 «Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ribadito
ancora una volta la centralità strategica delle economie del
mare e della necessità di una visione chiara e coerente. Il
ministro Nello Musumeci, insieme agli altri relatori istituzionali,
ha richiamato l'importanza di costruire un percorso condiviso,
capace di mettere a sistema competenze, strumenti e responsabilità,
come avvenuto per il disegno di legge Risorsa mare. Tuttavia, il
percorso avviato sulla riforma della governance portuale non sembra
aver seguito fino in fondo questa logica di condivisione». Lo
ha rilevato Tomaso Cognolato, presidente di Assiterminal e referente
dei porti nel GT Economia del mare di Confindustria coordinato da
Mario Zanetti, intervenendo oggi a Genova all'evento “Genova e
Liguria: Capitali del Mare 2026 - Il Motore blu della crescita
economica e occupazionale” promosso da Confindustria.
«Il provvedimento - ha specificato Cognolato - è
stato impostato senza un pieno coinvolgimento degli attori del
settore e, a quanto ci risulta, non ha ancora completato il proprio
iter presso la Ragioneria dello Stato. Questa situazione ha di fatto
determinato un rallentamento, se non un blocco, di molte iniziative
e processi operativi delle Autorità di Sistema Portuale, che
si trovano oggi in una fase di attesa e incertezza. Per questo
riteniamo fondamentale riaprire un confronto strutturato e concreto
a livello nazionale, attivando un tavolo di collaborazione che
consenta di allineare visione strategica, strumenti normativi e
capacità attuativa».
«Condividiamo pienamente - ha precisato il presidente
dell'Associazione Italiana Terminalisti Portuali - gli obiettivi
indicati dal governo: rafforzare il ruolo del sistema portuale,
renderlo più efficiente e competitivo, e dotarlo di una
governance più solida. Ma proprio per questo è
necessario che il percorso sia costruito e gestito in modo realmente
partecipato. Abbiamo bisogno di una regia centrale forte, ma anche
di un impianto che sia condiviso, stabile e immediatamente
operativo. Altrimenti, il rischio è quello che stiamo già
vedendo oggi: una condizione di incertezza che rallenta le decisioni
e indebolisce l'intero sistema».
Cognolato si è soffermato anche sulla questione del
lavoro: «il nostro - ha osservato - è un ambito
altamente specialistico, in cui il percorso di formazione,
inserimento e avvio al lavoro è strutturato e regolato. In
Italia questo sistema si fonda su un pilastro preciso: il contratto
collettivo nazionale di lavoro di settore portuale, condiviso tra
imprese e organizzazioni sindacali, che nel tempo ha garantito
equilibrio, stabilità e continuità operativa. Fino a
pochi mesi fa, pur nel confronto fisiologico tra le parti sociali -
ha evidenziato - il sistema funzionava: si negoziava, si trovavano
accordi e si operava all'interno di un quadro certo. Oggi, però,
si è aperta una criticità rilevante, come denunciamo
ormai da mesi. Alcuni orientamenti sulla retribuzione feriale
derivanti da decisioni in ambito europeo, recepiti progressivamente
anche dalla giurisprudenza italiana, stanno producendo effetti che
vanno ben oltre i casi specifici per cui erano stati originariamente
pensati. Il rischio concreto è che questi indirizzi vengano
estesi anche a contesti diversi, andando a incidere su contratti di
lavoro strutturati e stabili, come quelli del sistema portuale. Le
conseguenze - ha sottolineato il presidente di Assiterminal -
potrebbero essere molto significative, anche in termini economici,
con impatti potenziali nell'ordine di centinaia di milioni di euro
per il sistema. Ma soprattutto viene meno un elemento essenziale: la
certezza del diritto. Se un contratto collettivo, legittimamente
sottoscritto tra le parti, può essere rimesso in discussione
ex post, diventa difficile programmare, investire e garantire
continuità operativa. Per questo è necessario un
intervento di chiarimento. Serve una posizione unitaria, sia da
parte delle organizzazioni sindacali sia da parte del Governo, che
ribadisca la validità del contratto e ne tuteli l'impianto.
Il punto è semplice: o si riconosce pienamente il valore del
contratto collettivo sottoscritto - ha concluso Cognolato - oppure
si apre formalmente un percorso per ridefinirlo. Ma non si può
lasciare il sistema in una zona grigia di incertezza».
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