o saturazione portuale in grado di attivare
meccanismi correttivi, nonostante il principio generale di
rafforzare gli indicatori sia incluso nelle raccomandazioni del
rapporto.
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