 Il Dipartimento di Giustizia degli USA ha annunciato
l'incriminazione di sette dirigenti cinesi e di quattro aziende
cinesi che sono tra le più grandi produttrici di container al
mondo: la China International Marine Containers (Group) Co. (CIMC),
la Singamas Container Holdings, la CXIC Group Containers Co. e la
Shanghai Universal Logistics Equipment Co. (che produce e
commercializza contenitori con il marchio Dong Fang International
Containers). L'accusa è di aver cospirato al fine di limitare
la produzione di container e di manipolare i prezzi di quasi tutti i
container standard non refrigerati del mondo per oltre quattro anni,
da novembre 2019 almeno fino a gennaio 2024, in violazione della
Sezione 1 dello Sherman Antitrust Act che dichiara illegale ogni
contratto, associazione o cospirazione in restrizione del commercio
tra Stati o con nazioni straniere.
Rendendo noto che uno dei dirigenti, Vick Nam Hing Ma, direttore
marketing della Singamas, è stato arrestato lo scorso 14
aprile in Francia e la sua estradizione negli Stati Uniti è
in corso, mentre sei coimputati, dirigenti dell'azienda, sono
tuttora latitanti, il Dipartimento americano ha denunciato che «la
pluriennale cospirazione ha praticamente raddoppiato i prezzi dei
container standard tra il 2019 e il 2021, aumentando i profitti dei
produttori di container di circa cento volte durante la pandemia di
Covid-19 e la crisi della supply chain globale».
Commentando l'incriminazione, Stanley Woodward, che il 2 aprile
2025 è stato nominato dal presidente Donald Trump nel ruolo
di associate attorney general, la terza carica più alta del
Dipartimento di Giustizia, si è scagliato contro la
precedente amministrazione governativa di Joe Biden che a suo avviso
«ha ritenuto opportuno - ha denunciato riferendosi
evidentemente ai procedimenti federali contro Trump - dare priorità
alla strumentalizzazione del Dipartimento attraverso originali
teorie giuridiche di persecuzione penale anziché concentrarsi
sui criminali maggiormente responsabili della manipolazione dei
mercati per trarre profitto da una pandemia globale. Fortunatamente
- ha aggiunto Woodward - questo Dipartimento ha corretto questo
errore, eliminando l'uso strumentale da parte del governo e dando
priorità ad assicurare prezzi accessibili per tutti gli
americani».
L'acting assistant attorney general della divisione Antitrust
del Dipartimento, Omeed A. Assefi, nominato all'inizio del secondo
mandato presidenziale di Trump, ha affermato che «i cartelli
globali di fissazione dei prezzi colpiscono al cuore la nostra
libertà economica. Durante la pandemia di Covid - ha
sottolineato - gli imputati hanno tenuto in ostaggio le scorte
mondiali di container per il trasporto marittimo, quando le nostre
supply chain ne avevano più bisogno. Hanno derubato i
cittadini americani, che di conseguenza hanno pagato di più e
hanno dovuto aspettare più a lungo per ricevere beni
essenziali».
Il Dipartimento ha reso noto che agli imputati è
addebitata, tra le altre, l'accusa di essersi riuniti il 14 novembre
2019 presso la sede centrale della CIMC a Shenzhen per concordare un
aumento del prezzo dei container per merci secche attraverso la
limitazione del numero di turni e di ore di funzionamento
giornaliero di ciascuna linea di produzione di dry container,
attraverso l'installazione di 87 telecamere di videosorveglianza su
tutte le 49 linee di produzione di questo tipo di container per
garantire che le aziende non superassero i limiti concordati.
Inoltre, avrebbero deciso di vietare la costruzione di nuove
fabbriche di container e di istituire un fondo che prevedesse un
meccanismo per sanzionare finanziariamente qualsiasi violazione
dell'accordo di limitazione della produzione.
La violazione dello Sherman Act prevede una pena massima di
dieci anni di reclusione, una multa di un milione di dollari per le
persone fisiche e una sanzione massima di 100 milioni di dollari per
le aziende.
Non è la prima volta che l'amministrazione di Donald
Trump prende nel suo mirino l'industria cinese della produzione di
container intermodali, per denunciarne il quasi monopolio mondiale e
di aver deliberatamente agito per manipolare i prezzi dei
contenitori. In attesa di conoscere nel dettaglio le tesi
dell'accusa, non è difficile immaginare quale potrebbero
essere alcune controdeduzioni da parte cinese, a partire ovviamente
dagli effetti sulla produzione dei container del lockdown attuato
per contrastare la diffusione della pandemia, con una riduzione
delle attività produttive che furono invece rapidamente
ripristinate quando le restrizioni si attenuarono e, soprattutto,
quando la domanda mondiale di trasporto containerizzato subì
un'eccezionale impennata a metà del 2020 con l'attenuazione
dell'emergenza sanitaria.
I produttori cinesi di container potrebbero argomentare, non
senza fondamento, che nel periodo caratterizzato dalla pandemia, e
in quello successivo, l'andamento della loro produzione e dei loro
risultati economici risulta in linea con quello delle principali
compagnie di navigazione containerizzate mondiali.
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