
«Mentre il petrolio sfiora i 105 dollari al barile a causa
delle tensioni internazionali e dei rischi sul traffico nello
Stretto di Hormuz, il governo continua a non assumere alcun
provvedimento sulle accise sui carburanti. Una situazione
francamente inaccettabile». Lo ha denunciato Cinzia Franchini,
presidente di Ruote Libere, associazione che rappresenta gli
autotrasportatori. «Durante la campagna elettorale del 2022 -
ha ricordato Franchini - Giorgia Meloni aveva promesso il taglio
delle accise sui carburanti accusando i governi precedenti di fare
cassa sulla pelle di chi lavora. Oggi però quelle promesse
sono rimaste lettera morta. Le accise non sono state ridotte e il
taglio temporaneo introdotto dal governo precedente non è
stato rinnovato».
Secondo Ruote Libere la dinamica fiscale sui carburanti è
evidente. «Tra accise e IVA - ha evidenziato Franchini - lo
Stato incassa ogni giorno oltre 100 milioni di euro dalla vendita di
benzina e gasolio. È chiaro quindi che più il prezzo
dei carburanti aumenta, più cresce anche il gettito fiscale».
A questo si aggiunge il recente riallineamento delle accise: «dal
primo gennaio 2026, con il cosiddetto riallineamento fiscale - ha
spiegato la presidente di Ruote Libere - l'accisa sul gasolio è
stata portata a 672,9 euro per mille litri. Un ulteriore aumento
della pressione fiscale proprio sul carburante che alimenta il
trasporto merci».
«La verità - ha affermato Franchini - è che
gli autotrasportatori stanno sostenendo costi sempre più
pesanti mentre lo Stato continua a incassare. Ma senza il trasporto
su strada l'economia italiana si ferma. Continuare a trattare il
settore come un bancomat fiscale è semplicemente
irresponsabile».
Ruote Libere ha sollecitato interventi immediati e concreti per
risolvere la situazione, a partire da due misure che l'associazione
ritiene siano attuabili da subito: la riduzione immediata delle
accise sul gasolio, almeno per compensare l'aumento introdotto con
il riallineamento fiscale del gennaio 2026; l'introduzione di un
meccanismo automatico di riduzione delle imposte sui carburanti
quando il prezzo del petrolio supera determinate soglie, per evitare
che ogni crisi internazionale si trasformi automaticamente in un
aumento dei costi per il trasporto e per tutta l'economia.
«Il governo - ha concluso Franchini - deve decidere da che
parte stare: se dalla parte di chi lavora e tiene in piedi la
logistica del Paese oppure dalla parte di un sistema fiscale che
continua a fare cassa sul gasolio. Lo Stato incassa oltre 100
milioni di euro al giorno dai carburanti: una parte di queste
risorse deve tornare subito a chi tiene in movimento l'economia del
Paese».