
PortXchange, la società olandese nata come spin-off
promosso dall'Autorità Portuale di Rotterdam che sviluppa
soluzioni digitali per l'ottimizzazione e la decarbonizzazione delle
operazioni marittimo-portuali, ritiene che la revisione del sistema
di scambio di quote di emissioni ETS dell'UE, che è stata
proposta nei giorni scorsi dalla Commissione Europea
(
del
17
luglio 2026), limitandosi a finanziare solo i carburanti
alternativi per lo shipping trascuri un elemento essenziale per la
transizione green del settore marittimo, ovvero i porti.
Riferendosi alla proposta della Commissione che, con
l'istituzione del meccanismo SMAP (Sustainable Maritime Alternative
Propulsion), prevede di destinare una quota delle risorse generate
dalle aste dell'ETS direttamente alle compagnie di navigazione al
fine di supportarle nel coprire il differenziale di costo tra i
carburanti fossili tradizionali e i carburanti marittimi sostenibili
e nel dotarsi di tecnologie e navi pulite, l'amministratore delegato
e co-fondatore di PortXchange, Sjoerd de Jager, ha rilevato che se
«destinare i ricavi del trasporto marittimo alla
decarbonizzazione è senza dubbio la direzione giusta»,
tuttavia «i porti non possono essere considerati semplici
spettatori in questa transizione. Sono uno dei pochi luoghi - ha
spiegato de Jager - in cui le emissioni dell'attuale flotta possono
essere analizzate, influenzate e ridotte immediatamente». «Ha
poco senso incassare miliardi dalle emissioni del trasporto
marittimo - ha aggiunto - escludendo nel contempo misure che possono
ridurle ora. I combustibili sostenibili sono essenziali, ma
rimangono costosi, scarsi e incerti. L'Europa non dovrebbe
finanziare solo il futuro ignorando gli sprechi operativi che si
verificano quotidianamente nei porti e nelle aree circostanti».
Per PortXchange, infatti, le emissioni del trasporto marittimo
possono essere ridotte già oggi attraverso una migliore
pianificazione dei viaggi, il coordinamento degli scali portuali e
la condivisione delle informazioni, diminuendo così i tempi
di attesa delle navi, i non necessari aumenti della velocità
di navigazione e le emissioni legate alla congestione. «La
maggior parte delle emissioni delle navi - ha osservato de Jager -
si verifica durante la navigazione. Ma alcune delle opportunità
più immediate per ridurre le emissioni si trovano nelle fasi
finali di uno scalo in un porto. Quando le navi dispongono di
informazioni affidabili sulla disponibilità degli ormeggi e
delle operazioni nei porti, possono regolare la velocità,
ridurre il consumo di carburante ed evitare attese inutili
all'ancoraggio. Sappiamo già come farlo».
Inoltre, de Jager ha rilevato che, se «spesso si parla di
carburanti del futuro come se la decarbonizzazione iniziasse con
l'arrivo della prossima generazione di navi», «la realtà
è che molte delle navi attualmente in servizio continueranno
a navigare fino al 2040 ed oltre. Non possiamo permetterci - ha
sottolineato - di ignorare le opportunità di riduzione delle
emissioni della flotta che già possediamo».
Per PortXchange è necessaria anche una maggiore
uniformità nella rendicontazione delle emissioni, che è
ritenuta essenziale affinché i progetti finanziati dall'ETS
possano compiere progressi significativi. «Non possiamo
parlare seriamente di parità di condizioni - ha spiegato de
Jager - se ogni porto utilizza parametri di misurazione leggermente
diversi. La metodologia non deve essere perfetta fin dal primo
giorno, ma deve essere sufficientemente coerente da permettere a
porti, autorità di regolamentazione e clienti di comprendere
se le emissioni stanno effettivamente diminuendo».