 Cresce il pessimismo per l'esito della terza asta per la vendita
in blocco dell'intero pacchetto di beni mobili e immobili funzionali
all'attività cantieristica dello stabilimento navalmeccanico
romeno Santierul Naval Mangalia, che è programmata per il
prossimo 28 agosto, dato che giungerà ad appena un mese da
una seconda asta andata deserta e a due mesi da una prima asta
conclusasi anch'essa senza la presentazione di offerte nonostante la
cordata Rheinmetall - Mediterranean Shipping Company abbia
manifestato interesse per l'acquisizione del cantiere navale.
Il comunicato ufficiale di Rheinmetall circa il proprio
interesse e quello del gruppo armatoriale elvetico MSC per Santierul
Naval Mangalia, diffuso ad una settimana dalla dichiarazione di
fallimento del cantiere emessa lo scorso 28 aprile dal Tribunale di
Costanza, aveva acceso le speranze di una prosecuzione dell'attività
dello stabilimento romeno in quanto l'azienda tedesca aveva
prospettato «la possibilità di effettuare ingenti
investimenti nel sito e di trasformare il cantiere navale in un polo
a duplice uso per la costruzione navale sia militare che civile».
Speranze che erano alimentate anche dal legame finanziario che
l'azienda di Düsseldorf ha con il governo di Bucarest. Il
Ministero della Difesa romeno, infatti, ha firmato con NVL B.V. &
Co. KG, che costituisce la divisione di sistemi navali della
Rheinmetall, un contratto da 920 milioni di euro, finanziato
attraverso il programma europeo SAFE, per la costruzione di quattro
navi militari di pattugliamento. Nonostante questo legame, tuttavia,
Rheinmetall non si è presentata né alla prima né
alla seconda asta, alimentando dubbi sulle reali intenzioni del
gruppo. In più, in una conference call sui risultati
trimestrali del gruppo i dirigenti Rheinmetall hanno dichiarato che
il cantiere «è troppo grande» e che il gruppo
tedesco non è interessato a rilevarlo per intero.
Lo stesso ministro romeno della Difesa, Radu-Dinel Miruta, ha
ipotizzato che l'azienda tedesca punti piuttosto ad acquisire gli
asset al valore di liquidazione, più basso, anziché al
prezzo di mercato fissato dai creditori. Il divario fra le due
cifre, infatti, è ampio: il prezzo di vendita per sei tornate
d'asta consecutive approvato dai creditori, tra i quali il
principale è il gruppo olandese Damen Shipyards, è di
184 milioni di euro, prima di scendere eventualmente verso un valore
di liquidazione che è stimato attorno a 84 milioni di euro.
La terza asta del 28 agosto è attesa quale nuovo test: se
anche questa dovesse concludersi senza offerte, i creditori dovranno
decidere se proseguire fino alla sesta tornata al prezzo pieno o
accelerare verso una svalutazione degli asset.
Sul tavolo resta anche l'ipotesi, discussa dal governo di
Bucarest, di un intervento diretto dello Stato attraverso
un'espropriazione del sito per garantirne la continuità come
infrastruttura strategica. Sul piano politico-strategico, la
pressione per una soluzione resta alta: il calendario del programma
SAFE (consegne dal 2028, completamento 2030) è difficilmente
compatibile con ulteriori mesi di stallo, e il governo romeno si
trova a dover conciliare le regole della procedura fallimentare con
l'urgenza di mantenere una capacità cantieristica militare
sul Mar Nero. Sul piano sociale, oltre mille lavoratori restano
senza occupazione, con pagamenti arretrati ancora in corso di
regolarizzazione da parte del Ministero del Lavoro, in un
territorio, quello di Costanza, fortemente dipendente dall'indotto
navale.
Secondo gli osservatori economici romeni, lo scenario più
probabile è che l'esito dipenderà in larga misura
dalla volontà politica di Bucarest di forzare una soluzione,
tramite un accordo diretto con Rheinmetall-MSC a condizioni più
favorevoli per l'acquirente, oppure tramite un intervento statale
più marcato, piuttosto che dal meccanismo dell'asta
competitiva in sé, che finora non ha attratto alcun offerente
al prezzo richiesto.
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