 «La legge 84/94 è stata una norma positiva, capace
trent'anni fa di avviare un vero cambio di paradigma che ha
contribuito a sostenere la modernizzazione e
l'internazionalizzazione dell'economia italiana. Oggi una sua
attualizzazione, orientata da una visione strategica unitaria del
sistema portuale, è certamente utile, ma questo processo non
deve in alcun modo sconvolgerne i capisaldi, mantenendo fondamentale
il ruolo delle Autorità di Sistema Portuale». Lo ha
affermato il vicepresidente di Assologiatica, Agostino Gallozzi,
intervenuto ieri in audizione alla IX Commissione Trasporti della
Camera sul disegno di legge di riordino della legge portuale.
Precisando che Assologistica condivide l'obiettivo di
coordinare, in una visione nazionale di sistema, le attività
di analisi, pianificazione, progettazione e realizzazione delle
infrastrutture portuali, Gallozzi ha rilevato che il disegno di
legge prevede che tale funzione strategica venga delegata ad un
nuovo soggetto giuridico a capitale pubblico, la Porti d'Italia Spa.
Su questo punto, tuttavia - ha specificato il vicepresidente di
Assologistica - permangono diffuse perplessità da parte del
cluster marittimo-portuale. Gallozzi ha evidenziato che l'attuale
impianto normativo contiene già strumenti che, se
adeguatamente sviluppati e rafforzati, possono rispondere a questa
esigenza di indirizzo strategico.
Per Assologistica - ha proseguito - la riforma deve evitare la
stratificazione di nuovi organismi decisori, che rischierebbe di
creare incertezza, allungare i procedimenti e appesantire
l'amministrazione, producendo un risultato opposto alla
semplificazione richiesta dal settore e dal mondo imprenditoriale.
Nel suo intervento, il vicepresidente di Assologistica ha
sottoposto alla Commissione tre ulteriori considerazioni: mantenere
centrale il ruolo delle Autorità di Sistema Portuale;
restituire una funzione decisionale alle rappresentanze economiche
del cluster marittimo e portuale; superare una classificazione degli
scali fondata esclusivamente sulla mappatura formale europea TEN-T.
In particolare, secondo Assologistica, la riforma deve restituire
centralità decisionale alle rappresentanze economiche,
prevedendo sedi chiare e continuative di confronto con le
associazioni e con gli organismi che rappresentano operatori e
utenti dei porti. Il contributo di tutti gli attori del sistema deve
essere parte integrante di una programmazione orientata alla
competitività del sistema economico del Paese. In questa
prospettiva, Assologistica ritiene auspicabile il ripristino,
all'interno delle AdSP, dei Comitati portuali previsti dalla
originaria legge 84/94, archiviando l'inefficace esperienza degli
Organismi di partenariato.
Inoltre, l'associazione non condivide una classificazione dei
porti italiani basata unicamente sulla loro collocazione formale
all'interno della rete europea TEN-T, con gli scali che invece
dovrebbero essere valutati per il loro impatto concreto
sull'economia reale dei territori, misurando i volumi movimentati,
la presenza di operatori qualificati, l'indice di connettività,
l'integrazione e la prossimità con i distretti produttivi.
Per Assologistica, limitarsi alla qualifica di “porto centrale
TEN-T” rischia di creare ingiuste asimmetrie e una distorsione
dei principi di corretta concorrenza tra soggetti imprenditoriali,
che devono poter offrire le condizioni di accesso al mercato più
competitive.
Gallozzi ha infine ribadito che il ruolo delle Autorità
di Sistema Portuale deve restare centrale e che le loro prerogative
vanno salvaguardate, in quanto le AdSP rappresentano un punto di
riferimento insostituibile per la gestione funzionale degli scali a
supporto dei sistemi economici locali e per sostenere ulteriormente
la crescita del Made in Italy nel mondo.
Oggi è stato il turno dell'audizione in Commissione
dell'Associazione dei Porti Italiani che, evidenziando come la
riforma della governance portuale rappresenti un'occasione per
modernizzare il sistema italiano, ha precisato che, tuttavia, serve
maggiore chiarezza nelle competenze, criteri oggettivi per gli
investimenti strategici e garanzie affinché le Autorità
di Sistema Portuale non vengano private delle risorse necessarie al
loro funzionamento.
Nella memoria presentata alla IX Commissione della Camera,
Assoporti mette le mani avanti specificando che con il documento
presentato «non intende esprimere valutazioni
sull'impostazione generale della riforma, sulle scelte di politica
istituzionale che ne costituiscono il fondamento né sugli
obiettivi perseguiti dal legislatore», ma rappresenta
esclusivamente un contributo tecnico maturato attraverso
l'esperienza quotidiana delle Autorità di Sistema Portuale.
Secondo Assoporti, la riforma delle norme sui porti dovrebbe
puntare innanzitutto ad una netta semplificazione amministrativa,
accompagnata da una chiara ripartizione delle competenze tra i
diversi soggetti istituzionali coinvolti. Una governance più
snella, sostiene l'associazione, consentirebbe di accelerare le
procedure autorizzative, ridurre i tempi decisionali e garantire
agli operatori condizioni di maggiore competitività rispetto
ai principali concorrenti europei.
Tra gli aspetti che suscitano le maggiori perplessità di
Assoporti figura, come per la gran parte degli altri soggetti sinora
auditi dalla Commissione, la prevista istituzione della società
Porti d'Italia Spa. Assoporti ritiene che la società debba
avere una partecipazione interamente pubblica, ma richiama
l'attenzione soprattutto sul meccanismo di finanziamento previsto
dal disegno di legge. La nuova società sarebbe infatti
alimentata anche attraverso una quota delle entrate oggi destinate
alle Autorità di Sistema Portuale, comprese risorse derivanti
dalle tasse portuali, dai diritti di ancoraggio e da altri proventi
correnti. Secondo l'Associazione dei Porti Italiani, che rappresenta
le Autorità di Sistema Portuale, tale prelievo rischia di
compromettere l'equilibrio economico-finanziario delle AdSP, che
utilizzano tali risorse per sostenere il funzionamento ordinario e
garantire la gestione quotidiana degli scali portuali. Assoporti
avverte che, anche una riduzione apparentemente limitata potrebbe,
in alcuni casi, incidere negativamente sui bilanci e compromettere
la capacità operativa degli enti portuali.
Inoltre, Assoporti propone di circoscrivere le competenze della
nuova società, escludendo dalle sue funzioni esclusive gli
interventi di manutenzione straordinaria ordinariamente gestiti
dalle Autorità di Sistema Portuale. La motivazione è
duplice: da un lato tali opere richiedono una conoscenza diretta
delle esigenze dei singoli territori; dall'altro le infrastrutture
realizzate rimarrebbero comunque acquisite al demanio marittimo
amministrato dalle stesse AdSP, rendendo poco efficiente una
gestione centralizzata.
Ulteriori chiarimenti vengono richiesti da Assoporti riguardo
alla possibilità che la nuova società possa subentrare
nella realizzazione di opere già avviate. Per l'associazione,
in assenza di una disciplina precisa potrebbero infatti sorgere
problemi relativi al cambio della stazione appaltante, alla gestione
dei finanziamenti già concessi e ai rapporti contrattuali in
essere.
Nella sua memoria, Assoporti dedica particolare attenzione anche
al tema del personale. Il disegno di legge, infatti, prevede la
possibilità di trasferire fino al 25% dei dipendenti delle
Autorità di Sistema Portuale alla nuova Porti d'Italia.
Secondo l'associazione, la norma presenta numerosi elementi di
incertezza: non è chiaro se la percentuale debba riferirsi al
numero dei dipendenti o al costo complessivo del personale, né
se il limite debba essere calcolato per ciascuna AdSP oppure
sull'intero sistema nazionale. Inoltre, rimane irrisolta la
questione del contratto collettivo applicabile ai lavoratori
trasferiti.
L'associazione evidenzia anche un profilo
giuridico particolarmente delicato: il trasferimento del personale
non potrebbe avvenire senza il consenso dei lavoratori interessati,
poiché comporterebbe la cessazione del rapporto di lavoro con
l'ente pubblico di appartenenza. In assenza di tale consenso, si
prospetta il rischio di un rilevante contenzioso nei confronti delle
Autorità di Sistema Portuale.
Tra le altre proposte,
Assoporti invita ad introdurre criteri oggettivi per individuare le
opere realmente strategiche da inserire nel piano strategico
nazionale, il rafforzamento del ruolo delle Autorità di
Sistema Portuale nella pianificazione delle infrastrutture e il
riconoscimento di un loro parere obbligatorio sulla coerenza degli
interventi con la programmazione territoriale e con la sicurezza
operativa degli scali.
Anche Assoporti, poi, propone una
revisione della classificazione dei porti suggerendo che alcuni
scali possano essere ricompresi nella categoria di rilevanza
internazionale non soltanto in base alla collocazione nella rete
europea TEN-T, ma anche sulla base di parametri oggettivi quali i
volumi di traffico merci e passeggeri. Parallelamente viene chiesto
che la promozione della Rete italiana della portualità
affidata alla nuova società avvenga in coordinamento con le
attività istituzionali già svolte dalle singole
Autorità di Sistema Portuale, evitando sovrapposizioni di
competenze.
Numerose osservazioni riguardano anche il piano nazionale delle
infrastrutture strategiche. Assoporti propone che la selezione delle
opere avvenga secondo criteri trasparenti e verificabili, basati
sulla rilevanza economica nazionale, sull'integrazione con la rete
europea dei trasporti, sulla sostenibilità ambientale, sulla
maturità progettuale e sul rapporto costi-benefici.
L'inserimento degli interventi di manutenzione straordinaria nel
piano, inoltre, dovrebbe essere limitato ai soli interventi di
carattere strutturale e di effettiva rilevanza strategica.
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