
«Sarà essenziale che la strategia dell'UE per i
porti liberi il potenziale che gli investimenti privati
rappresentano per i porti dell'Unione Europea e la loro
connettività, riducendo i rischi per i capitali privati e
migliorando la prevedibilità e la bancabilità dei
porti come cluster per la transizione energetica». Lo ha
affermato il presidente della federazione dei terminalisti privati
europei FEPORT, Gunther Bonz, commentando la strategia industriale
marittima europea adottata nei giorni scorsi dal Consiglio dell'UE
(
dell'
8
giugno 2026).
Riferendosi alle sfide con cui attualmente i terminalisti si
confrontano, nel suo intervento all'assemblea estiva di FEPORT,
tenutasi venerdì a Costanza, in Romania, Bonz ha rilevato che
il settore si trova a «rispondere al panorama geopolitico
multiforme e in rapida evoluzione e ai nuovi rischi come gli
attacchi informatici, ai rischi legati ai droni e alla guerra
ibrida, ma - ha sottolineato - non dobbiamo dimenticare che senza
ingenti investimenti nelle infrastrutture di trasporto e
nell'accesso all'energia, i porti non saranno in grado di essere
resilienti e di svolgere il loro ruolo di facilitatori della
transizione energetica. Nei porti - ha precisato - il settore
privato è pronto a svolgere il proprio ruolo nel sostenere
gli investimenti, ma abbiamo bisogno di chiarimenti sulle norme
relative agli aiuti di Stato e ai finanziamenti, e speriamo che la
Commissione Europea e gli Stati membri non perdano l'opportunità
offerta dalla revisione del regolamento globale di esenzione per
categoria per fornire chiarezza giuridica, invece dell'attuale
quadro frammentato che potrebbe scoraggiare gli investitori
privati».
«FEPORT - ha proseguito Bonz - accoglie con favore le
conclusioni del Consiglio dei Trasporti dell'UE in merito al piano
d'azione per l'elettrificazione, quale strumento a sostegno
dell'elettrificazione dei porti. Riteniamo che il riconoscimento,
nel Pacchetto Reti, che le infrastrutture della rete elettrica e i
sistemi OPS nei porti sono di “preminente interesse pubblico”,
contribuirà a superare i tradizionali ritardi autorizzativi».
Bonz ha evidenziato, inoltre, che «il riconoscimento da
parte del Consiglio dei Trasporti dell'UE e della Commissione
Europea del rischio di deviazione del traffico verso porti di
transhipment extra-UE a causa dell'implementazione del sistema di
scambio di quote di emissione ETS dell'UE, rappresenta un passo
significativo, ma - ha sottolineato - dovrebbe essere seguito,
nell'ambito della revisione dell'ETS, da una forte raccomandazione
agli Stati membri di destinare una parte dei loro introiti nazionali
derivanti dall'ETS specificamente agli investimenti portuali per
l'installazione di attrezzature di movimentazione delle merci
elettriche a batteria e per la diffusione della fornitura di
elettricità da terra alle navi».