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PORTI
I correttivi proposti Confitarma, ANCI, Capitanerie di Porto e AGCM alla riforma della governance portuale
ANCI propone l'istituzione di un fondo perequativo alimentato da una quota dei proventi portuali per finanziare la mitigazione ambientale e la riqualificazione urbana nei Comuni
Roma
1 luglio 2026
In occasione dell'audizione odierna presso la IX Commissione
alla Camera dei deputati sul disegno di legge di riordino della
legge 28 gennaio 1994, n. 84, in materia di governance portuale e
rilancio degli investimenti nelle infrastrutture strategiche del
trasporto marittimo, la Confederazione Italiana Armatori ha espresso
una valutazione complessivamente positiva dell'istituzione di una
cabina di regia centrale per l'individuazione delle infrastrutture
strategiche per la portualità nazionale, ritenendo tuttavia
necessario definirne con chiarezza le competenze, il rapporto tra le
funzioni di concedente e concessionario e la natura pienamente
pubblica, al fine di garantire indipendenza e adeguata capacità
decisionale.
Secondo Confitarma, allo stesso tempo, è fondamentale
distinguere con precisione il ruolo del soggetto centrale da quello
delle Autorità di Sistema Portuale, rafforzandone la funzione
di regia industriale dello sviluppo dei territori e salvaguardando
anche i porti strategici non ricompresi nella rete TEN-T. Inoltre,
la Confederazione ha invitato a riservare particolare attenzione ai
meccanismi di finanziamento di questo soggetto centrale, la Porti
d'Italia Spa, affinché venga garantito un equilibrio che
eviti ricadute sui bilanci delle Autorità di Sistema Portuale
e conseguenti aumenti di tasse e canoni, preservando così la
competitività dei porti italiani.
Infine, Confitarma ha ribadito la necessità di assicurare
una presenza adeguata e strutturata dell'industria armatoriale
italiana negli organismi della governance portuale, affinché
il settore possa contribuire stabilmente ai processi decisionali,
anche alla luce dell'attuale pluralismo associativo.
Nella giornata odierna, la Commissione Trasporti ha ascoltato in
audizione anche l'Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) che,
pur riconoscendo la necessità di superare la frammentazione
degli interventi strategici portuali, ha espresso la preoccupazione
che il nuovo assetto incentrato sulla Porti d'Italia Spa allontani
ulteriormente le decisioni dai territori, dopo la marginalizzazione
già avviata dalla riforma del 2020.
Nella memoria
presentata dall'ANCI si osserva come il modello di riferimento -
quello spagnolo, basato su un unico soggetto attuatore, la Puertos
del Estado - funzioni perché si innesta su una rete portuale
unitaria dal punto di vista geografico e di mercato, mentre l'Italia
si articola su almeno sei sistemi portuali distinti che operano su
mercati differenziati. Per ANCI, replicare meccanicamente il modello
iberico rischierebbe quindi di sommare alla frammentazione esistente
una nuova confusione amministrativa, senza risolvere il problema di
fondo.
L'associazione dei Comuni ha presentato proposte correttive al
disegno di legge che prevedono una partecipazione dei Comuni al
capitale sociale della Porti d'Italia Spa e una rappresentanza
territoriale in un costituendo Comitato di indirizzo e
coordinamento, il passaggio della convenzione quadro tra la nuova
Spa e le Autorità di Sistema Portuale al vaglio di un'Intesa
in Conferenza Unificata, nonché il mantenimento dell'attuale
equilibrio nei Comitati di gestione delle AdSP, senza l'aggiunta di
membri designati da Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e
da Porti d'Italia, e l'autonomia delle AdSP nella nomina del
segretario generale senza pareri ministeriali vincolanti. Inoltre,
ANCI propone un parere vincolante dei Comuni, e non meramente
consultivo, sul Documento di Programmazione Strategica di Sistema e
sui Piani Regolatori Portuali, richiamando sul punto la sentenza
della Corte Costituzionale n. 6/2023, che ha ribadito la centralità
della partecipazione locale specie nelle aree di interazione
porto-città, e l'istituzione di un fondo perequativo,
alimentato da una quota dei proventi portuali già esistenti
(non quindi una nuova tassa), per finanziare la mitigazione
ambientale e la riqualificazione urbana nei Comuni che sopportano le
esternalità negative del traffico portuale.
Nell'audizione
odierna il comandante generale del Corpo delle Capitanerie di Porto,
ammiraglio ispettore Capo Sergio Liardo, ha espresso apprezzamento
per l'obiettivo della riforma, ma ha segnalato un'assenza che
giudica rilevante: l'Autorità Marittima viene menzionata solo
incidentalmente tra i soggetti disciplinati dalla legge 84/94, senza
però comparire come componente strutturale dei nuovi
meccanismi di programmazione e pianificazione. L'ammiraglio ha
evidenziato che, tuttavia, le grandi opere portuali - dragaggi,
ampliamento dei bacini, nuove banchine, nuovi traffici o nuovi
combustibili - incidono direttamente sulla sicurezza della
navigazione e sull'assetto operativo degli scali e, per questo,
secondo la Guardia Costiera la valutazione dei profili di sicurezza
non può essere relegata ad una fase successiva alla
pianificazione, ma deve essere integrata sin dall'inizio del
processo decisionale, per evitare che diventi un mero controllo a
posteriori con il rischio di ritardi nella realizzazione delle
opere.
Liardo ha inoltre richiamato una possibile
discontinuità tra l'impianto del disegno di legge e gli
indirizzi del Piano del Mare 2026-2028 che attribuisce invece
all'Autorità Marittima un ruolo essenziale nelle politiche di
sicurezza, monitoraggio e regolazione tecnica del sistema mare.
Infine, nell'audizione odierna la presidente facente funzione
dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato,
Elisabetta Iossa, relativamente alla centralizzazione della
governance prevista dal disegno di legge, ha rilevato che l'attuale
frammentazione del sistema portuale nazionale giustifica l'impianto
della riforma, già auspicato in una segnalazione del 2024.
Tuttavia l'AGCM suggerisce di fissare per legge criteri oggettivi
per stabilire l'ordine di priorità degli interventi del Piano
nazionale (impatto competitivo, adeguamento dei fondali,
intermodalità, infrastrutture per il cold ironing,
posizionamento sui corridoi TEN-T).
Sul fronte delle
concessioni portuali, l'AGCM ha manifestato apprezzamento per
l'obbligo di avviare le procedure di gara almeno dodici mesi prima
della scadenza, ma ha ribadito una posizione già espressa nel
2024: le procedure attivabili su istanza di parte andrebbero
eliminate, perché pongono il proponente in una posizione di
vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti. In subordine, propone
di mitigare questo squilibrio con maggiore trasparenza documentale,
termini più ampi per la presentazione di proposte alternative
(almeno 120 giorni per le concessioni pluriennali) e pubblicazione
degli avvisi sulla Gazzetta Ufficiale UE per le concessioni di
durata superiore a dieci anni.
Infine, l'Autorità
Garante della Concorrenza e del Mercato ha proposto di introdurre
nella legge 84/94 un obbligo esplicito di accesso equo, ragionevole
e non discriminatorio alle infrastrutture portuali, recependo il
regolamento UE 2017/352 - oggi assente nella normativa nazionale -
accompagnato da sanzioni: revoca della concessione in caso di
violazione dell'obbligo di accesso, sanzione pecuniaria per la
mancata trasparenza di tariffe e condizioni di servizio.
L'Autorità del Canale di Suez ha annunciato
l'applicazione di supplementi alle tariffe di transito nel canale
egiziano per la gran parte delle principali tipologie di navi che
trasportano merci, che entreranno in vigore dal prossimo 15 luglio.
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