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TRASPORTO MARITTIMO
Uno studio evidenzia i rilevanti costi e gli effetti controproducenti dell'applicazione dell'EU ETS ai collegamenti marittimi con la Sicilia occidentale
Per le rotte Napoli-Palermo e Genova-Palermo il costo annuo varia tra i 2,9 milioni e 19,9 milioni di euro
Palermo
8 luglio 2026
Il costo annuo per i servizi traghetto sulle rotte
Napoli-Palermo e Genova-Palermo che è determinato
dall'applicazione al trasporto marittimo del sistema europeo ETS di
scambio di quote di emissioni varia tra i 2,9 milioni e 19,9 milioni
di euro. Lo spiega uno studio di Giovanni Satta, professore
associato di Economia e Gestione delle Imprese presso il
Dipartimento di Economia (DIEC) e membro del Consiglio del CIELI
(Centro Italiano di Eccellenza sulla Logistica Trasporti e
Infrastrutture) dell'Università degli Studi di Genova, che è
stato commissionato dall'Autorità di Sistema Portuale del
Mare di Sicilia Occidentale a T.I.M. 10 Srl e che misura l'impatto
della normativa europea sulle emissioni sui collegamenti marittimi
che tengono unita la Sicilia occidentale alla terraferma e alle
isole minori.
Tale costo annuo varia in base alla percentuale di trasferimento
del costo dell'EU ETS, ovvero in base alla quota di questo costo che
le compagnie di navigazione decidono di addebitare ai clienti.
Relativamente al servizio Napoli-Palermo, il costo annuo è di
2,9 milioni di euro se la percentuale di trasferimento del costo
dell'ETS è pari al 75% e sale a 11,5 milioni se questo costo
non viene trasferito. Lo studio precisa che queste due cifre
rappresentano rispettivamente l'1,59% e il 6,38% della quota di una
nave ro-pax green di nuova costruzione del valore di 180 milioni di
euro che risulta “non finanziabile” in ragione
dell'onere ETS.
Relativamente alla rotta Genova-Palermo il costo annuo per l'ETS
è di quasi cinque milioni di euro se la percentuale di
trasferimento di questo costo è del 75% e di oltre 19,9
milioni se il costo non viene trasferito. In questo caso le due
cifre rappresentano rispettivamente il 2,27% e l'11,08% della quota
della nuova ro-pax green “non finanziabile”.
Lo studio prende in considerazione anche la rotta Porto
Empedocle-Lampedusa, trattata come caso teorico poiché oggi
non è soggetta al regime ETS, dove il valore della nave di
riferimento è molto più contenuto e pari a 37,5
milioni e per la quale i costi annui dell'ETS risultano compresi fra
314mila e quasi 1,3 milioni di euro nel caso di percentuali di
trasferimento del costo pari rispettivamente a 75% e 0%.
Lo studio, dal titolo “L'EU ETS e il costo
dell'insularità: gli effetti sui collegamenti marittimi tra i
porti del Mare di Sicilia Occidentale, la terraferma e le isole
minori”, è stato presentato stamani a Palermo dall'AdSP
del Mare di Sicilia Occidentale e dal professor Satta, intervenuto
in collegamento per illustrare il progetto, in vista della
presentazione da parte della Commissione Europea della proposta di
revisione della direttiva ETS che è attesa per il prossimo 17
luglio.
Per capire come l'EU ETS incida realmente sui prezzi dei
biglietti dei traghetti, lo studio ha costruito una metodologia in
cinque fasi. Prima è stata mappata l'intera offerta di viaggi
dichiarati dalle compagnie di navigazione nei mesi di luglio e
novembre, scelti rispettivamente per i periodi di alta e bassa
stagione, rilevando le tariffe per tre diversi profili di utenza: un
adulto senza veicolo, due adulti con auto, due adulti e due bambini
con auto. In parallelo è stato ricostruito il “deployment”
tecnico-operativo di ciascuna linea per stimare le emissioni di CO2
e il relativo costo ETS di ogni viaggio. Il cuore del modello è
una matrice di sedici scenari, costruita incrociando quattro livelli
di load factor (tassi di riempimento della nave del 25%, 50%, 75%,
100%) con quattro livelli di trasferimento del costo ETS sul cliente
(25%, 50%, 75%, 100%). Per ciascuno scenario sono stati calcolati il
costo ETS medio per unità viaggiante, il costo medio a carico
della compagnia e, proiettando i risultati su una distribuzione
annua di quattro mesi di alta stagione e otto di bassa stagione,
l'impatto complessivo su base annua.
Lo studio rileva che l'ETS pesa di più proprio dove la
linea è già economicamente più fragile, cioè
sulle tratte con domanda debole, tariffe medie contenute e load
factor ridotti, perché in questo caso il costo aggiuntivo si
distribuisce su un numero minore di passeggeri paganti. Inoltre,
osserva che al diminuire del riempimento della nave il costo ETS non
aumenta in valore assoluto, ma diventa strutturalmente più
difficile da assorbire ed evidenzia che il load factor risulta
quindi una variabile chiave per valutare la capacità della
linea di assorbire o redistribuire l'onere ETS senza compromettere
l'equilibrio economico del servizio.
Lo studio si sofferma poi sulle tecnologie di mitigazione
evidenziando che l'adozione del gas naturale liquefatto al posto dei
carburanti navali tradizionali riduce in modo significativo
l'esposizione al costo ETS, sia per il passeggero sia per la
compagnia, grazie ad un profilo emissivo più contenuto, ma
non la annulla. Nel business case Napoli-Palermo, ad esempio, lo
scenario “full LNG” abbassa l'incidenza dell'ETS in
tutte le combinazioni di load factor e trasferimento del costo, pur
lasciando intatta l'area di massimo rischio: bassa domanda unita ad
alto trasferimento tariffario. Per la Genova-Palermo emerge,
inoltre, un tema ulteriore, quello della concorrenza modale: la
rotta presenta condizioni di potenziale “contendibilità”
rispetto all'alternativa interamente stradale, il che significa che
un rincaro non compensato dal servizio marittimo potrebbe spingere
quote di traffico verso la strada, con effetti opposti a quelli che
la normativa ambientale vorrebbe produrre.
Lo studio tratta anche delle implicazioni dell'EU ETS
sull'accessibilità e la coesione territoriale, rilevando che
l'incidenza percentuale dell'ETS conta più del valore
assoluto, in quanto anche una quota ETS contenuta in euro può
pesare molto sul prezzo finale quando la tariffa di partenza è
bassa, ed è proprio questo rapporto, e non l'importo isolato,
a misurare la pressione reale sull'utenza. Si evidenzia poi che i
soggetti più esposti sono i nuclei familiari con veicolo al
seguito, per l'effetto moltiplicativo del costo su più unità,
nonché i viaggiatori in bassa stagione, gli utenti con
esigenze non turistiche e, soprattutto, i territori insulari
periferici dove mancano alternative di mobilità.
Lo studio traccia quindi un meccanismo di trasmissione che dalle
emissioni della nave arriva fino alla coesione territoriale,
osservando che l'aumento del prezzo del biglietto può
tradursi in una riduzione della frequenza dei viaggi e in un
aggravio del carico economico sui bilanci familiari, in particolare
per le fasce di reddito medio-basso. Pur trattandosi di collegamenti
di mercato, non riconducibili al servizio pubblico di trasporto
locale né tutelati da un diritto formale alla continuità
territoriale, essi - sottolinea lo studio - svolgono nei fatti una
funzione equivalente per l'integrazione economica e sociale della
Sicilia con il resto del Paese.
Lo studio, infine, pone in luce un ulteriore rischio, rilevando
che se il costo dell'ETS non viene trasferito integralmente ai
passeggeri ma resta a carico della compagnia di navigazione , i
margini operativi si comprimono, riducendo la capacità di
autofinanziamento e, a cascata, le risorse disponibili per investire
proprio nelle tecnologie di decarbonizzazione che la normativa
vorrebbe incentivare, con un conseguente possibile rallentamento
della transizione energetica innescato dalla normativa pensata per
accelerarla.
In occasione dell'incontro odierno, l'Autorità di Sistema
Portuale della Sicilia occidentale ha reso noto che, alla luce dei
risultati dello studio, porterà all'attenzione delle
istituzioni europee nell'ambito della revisione della direttiva ETS
una proposta: quella di esentare dall'applicazione del sistema i
collegamenti con le isole maggiori e prorogare fino al 2032 la
deroga già prevista per quelli con le isole minori, evitando
che la transizione ecologica si traduca in un ulteriore aggravio del
costo dell'insularità.
«L'attuale applicazione dell'ETS - ha commentato la
presidente dell'AdSP, Annalisa Tardino - determina un aggravio dei
costi che rischia di ricadere su cittadini, famiglie e imprese,
penalizzando soprattutto i residenti e gli spostamenti legati al
lavoro, allo studio e alla salute. Allo stesso tempo sottrae risorse
agli armatori, riducendo la loro capacità di investire in
nuove navi e tecnologie a basse emissioni, con un effetto che
rischia di essere in contrasto con gli stessi obiettivi della
transizione ecologica. Per questo - ha aggiunto - chiediamo che la
revisione della direttiva rappresenti un'occasione per introdurre
correttivi concreti, estendendo alle isole maggiori il regime di
deroga già previsto per quelle minori e prorogandone la
validità almeno fino al 2032. Mettiamo questo studio a
disposizione del governo e del ministro Matteo Salvini, e delle
istituzioni europee, affinché possa offrire un contributo
scientifico al processo decisionale e favorire un equilibrio più
efficace tra sostenibilità ambientale, competitività
del trasporto marittimo e tutela delle comunità insulari».
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