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16 maggio 2021 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 18:10 GMT+2



19 aprile 2021

Fedespedi chiede il rinvio al 31 dicembre dell'applicazione delle nuove regole sui controlli radiometrici

De Crescenzo: tempi e costi dilatati metterebbero a serio rischio la capacità della logistica italiana di competere a livello globale

Fedespedi esorta il governo a rinviare al prossimo 31 dicembre l'applicazione delle nuove regole sui controlli radiometrici in importazione nei porti e negli aeroporti italiani, la cui entrata in vigore attualmente è prevista per il prossimo 30 aprile. Le nuove regole - ha ricordato la federazione degli spedizionieri italiani - renderanno obbligatoria la sorveglianza radiometrica su una lunghissima lista di merci, compresi semplici viti o bottoni metallici, ed i controlli e i relativi oneri in termini di tempi e costi - secondo stime Confetra - ricadrebbero sul 70-80% delle merci in import.

Fedespedi ha evidenziato che il conseguente aumento esponenziale delle attività di controllo sulla merce in arrivo rischia di paralizzare gli scali italiani, che nell'ultimo anno hanno già dovuto affrontare situazioni di grande difficoltà: la riorganizzazione del lavoro richiesta dal Covid, il calo dei traffici e, da ultimo, il rischio di congestione come conseguenza del blocco del canale di Suez, che dovrebbe avere il suo picco proprio in corrispondenza dell'entrata in vigore delle nuove regole.

«Chiediamo al Ministero dello Sviluppo Economico - ha spiegato Domenico de Crescenzo, vicepresidente di Fedespedi con delega a Customs e rapporti con l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli - di prorogare il termine del 30 aprile e far slittare al 31 dicembre 2021 l'entrata in vigore delle nuove regole sulla sorveglianza radiometrica delle merci in ingresso nel Paese. Questo per dare il tempo agli uffici competenti - oltre al Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero degli Affari Esteri, dell'Ambiente, del Lavoro, della Salute, sentiti l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e l'Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare - di fissare, prima della prossima scadenza a fine anno, le nuove regole e un nuovo elenco dei prodotti che dovranno essere sottoposti ai controlli radiometrici in sede di sdoganamento, in continuità con quanto previsto dalle norme vigenti, che dimostrano di essere già ampiamente efficaci nel garantire la sicurezza delle merci rispetto a eventuali rischi di radioattività».

Fedespedi, infatti, insieme a Confetra che lo scorso 26 marzo ha inviato al ministro Giorgetti una lettera congiunta con Confindustria sul tema, chiede di confermare le disposizioni del decreto ministeriale n.100/2011, provvedimenti - ha rilevato la federazione - «che hanno dimostrato negli anni di essere efficaci nello scongiurare qualsiasi rischio di contaminazione radioattiva e che sono già le più rigorose tra quelle adottate dagli Stati membri UE, anche secondo il parere autorevole del Direttore dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Marcello Minenna, il quale - attento e aperto al dialogo con il mondo della logistica - condivide anche la preoccupazione circa un possibile rallentamento del sistema logistico nazionale».

«Rendere più severe norme già efficienti - ha sottolineato de Crescenzo - non porterebbe alcun ulteriore vantaggio in termini di sicurezza e tutela della salute pubblica, che sono per noi, come per l'amministrazione pubblica, una sicura priorità. Tuttavia, sicuramente danneggerebbe gli interessi economici nazionali. La competitività dei nostri porti e aeroporti e la loro capacità di attrarre traffici sono strettamente legati all'efficienza delle attività di sdoganamento delle merci. Tempi e costi dilatati metterebbero a serio rischio la capacità della logistica italiana di competere a livello globale, a scapito di operatori, imprese produttrici e di tutta l'economia italiana, già gravata da un anno come quello pandemico, dove numerose disruption nella supply chain hanno dimostrato quanto la logistica sia, invece, un settore strategico, dal quale dipendono il benessere economico e sociale del Paese».


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