
La presenza di interessi cinesi nelle Americhe è stata
fortemente contestata da Donald Trump da quando si è
nuovamente insediato alla Casa Bianca per il suo secondo mandato
alla presidenza degli USA. Una denuncia che è stata rivolta
anche alla conduzione da parte cinese di porti del continente, a
partire da quelli di Panama dove la Panama Ports Company del gruppo
CK Hutchison Holdings di Hong Kong, dopo essere stata estromessa
dalle autorità panamensi dalla gestione dei porti di
Cristóbal e Balboa, ha deciso l'avvio di un arbitrato contro
lo Stato di Panama presso l'International Chamber of Commerce (ICC).
Ma sotto la lente del governo federale statunitense è stato
posto anche il nuovo porto peruviano di Chancay che è stato
realizzato ed è gestita dalla cinese COSCO Shipping Ports
nell'ambito della joint venture COSCO Shipping Ports Chancay Perú
partecipata al 60% dall'azienda cinese e al 40% dalla peruviana
Volcan. Il porto sudamericano è stato inaugurato alla fine del 2024
(
del
15
novembre 2024) e, per la legge peruviana, è un porto
privato ad uso pubblico.
Proprio su questa tipologia di gestione e sfruttamento dello
scalo portuale, che non avviene nell'ambito una concessione
demaniale essendo il porto di proprietà della COSCO Shipping
Ports Chancay Perú, si è innescato sin dall'inizio un
contenzioso legale con le autorità peruviane. Da parte cinese
si rivendica la proprietà privata dello scalo, mentre da
parte peruviana si esige che l'attività del porto sia
soggetta ad attività di controllo esercitate, tra le altre
autorità, dall'autorità antitrust nazionale Instituto
Nacional de Defensa de la Competencia y de la Protección de
la Propiedad Intelectual (Indecopi) e dall'Organismo Supervisor de
la Inversión en Infraestructura de Transporte de Uso Público
(Ositrán), l'organismo pubblico nazionale che regola il
segmento dei trasporti concessionati.
Sin dall'avvio dell'attività operativa del porto di
Chancay la COSCO Shipping Ports aveva richiesto che l'attività
dello scalo portuale, in quanto privato, non fosse soggetta alla
supervisione della Ositrán, tesi che lo scorso febbraio era
stata accolta da un tribunale che aveva dato ragione a COSCO sulla
natura privata dell'infrastruttura e che, tuttavia, aveva confermato
il diritto di un ente statale quale la Indecopi di vigilare sulla
concorrenza. Nei giorni scorsi la magistratura peruviana,
respingendo in prima istanza il ricorso costituzionale presentato da
Cosco Shipping Ports Chancay Perú, ha confermato nuovamente i
poteri di Indecopi di valutazione delle condizioni di concorrenza
del porto di Chancay in quanto non violerebbero i diritti
contrattuali della società.
Ieri, invece, la Seconda Camera Costituzionale della Corte
Superiore di Giustizia di Lima ha ribaltato la sentenza di primo
grado di febbraio che limitava i poteri dell'Ositrán
dichiarando inammissibile il ricorso presentato da Cosco Shipping
Ports Chancay Perú. Con questa sentenza la Corte, così
com'è avvenuto per Indecopi, ha concluso che le azioni
contestate rientrano nel normale esercizio dei poteri che la legge
conferisce a Ositrán e che non costituiscono una minaccia
certa e imminente ai diritti fondamentali, requisito essenziale per
l'ammissibilità di un procedimento ingiuntivo. Inoltre, il
collegio giudicante ha chiarito che il porto di Chancay è
un'infrastruttura di trasporto pubblico e che, a prescindere dalla
sua proprietà privata, la società che lo gestisce è
qualificabile come fornitore di servizi e, di conseguenza, è
soggetta alle funzioni di regolamentazione, vigilanza, controllo e
sanzionatorie che la normativa vigente attribuisce a Ositrán.