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LEGISLAZIONE
Revisione dell'EU ETS, il settore marittimo si spacca tra cauto favore e critiche
Bene il reinvestimento dei proventi nella decarbonizzazione, ma FEPORT e armatori greci chiedono di più. Danish Shipping e KVNR promuovono la riforma
Bruxelles/Washington/Copenaghen/Pireo/Rotterdam
20 luglio 2026
Venerdì la Commissione Europea ha presentato la sua
proposta di revisione dell'Emissions Trading System (ETS), il
sistema di scambio delle quote di emissione che dal 2024 include
anche il trasporto marittimo e che tocca anche il trasporto aereo,
l'industria e la logistica in senso più ampio
(
del 17,
17,
17,
17,
17,
17
e 17
luglio 2026). Alle prime reazioni alla proposta, accolta
generalmente dalle associazioni del settore marittimo-portuale come
un primo esitante passo nella giusta direzione, sono seguite altre
risposte al progetto di riforma dell'EU ETS alcune più
bendisposte nei confronti delle ipotesi di emendamento formulate
dalla Commissione UE, anche se non mancano molteplici appunti per
misure ritenute insufficienti come quelli rimarcati dalla
federazione dei terminalisti portuali europei FEPORT.
FEPORT ha ricordato di aver costantemente richiamato
l'attenzione della Commissione Europea sui potenziali impatti
negativi dell'ETS sulla competitività dei porti dell'UE dato
che la direttiva si applica alle emissioni del trasporto marittimo
internazionale durante i viaggi tra porti dell'UE e porti extra-UE e
che, pertanto, il settore marittimo può ridurre i costi
connessi all'EU ETS evitando scali delle navi nei porti nell'Unione
Europea. La federazione, inoltre, ha ricordato che la direttiva
europea aveva già riconosciuto questo rischio escludendo due
dei principali porti di transhipment concorrenti dei porti dell'UE -
Tanger Med e Port Said East - dalla definizione di “porto di
scalo”, al fine di ridurre il rischio di elusione del sistema
ETS, facendo sì che le navi che includono uno scalo
aggiuntivo in uno di questi due porti debbano comunque pagare i
costi ETS per intero una volta attraccate in un porto dell'UE.
FEPORT ha rilevato che, sebbene quella introdotta a suo tempo
dalla Commissione sia una misura di mitigazione rilevante, tuttavia
non copre tutte le opzioni di elusione a disposizione del settore
marittimo, e ha preso atto che l'ultima proposta della Commissione,
con lo scopo di ridurre ulteriormente il rischio di elusione,
consente l'inclusione nel sistema di ulteriori porti nell'elenco dei
“porti di transhipment dei container limitrofi” sulla
base di quote di trasbordo ridotte e criteri aggiuntivi per valutare
la capacità dei porti di gestire il traffico di trasbordo.
«Tuttavia - ha osservato il segretario generale di FEPORT,
Lamia Kerdjoudj - è improbabile che questa proposta sia in
grado di contrastare tutte le forme di elusione, comprese quelle di
trasbordo e di relay che potrebbero transitare attraverso un porto
dell'UE, ma in cui sia l'origine che la destinazione del carico sono
al di fuori dell'UE».
Ad avviso della federazione dei terminalisti portuali europei,
inoltre, «la Commissione sembra aver trascurato il fatto che
un sostegno finanziario mirato rappresenta un ulteriore strumento
per rafforzare la competitività dei porti e che, se gli
investimenti vengono effettuati in modo intelligente per supportare
la diffusione delle infrastrutture per i combustibili alternativi o
per l'installazione di attrezzature portuali verdi, il sostegno
finanziario può anche incentivare la decarbonizzazione».
FEPORT ha quindi espresso rammarico perché «il sostegno
previsto nella proposta per il settore marittimo non riconosce il
ruolo dei porti e dei terminal nel supportare la decarbonizzazione,
la transizione energetica e la competitività industriale».
Per la federazione, «dovrebbero essere stanziati fondi
specifici anche per il settore portuale, in quanto indirettamente
interessato dal sistema ETS a causa del suo legame con il trasporto
marittimo e del suo crescente tasso di elettrificazione».
Più soddisfatta della proposta il World Shipping Council
(WSC), l'associazione che rappresenta le principali compagnie di
navigazione containerizzate mondiali, che ha manifestato favore per
una revisione dell'EU ETS da parte della Commissione Europea
ritenuta realistica, in particolare perché volta a colmare il
divario di prezzo tra carburanti navali convenzionali e quelli
alternativi, incentivando l'adozione di questi ultimi e sostenendo
gli investimenti nella loro produzione, posizionando l'Europa come
hub leader per il rifornimento di carburanti alternativi. «Il
trasporto marittimo di linea - ha evidenziato Simon Bergulf,
vicepresidente per l'Ambiente e il Clima del WSC - ha già
investito oltre 160 miliardi di euro in navi in grado di operare con
carburanti rinnovabili, ma queste navi più pulite necessitano
di carburanti più puliti. Colmare il divario di prezzo è
uno dei modi più pratici per far arrivare questi carburanti
nei serbatoi delle navi».
Ricordando che i combustibili marittimi sostenibili possono
ancora costare dal 100 al 400% in più rispetto ai
combustibili convenzionali, rendendo questo divario di prezzo uno
dei maggiori ostacoli alla loro adozione, il World Shipping Council
ha rilevato che reinvestire una quota significativa dei proventi
dell'ETS nella decarbonizzazione del settore marittimo costituisce
«un passo sensato e necessario per raggiungere gli obiettivi
climatici dell'UE». Il WSC ha specificato che gli introiti
dell'ETS «potrebbero essere utilizzati anche per rafforzare i
porti europei, anche attraverso infrastrutture per combustibili
alternativi ed elettrificazione, a vantaggio di tutti coloro che
fanno scalo nei porti europei e contribuiscono all'ETS». A tal
proposito, il WSC ha espresso favore anche per il riconoscimento da
parte della Commissione Europea che l'attuale struttura dell'ETS può
rendere i porti europei più costosi e meno competitivi per le
merci in transito tra due mercati extra-UE e trasbordate in Europa,
ma nel contempo ha manifestato preoccupazione relativamente alla
«proposta della Commissione di ampliare l'elenco dei porti di
trasbordo extra-UE limitrofi basandosi esclusivamente sulle
infrastrutture. I porti entro 150 miglia nautiche dall'UE - ha
osservato l'associazione - potrebbero essere penalizzati
semplicemente perché dispongono di acque profonde, di
banchine lunghe e di gru ship-to-shore, indipendentemente dal fatto
che vi si svolga o meno un'attività di trasbordo».
Non sfugge a nessuno che questa preoccupazione è connessa
sia all'attività di trasporto marittimo globale svolta da
tutti gli associati del WSC sia alla forte presenza degli stessi
associati nel settore portuale attraverso la partecipazione e
gestione diretta o indiretta in numerosissimi primari porti hub
mondiali. «L'ETS - ha affermato Bergulf - dovrebbe
concentrarsi sulla riduzione delle emissioni, non sul rendere meno
competitivi i porti extra-UE limitrofi».
Infine, il WSC ha auspicato un impegno più deciso nelle
fasi finali di revisione dell'ETS circa i doppi pagamenti in cui
potrebbero incorrere le compagnie di navigazione una volta che
un'analoga misura globale di decarbonizzazione dello shipping sarà
adottata dall'International Maritime Organization. «Tale
certezza - ha spiegato Bergulf - rafforzerebbe la posizione
dell'Europa nei negoziati globali e sosterrebbe i progressi in seno
all'IMO».
Anche la CLECAT, l'associazione europea che rappresenta le case
di spedizione e le imprese dei settori trasporti, della logistica e
dei servizi doganali, è per metà soddisfatta dalla
proposta di revisione presentata venerdì dalla Commissione
Europea, in quanto ritiene «che diversi elementi della
proposta richiedano un'attenta valutazione per assicurare che non
comportino delocalizzazioni del carbonio, distorsioni del mercato o
oneri amministrativi non necessari». Relativamente a quanto
proposto per il settore del trasporto aereo, l'associazione ha
ribadito la sua posizione secondo cui l'EU ETS dovrebbe rimanere
limitato ai voli intraeuropei, mentre la Commissione propone di
includere nel regolamento i voli internazionali fino a 5.000
chilometri dall'aeroporto di Francoforte, mantenendo gli altri voli
a lungo raggio fino al 2032 nell'ambito di applicazione del CORSIA,
lo schema Carbon Offsetting and Reduction Scheme for International
Aviation adottato dall'International Civil Aviation Organization (
ICAO). Secondo CLECAT, qualsiasi estensione unilaterale oltre
l'ambito attuale rischierebbe di compromettere la competitività
e la connettività del trasporto aereo europeo, incoraggiando
il trasferimento di traffico e delle merci verso hub extra-UE
limitrofi, con benefici ambientali aggiuntivi limitati in assenza di
misure internazionali equivalenti.
Per quanto riguarda il trasporto marittimo, CLECAT ha accolto
con favore il riconoscimento da parte della Commissione della
necessità che l'attuale quadro dell'ETS affronti in modo più
efficace la competitività dei porti europei e il rischio di
deviazione delle merci verso hub di trasbordo extra-UE limitrofi.
L'associazione ha rilevato che, a tal proposito, «la
Commissione ha proposto importanti misure per affinare la
definizione di hub di trasbordo extra-UE, migliorare il quadro
antielusione e rafforzare la coerenza con il quadro emergente
dell'IMO per le emissioni nette zero».
Relativamente poi all'abbassamento della soglia del tonnellaggio
delle navi a cui applicare l'EU ETS proposto dalla Commissione,
CLECAT ha chiesto «di prevenire qualsiasi conseguenza
indesiderata per le supply chain europee o ulteriori complessità
amministrative derivante dalla proposta di estensione del sistema
ETS ad ulteriori categorie di navi».
Tra le associazioni nazionali che rappresentano il settore
armatoriale, una delle voci più critiche è quella
della Union of Greek Shipowners, secondo cui, «nonostante la
proposta includa alcuni elementi positivi come la destinazione di
una parte dei proventi dell'EU ETS a scopi legati al settore
marittimo, queste misure rappresentano poco più del minimo
indispensabile richiesto dal settore». Per l'associazione
degli armatori greci, inoltre, «ancora più preoccupante
è il fatto che la proposta presenti significative mancanze
per il settore marittimo europeo, che è uno dei settori più
strategici d'Europa e leader a livello globale»: «nonostante
l'evidente sforzo della Commissione Europea di ascoltare le
preoccupazioni del nostro settore - ha spiegato la presidente
dell'Unione degli Armatori Greci, Melina Travlos - purtroppo non è
riuscita a comprendere appieno cosa sia realmente necessario per
sostenere un settore marittimo europeo competitivo a livello
globale. È inappropriato e controproducente - ha chiarito
Travlos - concedere un trattamento preferenziale a determinati
segmenti del trasporto marittimo, distorcendo la concorrenza tra i
settori e creando condizioni inique per l'intero comparto. Ancora
più preoccupante è la scelta dell'Europa di non
riconoscere in modo significativo o di fornire incentivi adeguati
all'intera gamma di tecnologie esistenti in grado di migliorare
l'efficienza energetica delle navi. In un momento in cui i
combustibili alternativi non sono ancora ampiamente disponibili né
commercialmente praticabili in tutti i segmenti del trasporto
marittimo - ha denunciato la presidente della Union of Greek
Shipowners - questo approccio mina non solo la competitività,
ma anche la sostenibilità stessa del trasporto marittimo
europeo, in particolare del suo segmento più importante: il
trasporto di rinfuse e il trasporto tramp».
Assai più benevola l'accoglienza alla proposta della
Commissione Europea dell'associazione degli armatori danesi, secondo
cui con la sua revisione del sistema di scambio di quote di
emissione dell'UE, la Commissione «mantiene la rotta per la
transizione verde del settore marittimo». «Ciò -
ha sottolineato Danish Shipping - dovrebbe fornire la necessaria
prevedibilità per un settore che, solo dalla Danimarca,
contribuisce già con circa 3,8 miliardi di corone danesi
all'anno attraverso l'acquisto di quote di emissione e con oltre
nove miliardi di euro da tutta l'UE».
«È positivo - ha commentato Nina Porst, direttrice
esecutiva Sustainable Ships and Skills di Danish Shipping - che la
Commissione mantenga un quadro stabile per l'EU ETS. Le compagnie di
navigazione hanno bisogno di regole chiare e a lungo termine quando
effettuano ingenti investimenti nella transizione verde». Per
l'associazione danese, «la Commissione sembra aver ascoltato
il settore», in particolare prevedendo che «i fondi
dell'ETS vengano ora utilizzati in misura maggiore per sostenere la
transizione verde in aree in cui in precedenza si riscontravano
lacune nella catena del valore». «Questo obiettivo - ha
rilevato l'associazione - sarà raggiunto attraverso il
cosiddetto schema SMAP (Sustainable Maritime and Propulsion) volto a
ridurre il divario di prezzo tra combustibili fossili e combustibili
e tecnologie di propulsione alternativi, nonché attraverso
l'utilizzo mirato dei contributi ETS del settore marittimo nel Fondo
per l'Innovazione». «L'UE - ha evidenziato Porst - deve
utilizzare maggiormente il sistema ETS per accelerare la
transizione. Ciò include un maggiore sostegno finanziario per
i combustibili sostenibili e le nuove tecnologie, nonché per
l'intera gamma di progetti di efficienza energetica in grado di
fornire riduzioni immediate delle emissioni dalla flotta esistente.
Quando il settore contribuisce con miliardi, questi fondi dovrebbero
anche contribuire a guidare la transizione marittima laddove il
bisogno è maggiore, sia attraverso soluzioni sin d'ora
disponibili che riducano le emissioni, sia attraverso le tecnologie
e le infrastrutture necessarie per ampliare l'utilizzo dei
combustibili verdi del futuro».
Danish Shipping ha espresso favore anche per la decisione della
Commissione di mantenere l'attuale ambito geografico del sistema ETS
e per l'intenzione espressa dalla Commissione di adeguare le norme
UE una volta entrato in vigore un accordo globale sul clima per il
settore marittimo in seno all'IMO, garantendo così che le
compagnie di navigazione non debbano pagare due volte per le stesse
emissioni.
L'appagamento di Danish Shipping è a tutto tondo e
riguarda anche la proposta della Commissione di una riduzione della
soglia di tonnellaggio a 400 tonnellate di stazza lorda per
determinate categorie di navi da sottoporre all'applicazione del
sistema EU ETS. Secondo l'associazione, «ciò,
includendo un maggior numero di navi nell'ambito del sistema
contribuirà ad una maggiore parità di condizioni e ad
un aumento della domanda di carburanti e soluzioni di propulsione
alternative».
Positiva anche l'accoglienza della proposta da parte della KVNR,
l'associazione degli armatori olandesi, secondo cui il meccanismo
proposto dalla Commissione per convogliare i proventi dell'ETS per
rafforzare gli incentivi per l'impiego di combustibili navali puliti
e tecnologie per la riduzione delle emissioni offre comunque «chiare
opportunità per accelerare la transizione energetica del
settore marittimo». KVNR ha preso atto anche della proposta di
estensione dell'ambito di applicazione dell'EU ETS alle navi di
dimensioni inferiori, ma con oneri amministrativi ridotti, e del
previsto allineamento dell'EU ETS alla regolamentazione
internazionale che verrà definita in seno all'International
Maritime Organization in quanto «fondamentale per evitare la
frammentazione delle misure nazionali e regionali».
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