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15 luglio 2022

I sindacati annunciano battaglia contro la decisione di Wärtsilä di chiudere la storica attività di costruzione di motori marini a Trieste

Fedriga (Regione FVG): scelta inaccettabile nei metodi e nei modi

È stata annunciata la prossima chiusura della storica attività di costruzione di motori marini a Trieste imperniata dal secondo dopoguerra del secolo scorso sull'attività della Grandi Motori Trieste (GMT), nata come joint venture tra il gruppo Iri e la Fiat, e poi passata al gruppo finlandese Wärtsilä Corporation che dal 2000 l'ha posta sotto la guida di Wartsila Italia. L'azienda finlandese ha infatti comunicato l'intenzione di portare l'attività di produzione di motori a quattro tempi a Vaasa, in Finlandia, e di cessare la produzione a Trieste, fermo che comporterà la perdita del lavoro per circa 450 persone.

Un annuncio che ha provocato l'immediata reazione delle organizzazioni sindacali. Luca Trevisan, segretario nazionale della Fiom-Cgil, l'ha definita una decisione «totalmente inaccettabile. La scelta di Wartsila di chiudere tutta la produzione a Trieste e delocalizzarla in Finalndia, con la dichiarazione di 451 esuberi su 973 lavoratori e lavoratrici dello stabilimento - ha sottolineato - va rispedita al mittente, e dimostra ancora una volta l'inefficacia della legislazione italiana nel contrastare lo strapotere delle multinazionali ed impedire le delocalizzazioni produttive. È intollerabile che, nel vuoto di politica industriale del governo, di misure a difesa del lavoro e delle attività produttive, le multinazionali considerino l'Italia terra di conquista, mercati e know-how da acquisire, senza vincolo alcuno sul piano sociale e occupazionale». Trevisan ha esortato governo e Regione Friuli Venezia Giulia ha convocare subito una tavolo istituzionale con le organizzazioni sindacali e la Rsu per intervenire direttamente su Wärtsilä e fermare i licenziamenti e l'annunciata distruzione di un patrimonio industriale.

Il segretario generale e il segretario nazionale di Fim Cisl, Roberto Benaglia e Massimiliano Nobis, hanno parlato di «grave atto industriale che - hanno evidenziato - denunciamo e contrastiamo». «Si tratta - hanno recriminato - di una delocalizzazione a tradimento, che la multinazionale effettua alle spalle del sindacato, dei lavoratori e di tutta la comunità triestina e dell'intero governo nazionale. La Fim Cisl denuncia subito questa grave scelta che indebolisce in maniera immotivata un tessuto industriale importante e qualificato proprio mentre, sulla trasformazione della mobilità della navalmeccanica, si possono realizzare progetti di investimento e di grande futuro. Chiediamo subito conto all'azienda di questa grave scelta e da oggi, chiediamo l'attivazione di tutti i tavoli regionali e nazionali, per contrastare questa decisione e per far cambiare posizione alla multinazionale. Come Fim Cisl - hanno ricordato Benaglia e Nobis - abbiamo nelle relazioni con l'azienda da tempo chiesto conto dei veri programmi industriali ma negli ultimi sei mesi abbiamo visto da parte della multinazionale un atteggiamento opaco e nebuloso che oggi porta ad una scelta gravissima costruita alle spalle dei lavoratori italiani».

Anche la Uilm ha definito «inaccettabile» la decisione della multinazionale Wärtsilä. «Stiamo parlando - hanno specificato Rocco Palombella, segretario generale Uilm, e Michele Paliani, coordinatore Uilm del settore della cantieristica navale - di uno stabilimento centrale per il gruppo in Italia, dove ha quattro siti in cui occupa in totale 1.150 persone, di cui 973 a Trieste, con rilevanti opportunità e prospettive produttive, anche grazie alla vicinanza al porto commerciale. Rimandiamo al mittente questo atto scellerato, comunicato con una modalità inqualificabile, ovvero un collegamento in videoconferenza di pochi minuti. Rimandiamo al mittente questa azione che contrasteremo in ogni sede per salvaguardare l'occupazione e il futuro di tutti i siti italiani. Sin da subito - hanno annunciato Palombella e Paliani - siamo pronti alla mobilitazione e chiediamo l'intervento immediato del Ministero dello Sviluppo economico e delle istituzioni locali per avviare un tavolo di confronto che scongiuri un dramma occupazionale, sociale e produttivo che interessa centinaia di lavoratori, di famiglie e un'intera comunità».

Annunciando la decisione di chiudere l'attività a Trieste, il gruppo finlandese ha precisato che ciò consentirà risparmi annui pari a circa 35 milioni entro il 2025, mentre la riorganizzazione delle attività avrà un costo per l'azienda di circa 130 milioni di euro. Rassicurando circa il mantenimento di attività in Italia, il presidente e amministratore delegato di Wärtsilä, Håkan Agnevall, ha spiegato che «l'Italia e Trieste continueranno ad essere molto importanti per Wärtsilä in molte aree, dato che intendiamo essere parte del processo di decarbonizzazione delle industrie marine e energetiche».

«Nelle difficili circostanze degli ultimi anni - ha proseguito Agnevall - i nostri dipendenti a Trieste hanno svolto un lavoro encomiabile. Tuttavia dobbiamo centralizzare la nostra base produttiva in Europa per migliorare ulteriormente la nostra competitiva». Ribadendo che Italia e Trieste continueranno ad essere molto importanti per Wärtsilä, Agnevall ha precisato che «a Trieste il nostro futuro si concentrerà su attività di ricerca e sviluppo, vendite, project management, sourcing, servizi e formazione. Oggi a Trieste - ha ricordato - una parte consistente dei nostri dipendenti è impegnata in queste attività».

Per nulla soddisfatto delle rassicurazioni dell'azienda, il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, ha denunciato che «quello messo in atto è un comportamento e una scelta che riteniamo inaccettabile nei metodi e nei modi e che ci lascia senza parole anche e soprattutto perché da più di un anno a questa parte non solo la Regione Friuli Venezia Giulia ma anche il governo nazionale avevano ricevuto ampie rassicurazioni sia dai vertici dell'azienda sia anche dalle istituzioni diplomatiche e governative finlandesi. Chiediamo sin da subito - ha affermato Fedriga - che venga ritirata l'annunciata delocalizzazione con la procedura avviata oggi, così come di non dare seguito agli esuberi».

Riferendosi alla mancanza di qualsiasi comunicazione dall'azienda circa questa decisione, il governatore della Regione ha evidenziato che Wärtsilä «addirittura ha fatto richiesta dei fondi PNRR del governo e che, a inizio di questa legislatura, aveva ricevuto un contributo dell'amministrazione regionale per lo sviluppo dell'opificio digitale». L'azienda - ha aggiunto Fedriga - «aveva più volte non solo ribadito la volontà di mantenere la produzione ma, perfino, di implementare lo sviluppo del sito di Trieste. A fronte di queste iniziali promesse e vista invece l'attuale inaccettabile decisione riteniamo di avere a che fare con chi racconta menzogne. Qualora ci fossero state altre volontà, diverse rispetto a quelle garantite, l'azienda avrebbe potuto e dovuto comunicarle in tempi e modi opportuni, così da poter consentire alle istituzioni, sindacati e realtà produttive, di pianificare per tempo e al meglio la situazione. Se Wärtsilä si ostinerà a perseguire questa strada e confermerà quindi che sino ad oggi ha mentito - ha proseguito il presidente della Regione - auspico che l'intero comparto produttivo italiano chiuda con essa ogni tipo di rapporto. Come può infatti pensare un cliente di questa azienda di avere dei rapporti garantiti con chi mente e fa l'opposto rispetto agli impegni presi? Di fronte ad un tale comportamento che ritengo inqualificabile e inaccettabile, ci sarà ora una risposta unitaria e forte, che vedrà il sistema istituzionale, confindustriale, produttivo e sindacale del Friuli Venezia Giulia muoversi in maniera compatta e decisa per assicurare ai dipendenti innanzitutto una tutela del lavoro e, soprattutto, un loro futuro. Pertanto da un lato attendiamo di veder avviati dall'azienda da subito tutti gli iter che garantiscano alle maestranze le loro legittime e dovute tutele e, dall'altro, auspico anche l'attivazione di tutte le conseguenze previste dalla legge a seguito di questa inaccettabile decisione. La Regione - ha concluso Fedriga - dal canto suo, già da oggi, c'è; da subito si schiererà al fianco dei lavoratori per fornire non solo tutto il supporto ma anche il percorso che possa garantire loro una certezza del futuro».

Assai dura anche la dichiarazione del ministro dello Sviluppo economico: «siamo sorpresi e molto irritati - ha detto Giancarlo Giorgetti - per la decisione ingiustificata e scorretta di Wärtsilä che improvvisamente ha comunicato la chiusura della linea produttiva a Trieste. Mi sono confrontato questa mattina con il ministro finlandese Ville Skinnari, anche lui all'oscuro di tutto. Ho già disposto l'immediata convocazione dei vertici della società per spiegazioni sul loro comportamento anche alla luce del fatto che la società finlandese aveva avviato proprio con il Mise una negoziazione per chiudere un accordo di innovazione».



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