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09 December 2021 The on-line newspaper devoted to the world of transports 11:32 GMT+1

A) DINAMICHE MACROECONOMICHE
A1 CRESCITA DEL PIL NELLE DIVERSE AREE GEOGRAFICHE
A2 ANDAMENTO DEL COMMERCIO MONDIALE
Il commercio per aree geografiche
I movimenti di import-export dell'Italia
Il commercio per tipologie di prodotto
A3 GLOBALIZZAZIONE E INTEGRAZIONE NELL'ECONOMIA MONDIALE


A1 CRESCITA DEL PIL NELLE DIVERSE AREE GEOGRAFICHE

Il quadro macroeconomico mondiale ha mostrato negli ultimi tre anni (dal 1994 al 1996) segnali di miglioramento, dopo il trend di crescita molto debole del periodo 1991-93.

A livello mondiale la crescita della produzione si è riportata al di sopra del 3% annuo, ancorché differenziata per aree geografiche:

i paesi industrializzati nel triennio passato hanno avuto una crescita nell'ordine del 2% annuo, con una performance migliore degli Stati Uniti ed una peggiore del Giappone;

i paesi in via di sviluppo hanno vista l'aumento del proprio prodotto interno intorno al 6% annuo;

è particolarmente rilevante la crescita dell'Asia, a tassi annui dell'8%: in particolare i 4 paesi asiatici di recente industrializzazione (Hong Kong, Singapore, Taiwan e Corea del Sud) hanno continuato a svilupparsi al ritmo del 7% annuo;

i paesi dell'ex-Urss in transizione verso l'economia di mercato stanno invertendo la tendenza negativa dei primi anni '90 e tornando ad una crescita, ancorché limitata.

La situazione italiana è sostanzialmente allineata con quella degli altri paesi industrializzati. Alla crisi, culminata nel 1993 con un calo del PIL dell'1.2%, ha fatto seguito una tiepida ripresa con ritmi compresi fra il 2 ed il 3% annuo.

(*) dati stimati

CRESCITA DEL PIL NELLE DIVERSE AREE GEOGRAFICHE

Fonte: Fondo Monetario Internazionale - World Economic Outlook 1996

Scendendo ad analizzare, più nello specifico, i livelli di crescita degli ultimi anni e le previsioni per l'immediato futuro, si vede che il Fondo Monetario Internazionale per il medio periodo sostanzialmente conferma l'andamento dell'ultimo triennio:

per i paesi industrializzati si prevede una crescita media annua del 2.7%;

per i paesi in via di sviluppo si prevede una crescita del 6.5% medio annuo, più accentuata in Asia che in Africa, in America ed in Medio Oriente.

  1995 1996 1997 (*) 1998 (*)
Mondo 3.7 4.0 4.4 4.4
Paesi industrializzati 2.1 2.3 2.7 2.7
Paesi in via di sviluppo 6.0 6.5 6.6 6.5
Paesi in transizione - 0.8 0.1 3.0 4.8

(*) dati stimati

CRESCITA DEL PIL NELLE DIVERSE AREE GEOGRAFICHE

Fonte: Fondo Monetario Internazionale - World Economic Outlook 1997

Si rileva tuttavia come il panorama in Italia e nell'Unione Europea si presenta a tinte grigie.

Nel 1996 la crescita registrata dall'Istat in Italia è stata appena dello 0.7%, dopo l'espansione del biennio precedente (+2.2% e +2.9% rispettivamente nel 1994 e nel 1995).

Anche negli altri paesi dell'Unione Europea, impegnati al rispetto dei criteri di convergenza imposti dal Trattato di Maastricht, la congiuntura non è espansiva.

A2 ANDAMENTO DEL COMMERCIO MONDIALE

Il volume degli scambi di merci nel 1996 è cresciuto del 4%, un aumento simile a quello riportato nel periodo 1990-93, secondo i dati della WTO.

Questo significa che dopo due anni di crescita molto sostenuta degli scambi (9% nel '94; 8,5% nel '95), il 1996 è stato un anno di decelerazione, nonostante l'andamento della produzione mondiale si sia mantenuto su livelli stabili.

In conseguenza di ciò, il rapporto fra crescita del commercio e crescita della produzione, che aveva raggiunto il massimo a metà degli anni '90, si è ridotto drasticamente.

Questo cambiamento appare attribuibile principalmente allo sviluppo asiatico, dove l'aumento degli scambi è stato inferiore a quello della produzione.

Va comunque rilevato come la crescita degli scambi (esportazioni e importazioni) si sia mantenuta doppia rispetto alla crescita della produzione in Europa Occidentale, Nord America e America Latina.

Il rallentamento della crescita delle esportazioni misurate in valore è stato ancora più accentuato, passando da un +20% nel 1995 al +4% nel 1996, a causa della stagnazione dei prezzi in dollari delle merci scambiate.

Il commercio in prodotti che avevano beneficiato di trend di prezzo e/o di domanda molto forti nel 1995, come le attrezzature per ufficio e telecomunicazioni, ferro e acciaio e metalli non ferrosi, è stato influenzato negativamente dal declino dei prezzi e dall'indebolimento della domanda. Al contrario, le esportazioni di combustibili sono cresciute in valore del 10% in seguito al rialzo dei prezzi del petrolio.

Per ciò che riguarda gli scambi di servizi, la crescita in valore nel 1996 è stata del 5%, anche in questo caso in rallentamento rispetto agli anni immediatamente precedenti.

La frenata della crescita è stata più accentuata in Europa Occidentale ed in Asia rispetto che in Nord America, anche per effetto della situazione congiunturale.

Le prime indicazioni fornite dalla WTO relativamente ai tre settori dei servizi mostrano che l'incremento più basso ha riguardato proprio i trasporti, mentre viaggi e turismo sono stati in media e la categoria "altri" (servizi finanziari ed assicurativi, brevetti, royalties, servizi per costruzioni e altri) continua ad essere la più dinamica.

Il fattore che ha portato alla quasi stagnazione del valore degli scambi nei servizi di trasporto è stata la debolezza del commercio di beni, unitamente al contenimento dei prezzi dei servizi stessi.

Il commercio per aree geografiche

Innanzitutto occorre analizzare come si distribuisce il commercio di merci nelle varie aree geografiche, partendo dai dati forniti dalla WTO e risalenti al 1994.

La quota maggiore è detenuta dall'Europa Occidentale, che partecipa al commercio nella misura del 44%.

Seguono l'Asia, con una quota intorno al 25%, ed il Nord America, che detiene il 18% degli scambi mondiali.

Le altre macro-aree hanno quote comprese fra il 2% ed il 5%.

Escludendo il commercio infra-regionale e focalizzandosi su quello fra le macro-aree, che è quello più interessante dal punto di vista del trasporto marittimo, la situazione si modifica considerevolmente.

Emerge infatti come in Europa Occidentale il commercio all'interno dell'area pesi per il 70% del totale, mentre questa percentuale sia notevolmente inferiore per l'Asia (52%) e per il Nord America (38%).

Il risultato è che l'Europa Occidentale detiene il 13% degli scambi fra le macro-aree, mentre l'Asia ed il Nord America detengono il 12% ciascuno.

Si delinea dunque una tripolarità degli scambi incentrata su Unione Europea, Stati Uniti ed Asia, con particolare attenzione all'Estremo Oriente.


QUOTE DELLE MACRO-AREE NELLO SCAMBIO MONDIALE DI MERCI

(percentuali basate sugli scambi in valore, anno 1994)

Fonte: WTO

L'analisi dei dati congiunturali per macro-area geografica mostra delle differenze significative: il rallentamento nella crescita degli scambi di merci è stato più sentito in Asia, Europa occidentale e nei paesi in transizione, mentre è stato meno pronunciato in Nord America ed in America Latina.

Esportazioni   Importazioni
Media

1990-96

1995 1996   Media

1990-96

1995 1996
5.5 8.5 4.0 Mondo 6.0 8.5 4.5
7.0 9.5 5.5 Nord America 7.0 8.0 5.5
8.5 12.0 11.0 America Latina 11.0 3.0 10.5
5.0 8.0 4.0 Unione Europea 4.0 6.0 2.5
3.5 14.5 3.5 Economie in transizione 2.5 11.5 12.0
7.0 9.5 2.5 Asia 9.5 14.0 4.5
1.0 3.5 -0.5 Giappone 6.0 12.5 2.5
10. 14.5 3.5 6 "tigri" asiatiche 10.5 15.5 4.0

ANDAMENTO DEL VOLUME DEGLI SCAMBI DI MERCI PER AREA GEOGRAFICA, 1990-96

(variazioni percentuali annue)

Fonte: WTO

A livello di singoli paesi, vale la pena sottolineare quali sono state le performance più dinamiche nel periodo 1990-96.

I paesi più brillanti dal punto di vista dei commerci, come si può vedere nella Tabella che segue, sono stati Argentina, Cina, Indonesia, Corea del Sud, Malaysia, Messico, Filippine, Singapore e Thailandia, che figurano sia fra gli esportatori sia fra gli importatori.

Fra i paesi occidentali figurano solo Irlanda, Spagna e Turchia.

Esportatori Importatori
Malaysia 18 Argentina 34
Filippine 17 Polonia 22
Cina 16 Malaysia 18
Tailandia 16 Filippine 18
Singapore 15 Cina 17
Messico 15 Brasile 17
Irlanda 13 Colombia 16
Kuwait 12 Emirati Arabi Uniti 15
Corea del Sud 12 Cile 15
Indonesia 12 Messico 14
Argentina 12 Singapore 14
India 11 Corea del Sud 14
Spagna 11 Tailandia 13
    Indonesia 12
    Turchia 11
    Israele 11
    Taiwan 11

PAESI PIU' DINAMICI NEL COMMERCIO, 1990-96

(variazioni annue percentuali degli scambi misurati in dollari)

I movimenti di import-export dell'Italia

La fase di deprezzamento della lira, susseguente all'uscita della moneta italiana dal Sistema Monetario Europeo nel 1992, ha portato ad una notevole dinamica dei movimenti import-export italiani nel corso degli anni '90.

Tale dinamica favorevole sembra si stia mantenendo anche nel 1996, anno in cui i cambi si sono nuovamente stabilizzati.

Gli scambi internazionali misurati a quantità nel periodo 1990-1995 sono cresciuti complessivamente dell'11% circa, con un incremento molto più accentuato delle esportazioni (+26.8%) rispetto alle importazioni (+6.7%).

Anno Import Var.% Export Var.% Totale Var.%
1990 266,464,973   73,410,692   339,875,665  
1991 271,902,662 2.0% 74,422,493 1.4% 346,325,155 1.9%
1992 272,730,728 0.3% 80,332,297 7.9% 353,063,025 1.9%
1993 257,853,849 -5.5% 88,273,404 9.9% 346,127,253 -2.0%
1994 271,510,473 5.3% 91,164,624 3.3% 362,675,097 4.8%
1995 284,371,225 4.7% 93,100,669 2.1% 377,471,894 4.1%

MOVIMENTI IMPORT-EXPORT IN ITALIA A QUANTITA'

(tonnellate)

Fonte: Ministero dei Trasporti e della Navigazione

I dati sugli scambi a valore mostrano che gli incrementi sono stati ancora superiori.

Nello stesso periodo 1990-1995 le importazioni sono cresciute del 52.7% e le esportazioni addirittura dell'85%.

Questo ha portato il saldo fra esportazioni ed importazioni in positivo.

Anno Import Var.% Export Var.% Saldo
1990 217,723,207   203,496,142   -14,227,065
1991 225,767,103 3.7% 209,745,393 3.1% -16,021,710
1992 231,989,299 2.8% 219,399,352 4.6% -12,589,947
1993 232,991,206 0.4% 266,214,442 21.3% 33,223,236
1994 272,381,647 16.9% 308,045,632 15.7% 35,663,985
1995 332,409,083 22.0% 376,785,707 22.3% 44,376,624
1996 319,396,371 - 3.9% 386,947,368 2.7% 67,550,997

MOVIMENTI IMPORT-EXPORT IN ITALIA A VALORE

(milioni di Lire)

Fonte: Ministero dei Trasporti e della Navigazione, ISTAT

Come si può vedere dai dati riportati, il 1996 ha rivelato però un'inversione di tendenza, evidenziando una lieve flessione nelle importazioni di merci (misurate in valore), mentre le esportazioni sono cresciute del 2.7%, valore inferiore alle performance registrate negli anni precedenti. Ciò nonostante il saldo commerciale con l'estero è ulteriormente cresciuto, superando i 60.000 miliardi di Lire.

Se si considera però che il cambio medio con il dollaro americano nel 1996 è stato pari a 1,543 lire rispetto a 1,629, dato medio del 1995, riportando il volume degli scambi in dollari USA si rileva come le importazioni siano rimaste sostanzialmente stabili (+ 0,5%), mentre la crescita delle esportazioni, in valore, risulta più sensibile (+ 7,2%).

Analizzando i principali paesi destinatari delle esportazioni italiane nel 1996, si rileva la prevalenza dei paesi UE (55.3% del totale delle esportazioni italiane) rispetto a quelli non comunitari (44.7%). Passando ad analizzare i singoli paesi, quelli con il maggior volume di scambi con l'Italia -valutando sempre il valore totale delle esportazioni in USD- sono in assoluto la Germania (17.4%) e la Francia (12.5%), mentre tra i paesi non UE prevalgono gli Stati Uniti (7.3%), i paesi dell'Europa centrale e dell'Est (5.8%) ed i paesi asiatici di nuova industrializzazione (4.3%).

  1995 1995

%

1996 1996

%

96/95

var. %

Paesi UE 134,101 57.3% 138,563 55.3% 3.3%
Francia 30,579 13.1% 31,366 12.5% 2.6%
Belgio / Lussemburgo 6,761 2.9% 6,906 2.8% 2.1%
Olanda 6,961 3.0% 7,365 2.9% 5.8%
Germania 44,156 18.9% 43,682 17.4% - 1.1%
Gran Bretagna 14,579 6.2% 16,193 6.5% 11.1%
Irlanda 943 0.4% 1,001 0.4% 6.1%
Danimarca 2,045 0.9% 2,111 0.8% 3.3%
Grecia 4,470 1.9% 4,712 1.9% 5.4%
Portogallo 3,270 1.4% 3,326 1.3% 1.7%
Spagna 11,394 4.9% 12,292 4.9% 7.9%
Svezia 2,272 1.0% 2,503 1.0% 10.2%
Finlandia 1,067 0.5% 1,202 0.5% 12.6%
Austria 5,603 2.4% 5,902 2.4% 5.3%
Paesi non UE 99,893 42.7% 112,213 44.7% 12.3%
EFTA 9,767 4.2% 10,561 4.2% 8.1%
Europa dell'Est e centrale 11,461 4.9% 14,661 5.8% 27.9%
OPEC 7,775 3.3% 8,743 3.5% 12.5%
USA 16,848 7.2% 18,402 7.3% 9.2%
Cina 2,695 1.2% 2,868 1.1% 6.4%
Giappone 5,346 2.3% 5,583 2.2% 4.4%
Paesi asiatici NIC 9,460 4.0% 10,735 4.3% 13.5%
Altri 36,541 15.6% 40,660 16.2% 11.3%
TOTALE 233,993 100 250,776 100% 7.2%

ESPORTAZIONI ITALIANE 1995 - 1996

(milioni di USD)

Fonte: elaborazione World Transport and Trade -Saima Avandero Group- da varie fonti

Se si valorizzano invece i volumi delle importazioni italiane nel 1996, tra i principali paesi di scambio prevalgono i paesi UE, con una quota sul totale delle importazioni italiane che sale al 60.8%, rispetto ai paesi non comunitari (39.2%). Passando ad analizzare i singoli paesi, quelli con il maggior volume di scambi con l'Italia -considerando il valore totale delle importazioni in USD- rimangono la Germania (18.5%) e la Francia (13.5%); tra i paesi non UE prevalgono i paesi OPEC (6.2%), seguiti dai paesi dell'Europa centrale e dell'Est (5.8%) e dagli Stati Uniti (4.9%).

Il commercio per tipologie di prodotto

Riorganizzando il commercio mondiale per tipologie di prodotti trasportabili, con l'esclusione delle rinfuse solide e liquide, ed ordinando le quote degli scambi mondiali in base al valore degli scambi, si ottiene che la quota maggiore è rappresentata da macchine e apparecchiature per il trasporto (con l'eccezione di prodotti automobilistici, per ufficio e telecomunicazioni), con il 18%.

Seguono i prodotti agricoli, le macchine per ufficio e telecomunicazioni ed i prodotti estrattivi, tutti con quote fra l'11% ed il 13%.

Nel grafico che segue sono rappresentate le varie categorie del commercio con le rispettive quote sul totale del commercio mondiale.


ESPORTAZIONI MONDIALI DI MERCI PER TIPOLOGIA DI PRODOTTO

(quote percentuali basate sui valori)

Fonte: WTO

Dall'inizio del decennio queste percentuali si sono modificate poco, con due eccezioni: i prodotti estrattivi hanno ridotto la propria importanza dal 14% all'11%, mentre le macchine per ufficio e telecomunicazioni sono cresciute dal 9% ad oltre il 12%.

A3 GLOBALIZZAZIONE E INTEGRAZIONE NELL'ECONOMIA MONDIALE

Nel secondo dopoguerra si è verificato tutti gli anni che, a livello mondiale, la crescita del commercio di beni ha superato la crescita della produzione. Secondo le stime della World Trade Organization nel periodo 1950-1994 il volume del commercio mondiale è cresciuto in media del 6% all'anno, mentre la produzione è cresciuta a ritmi intorno al 4% annuo.

Questo significa che, nei 45 anni considerati, la produzione mondiale di beni è aumentata di 5,5 volte, mentre il commercio si è moltiplicato 14 volte in termini reali.

I dati della WTO evidenziano come questa tendenza si sia accentuata nel corso dell'ultimo decennio. Nel decennio 1974-1984 il rapporto fra crescita del commercio e crescita della produzione è stato di appena 1.2 punti, mentre nel periodo 1984-1994 è stato di 2.8 punti.

In altri termini nell'ultimo decennio il commercio mondiale è aumentato tre volte più rapidamente della produzione.

Questo si verifica anche disaggregando i dati nei tre settori -agricolo, estrattivo e manifatturiero- e prendendo in considerazione il commercio di servizi; l'unica eccezione è rappresentata dal settore estrattivo nel periodo 1974-1984, per cui si è verificata una contrazione dei commerci.

In sintesi a partire dal dopoguerra è in corso un processo di integrazione economica che ha subito un rallentamento nel periodo della crisi petrolifera, ma ha conosciuto una forte accelerazione negli anni '90.

Le definizioni e descrizioni di questo fenomeno di globalizzazione sono più qualitative che quantitative. Secondo l'OCSE è il processo per effetto del quale i mercati e la produzione in paesi diversi divengono sempre più interdipendenti, a causa delle dinamiche del commercio di beni e servizi e dei flussi di capitali e tecnologie.

L'interdipendenza è quindi rivelata non solo dalla crescita degli scambi in rapporto al prodotto, ma anche dall'aumento degli investimenti stranieri, delle sub-forniture internazionali, dei brevetti internazionali, di fusioni, acquisizioni, joint ventures ed accordi fra imprese di diverse nazioni.

Non è questa la sede per approfondire le cause del fenomeno. Tuttavia vale la pena citare i tre elementi che maggiormente hanno influito sul processo di globalizzazione dell'economia:

le politiche governative improntate alla liberalizzazione degli scambi e dei flussi di capitali;

le innovazioni tecnologiche che riducono i costi di comunicazione e trasporto;

l'evoluzione delle strategie delle imprese e degli investitori, che si muovono alla ricerca di nuovi mercati di approvvigionamento e di sbocco, in questo determinando ed essendo facilitati dai due fattori precedenti.

Il processo di globalizzazione ed integrazione dell'economica ha profondamente modificato, in pratica ridisegnato, le modalità di produzione e distribuzione dei prodotti sul pianeta.

Rammentiamo per sommi capi la natura, le caratteristiche e le implicazioni di questi fenomeni.

I processi manifatturieri delle imprese dei paesi più industrializzati tendono ad essere segmentati in fasi intermedie ed allocati in varie aree geografiche secondo una logica di ottimizzazione dei costi. Ciò significa diminuire la domanda di trasporto a lungo raggio di materie prime ed aumentare la domanda di trasporto di prodotti finiti e/o intermedi su tratte tendenzialmente più brevi.

Alcuni paesi sviluppati stanno trasferendo interi complessi produttivi in paesi con basso costo di mano d'opera o per evitare restrizioni di quote od altre limitazioni di mercato. Ciò determina una diminuzione di domanda di trasporto di prodotti finiti e di percorrenza per le materie prime.

Alcuni paesi emergenti, produttori di materie prime, tendono ad avviare la loro industrializzazione effettuando alcune prime trasformazioni. Tipico è il caso di industrie petrolchimiche allocate immediatamente a valle dei paesi di estrazione. Ciò tende a ridurre le quantità globali trasportate ed a modificare il mix tra prodotti grezzi e prodotti intermedi o finiti.

Le economie delle aree emergenti, specie nel Far East, tendono, nella loro fase di crescita, ad intensificare gli scambi non solo da e per i paesi piu' sviluppati dell'Europa e degli USA, ma anche tra i diversi paesi della stessa area regionale.

Questo fattore determinera' probabilmente sempre maggiori effetti sui traffici marittimi sia in termini quantitativi che di direzione nei flussi.

Questa metodologia produttiva puo' inserirsi all'interno del processo di articolazione e verticalizzazione di una impresa ovvero connettere una catena produttiva basata sulla logica cliente-fornitore. In entrambi i casi i riflessi sul settore trasportistico sono i medesimi: diminuzione dei lotti in termini di quantita' unitarie, crescita della rapidita' ed affidabilita' della distribuzione (spesso con qualita' certificata), visione unitaria door-to-door dell'intera catena trasportistica.

La ricerca industriale in tutti i settori produttivi tende, al fine di ottimizzare i costi, a minimizzare il peso dei componenti, a sperimentare nuove tipologie di materiali, a ottimizzare le forme dei prodotti (processo di miniaturizzazione). Queste metodologie produttive spesso si accompagnano alle tecniche just in time e determinano, rafforzandoli, gli stessi impatti.

Sia per motivazioni economiche, che per la crescente pressione dei movimenti ambientalisti e' in atto nei paesi piu' industrializzati una tendenza a sostituire una quota di materie prime con l'utilizzo sempre maggiore del riciclaggio dei rifiuti e dei rottami. Cio' determina una tendenziale contrazione della domanda di trasporto nel tanker e nelle rinfuse solide.

Le tecniche di produzione dell'energia tendono a modificarsi anche in relazione ad aspetti ambientali nei paesi piu' sviluppati. L'utilizzo del gas, ad esempio, viene visto con maggior favore rispetto al petrolio o al carbone: ciò determina modificazioni nel mix e nelle quantita' trasportate.

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