
La sicurezza del lavoro nei porti «è un dogma di
cui siamo tutti consapevoli. Ma questa consapevolezza deve diventare
il sentimento dominante del nostro quotidiano». Lo ha
sottolineato il vicepresidente di Assologistica, Agostino Gallozzi
intervenendo al seminario sul tema “Il porto che verrà:
sfide e necessità per la sicurezza sul lavoro”,
tenutosi ieri a Roma presso la Sala Regina della Camera dei
Deputati, che è stato organizzato dall'Ente Bilaterale
Nazionale (EBN) Porti, l'organismo paritetico costituito da tutte le
parti stipulanti il contratto collettivo nazionale dei lavoratori
dei porti - Assoporti, Assiterminal, Assologistica e Uniport - per
la parte datoriale, e le organizzazioni sindacali Filt-Cgil,
Fit-Cisl e Uiltrasporti in rappresentanza dei lavoratori.
«Alla formazione primaria - ha spiegato Gallozzi - va
affiancata la sicurezza comportamentale, la cosiddetta BBS,
Behavior-Based Safety: un approccio in cui il focus si sposta dalla
sola osservanza delle regole, che resta sempre doverosa, alla piena
consapevolezza dei comportamenti, coinvolgendo attivamente i
lavoratori nella costruzione di una vera cultura della sicurezza».
Nel suo intervento, il vicepresidente di Assologistica ha
evidenziato la necessità di rafforzare il passaggio da un
modello fondato esclusivamente sul rispetto delle prescrizioni a un
percorso più partecipato, in cui ogni lavoratore sia parte
attiva nella prevenzione e nella gestione dei rischi. Un tema
centrale per un settore, come quello portuale che - ha rilevato - è
caratterizzato da operazioni complesse, ambienti dinamici e
responsabilità condivise.
Nel corso del seminario la Scuola Nazionale Trasporti e
Logistica ha presentato l'aggiornamento del rapporto sull'andamento
del fenomeno infortunistico nelle operazioni portuali, realizzato
per l'EBN. Dall'analisi dei dati di questo lavoro è emersa,
in positivo, una diminuzione del numero di infortuni nell'ultimo
biennio preso in considerazione (2023-2024) rispetto a quanto era
stato rilevato nelle precedenti edizioni del rapporto che lo stesso
EBN aveva realizzato anni addietro e il crescente coinvolgimento e
attenzione dei diversi protagonisti dell'operatività al tema
della sicurezza del lavoro. Come già emersa nelle precedenti
indagini, si è confermata anche la necessità di
un'attenzione costante e motivata alla sicurezza nel settore,
l'importanza della formazione e l'esigenza, tra l'altro, di
istituire un sistema nazionale unificato di monitoraggio degli
infortuni in ambito portuale.
I lavori sono proseguiti con una tavola rotonda tra
rappresentanti delle diverse parti costitutive dell'Ente Bilaterale,
nel corso della quale il vicepresidente dell'Unione Nazionale
Imprese Portuali (Uniport), Alberto Casali, ha sottolineato come
l'operato delle imprese nel promuovere la cultura della sicurezza
fra i lavoratori e nell'investire nella formazione possa portare a
risultati di assoluto rilievo. A tal proposito ha illustrato i
lusinghieri risultati raggiunti nel terminal portuale MCT di Gioia
Tauro, di cui è amministratore, sia per quanto riguarda la
riduzione del numero di incidenti in totale nonché del tasso
di incidentalità rispetto alle ore lavorate. Casali ha
rimarcato l'importanza della prevenzione per il raggiungimento di
quei risultati, ancor più significativi ed esplicativi dello
sforzo messo in atto dall'azienda attesa la complessità di un
terminal - quale MCT - che è il maggiore in Italia per
container movimentati, con volumi in significativa crescita e un
numero di mezzi contemporaneamente operativi che rendono
indispensabile affrontare tutte le fasi dell'attività con
comportamenti consapevoli per raggiungere livelli sempre maggiori di
sicurezza.
A conclusione dell'evento il presidente di EBN Porti, Angelo
Manicone, ha preannunciato la presentazione, entro tempi brevi, di
un'ulteriore ricerca, da poco avviata, sui lavori usuranti nelle
attività portuali.