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PORTI
Assiterminal precisa le sue perplessità sulle competenze assegnate alla Porti d'Italia Spa
L'associazione auspica, tra l'altro, una più chiara definizione dell'assetto di governance e una netta distinzione tra pianificazione e gestione
Genova
16 luglio 2026
L'Associazione Italiana Terminalisti Portuali ribadisce le
proprie perplessità sulle competenze assegnate alla nuova
società Porti d'Italia Spa così come previste dal
disegno di legge in materia di governance portuale che nei giorni
scorsi è stato al centro delle audizioni informali presso la
Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera dei
deputati a cui ha partecipato la stessa Assiterminal
(
del 30
giugno 2026).
In una nota Assiterminal riafferma «il rischio di
sovrapposizioni tra le competenze di Porti d'Italia Spa e quelle già
attribuite al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, alle
Autorità di Sistema Portuale, all'Autorità di
Regolazione dei Trasporti, già - secondo l'associazione -
foriere di problematiche che tendono in ultimo a scoraggiare gli
investimenti privati». Per Assiterminal, «occorrerà,
infatti, prestare particolare attenzione al possibile doppio ruolo
di questo nuovo soggetto, al rispetto del principio di separazione
tra funzioni pubbliche e attività economiche, ai poteri
sostitutivi del MIT, al ruolo delle Autorità di Sistema
Portuale ed al coinvolgimento stabile delle rappresentanze
economiche nella programmazione». A tal proposito,
l'associazione propone di rendere più coerente e compatibile
la proposta di istituire una regia nazionale sugli investimenti
strategici con il ruolo operativo e territoriale attualmente
rivestito dalle Autorità di Sistema Portuale, la cui
prossimità decisionale - ad avviso di Assiterminal - va
preservata nel quadro di una governance unitaria.
«Ciò - precisano il presidente e il direttore di
Assiterminal, Tomaso Cognolato e Alessandro Ferrari - è
possibile attraverso una più chiara definizione dell'assetto
di governance e una netta distinzione tra pianificazione e gestione,
funzioni concessorie e attività economiche, una limitazione
dei poteri sostitutivi ai casi strettamente necessari e il
rafforzamento del coordinamento con la Conferenza nazionale delle
Autorità di Sistema Portuale, l'Organismo di partenariato e
le associazioni datoriali comparativamente più
rappresentative».
«Sarebbe anche utile - aggiungono - intervenire per
assicurare una più netta distinzione tra le funzioni di
indirizzo e pianificazione strategica e quelle di gestione
operativa, nel rispetto del principio di separazione tra l'esercizio
delle funzioni pubbliche e lo svolgimento di attività
economiche. In tale prospettiva, si ritiene necessario circoscrivere
in modo più netto e puntuale il ruolo operativo della Porti
d'Italia S.p.a. Probabilmente una riflessione può essere
fatta anche in merito alla disciplina dei poteri sostitutivi del
Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, prevedendone un
utilizzo limitato ai soli casi di effettiva e comprovata necessità,
nel rispetto del principio di leale collaborazione tra i diversi
livelli di governo del sistema portuale».
A tal fine, più che ripristinare i vecchi assetti degli
organismi delle Autorità Portuali, Assiterminal ipotizza di
rafforzare il coinvolgimento stabile degli organismi di
coordinamento e delle rappresentanze economiche maggiormente
rappresentative, mediante un più efficace raccordo con la
Conferenza nazionale delle Autorità di Sistema Portuale, con
l'Organismo di partenariato della risorsa mare e con le associazioni
datoriali comparativamente più rappresentative, al fine di
assicurare che la programmazione degli investimenti strategici sia
fondata su un confronto strutturato con gli operatori del settore e
risponda alle effettive esigenze del sistema portuale nazionale.
Secondo Assiterminal, «il quadro delle concessioni è
già complesso: aggravato dalla sovrapposizione di competenze
e dall'incertezza regolatoria, quest'ultima - sottolinea
l'associazione - causa di trattamenti non uniformi per i
concessionari privati che incidono sulla stabilità dei
rapporti concessori, sul mantenimento dell'equilibrio
economico-finanziario per i concessionari, sul riconoscimento degli
investimenti non ammortizzati, e sul rischio di incremento degli
oneri sull'utenza e l'esigenza di evitare imposizioni regionali
aggiuntive sui canoni demaniali portuali». «Abbiamo
ribadito in più occasioni - ricordano Cognolato e Ferrari -
l'importanza di una revisione e semplificazione del quadro
concessorio per garantire stabilità e trasparenza. Peraltro,
l'aumento di complessità, anche nella difformità dei
costi, può rischiare di alterare la concorrenza tra i diversi
operatori terminalisti». Per questo - osservano - «dato
tale quadro complesso ci sembra un po' forzata l'ipotesi di
fattispecie plurisoggettiva duale relativa all'ipotetico affidamento
congiunto fra Autorità di Sistema Portuale e Porti d'Italia
S.p.A. delle concessioni portuali. Sarebbe pertanto necessario
mantenere l'affidamento delle concessioni portuali in capo alle
Autorità di Sistema Portuale anche nei casi di finanziamento
dell'opera da parte del privato richiedente, poiché una
modifica di tale competenza richiederebbe a cascata modifiche anche
di tutta la legislazione secondaria (tra cui Dim 202/2022, Dm
110/2023 e regolamenti demaniali locali). È ancora più
importante - rilevano ancora Cognolato e Ferrari - rafforzare la
certezza del quadro concessorio e l'uniformità della sua
disciplina, prevedendo strumenti di riequilibrio
economico-finanziario, valorizzazione degli investimenti effettuati
dai concessionari e regole chiare sul valore di subentro. Proporremo
quindi, tra l'altro, di escludere la possibilità di
riscuotere prelievi regionali o territoriali aggiuntivi sui canoni
concessori, in modo da preservare uniformità nazionale,
parità concorrenziale tra scali e sostenibilità degli
investimenti».
Assiterminal, infine, ritiene necessario intervenire
sull'articolo 5 sexies prevedendo che le concessioni portuali siano
affidate esclusivamente dall'AdSP, includendo, tutt'al più,
un parere obbligatorio del MIT nel caso di opere incluse nel Piano
di cui all'art. 4 ter. «In ultimo, ma non meno rilevante -
specifica l'associazione - il comma 8 dell'art 29: prevede un
meccanismo di verifica della conformità delle concessioni
portuali già rilasciate al decreto interministeriale MIT-MEF
28 dicembre 2022, n. 202, con la possibilità di imporre la
modifica delle clausole convenzionali mediante atto aggiuntivo e,
nei casi di mancato adeguamento, di disporre la revoca della
concessione». Per Assiterminal, «questa disposizione va
abrogata».
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