
Il settore del trasporto marittimo ha gli anticorpi per superare
la crisi dello Stretto di Hormuz. Lo ha sottolineato il presidente
di Federagenti, Paolo Pessina: «mi rendo conto - ha precisato
- di nuotare contro corrente, ma pur riconoscendo la gravità
della crisi in Golfo Persico e quindi la criticità dello
Stretto di Hormuz (attraverso il quale tuttavia un numero non meglio
precisato di navi petroliere, specie se dirette in Cina, sta
transitando), mi sento di affermare che lo shipping (navi, compagnie
di navigazione, porti e noi agenti marittimi) una volta di più
saprà rispondere all'emergenza con l'elasticità e la
capacità di adattamento che ha dimostrato anche in tempi
recenti».
«Oggi - ha aggiunto Pessina - non possiamo permetterci di
sottovalutare la crisi in atto, ma vorrei ricordare per quanti
giorni, più di quattro mesi, la più importante via
d'acqua del mondo, quella del canale di Suez, sia stata costretta a
ridimensionare drasticamente i transiti a causa dei missili dallo
Yemen, e come dal 1967 al 1975 il canale sia stato chiuso
totalmente. Hormuz è senza ombra di dubbio un choke point di
valore strategico planetario, e oggi le più di mille navi
bloccate non possono non generare allarme. Ma nelle centrali delle
grandi compagnie armatoriali, anche con il contributo delle nostre
agenzie marittime, sono già allo studio soluzioni
alternative, ben sapendo che il fattore tempo risulterà
determinante».
«Come in ogni conflitto - ha concluso il presidente della
federazione degli agenti marittimi italiani - le vie del mare
faranno la differenza e ben difficilmente si potrà pensare a
uno Stretto di Hormuz aperto alle sole navi dirette in Cina e chiuso
a tutte le altre, petroliere o portacontainer che siano. Oggi
l'obiettivo principale è quello di minimizzare i rischi anche
e specialmente per gli equipaggi. Speriamo che in tempi brevi lo
scenario possa cambiare nella direzione di una progressiva
normalizzazione. Gli interessi (basti pensare al petrolio e al gas e
all'economia di tutti i Paesi che sul Golfo si affacciano) sono di
tale magnitudo che ben difficilmente la comunità mondiale non
troverà una soluzione operativa».
Forse - come sostiene Pessina - la comunità mondiale
troverà una soluzione operativa. Certo nell'immediato, ma
anche nel prossimo futuro se il conflitto in corso nella regione non
si risolverà a breve, l'impatto sulle economie del rincaro
del costo dell'energia indubitabilmente si farà sentire, dato
che i giacimenti di petrolio e di gas non si rimpiazzano dall'oggi
al domani. Il trasporto marittimo ora può forse sostenere il
proprio aumento dei costi trasferendoli ai suoi clienti, ma è
probabile che nel medio termine gli effetti della crisi sulla
produzione industriale e sui consumi avrà un'influenza assai
negativa anche sullo shipping. Non a caso Pessina auspica un
prossimo ritorno della situazione alla normalità.