
Tra i favorevoli e i contrari all'inclusione di cantieri
extra-UE nella lista degli impianti di riciclaggio navale
autorizzati dall'Unione Europea, che in questi giorni hanno visto
sostenere e opporsi a questa proposta avanzata dalla Commissione
Europea le principali associazioni armatoriali internazionali e le
associazioni ONG Shipbreaking Platform e Transport & Environment (T&E)
(
del
31
agosto e
2
settembre 2026), i rappresentanti dei sindacati del settore
cantieristica e della demolizione navale che aderiscono alla
federazione sindacale internazionale IndustriALL Global Union si
sono schierati con le seconde.
Riunitisi ieri ad Helsinki, i delegati delle organizzazioni
sindacali che si occupano anche del settore della costruzione e
demolizione navale hanno ammesso che diversi stabilimenti di
demolizione navale extra-UE, tra cui alcuni indiani grazie anche
alle pressioni del sindacato Alang Sosiya Ship Recycling and General
Workers' Association (ASSRGWA), hanno fatto significativi passi
avanti per assicurare la sostenibilità e sicurezza delle
attività di smantellamento delle navi. Ma hanno nel contempo
evidenziato che questi progressi nascondono le condizioni disastrose
dei lavoratori a valle della filiera, per lo più donne, che
raccolgono, selezionano e riciclano le materie prime risultanti
dalla demolizione delle navi. In India, ad esempio, le donne
rappresentano meno dell'uno per cento dei lavoratori addetti alla
demolizione navale, ma costituiscono la stragrande maggioranza degli
addetti a valle di questa filiera. Il sindacato indiano Self
Employed Women's Association (SEWA), che organizza queste donne ed è
affiliato ad IndustriALL, ha sollecitato l'inclusione dei lavoratori
a valle dell'intero processo del riciclaggio navale nelle norme per
il settore in quanto, attualmente, lo Recycling of Ships Act del
2019, la legge indiana che regola il settore della demolizione
navale, stabilisce standard e meccanismi da applicarsi
esclusivamente nell'ambito delle fasi dello smantellamento delle
navi che si svolgono all'interno dei cantieri, mentre non contiene
alcuna disposizione per le attività di demolizione e
riciclaggio delle navi intraprese al di fuori dei cantieri
demolizione navale.
Nel corso dell'incontro di ieri Rashim Bedi della SEWA ha
presentato una relazione sulle condizioni di lavoro a valle della
filiera, contribuendo a creare un consenso sull'inclusione delle
operazioni a valle nelle discussioni più ampie sulla
sicurezza e sugli standard del settore della demolizione navale.
Inoltre, è stata sottolineata la particolare gravità
del problema della sicurezza in Bangladesh, dove il 14 agosto nove
lavoratori sono morti per esposizione a gas tossici in un cantiere
di demolizione navale di Chattogram, nonostante il cantiere
possedesse le certificazioni conformi alla Convenzione di Hong Kong,
il trattato dell'International Maritime Organization volto a
garantire che il riciclaggio delle navi sia sicuro e rispettoso
dell'ambiente che è stato ratificato dal Bangladesh.