 Dopo una fase di flessione iniziata nel secondo semestre del
2024, nel primo trimestre di quest'anno gli utili della compagnia
d'Amico International Shipping sono tornati a crescere grazie ad un
aumento dei ricavi generati dal rialzo dei noli marittimi per
effetto delle tensioni geopolitiche. «Nel corso del primo
trimestre del 2026 - ha spiegato l'amministratore delegato della
DIS, Carlos Balestra di Mottola - gli sviluppi geopolitici hanno
continuato a incidere in modo significativo sui mercati globali
dell'energia e del trasporto marittimo di petrolio, generando
sostanziali inefficienze e dislocazioni. I noli e i valori delle
navi, che avevano già registrato un rafforzamento nel corso
del 2025 e all'inizio del 2026, hanno subito un'ulteriore
accelerazione a seguito dell'inizio delle ostilità in Iran.

In particolare, la guerra in Iran e le conseguenti interruzioni dei
flussi attraverso lo Stretto di Hormuz - un nodo strategico
fondamentale per l'approvvigionamento globale di petrolio - hanno
avuto un impatto significativo sui mercati delle navi cisterna.
Prima del conflitto nel 2025, i transiti giornalieri attraverso lo
Stretto ammontavano a circa 15 milioni di barili al giorno di
greggio e cinque milioni di barili al giorno di prodotti raffinati
(pari a circa il 19% dell'offerta globale di petrolio). L'elevato
numero di navi bloccate all'interno del Golfo Persico ha determinato
una significativa contrazione della capacità di trasporto,
mentre il calo dei volumi transitando lo Stretto ha generato gravi
dislocazioni della flotta e una profonda riconfigurazione delle
rotte commerciali. Di conseguenza - ha proseguito Balestra di
Mottola - i noli hanno subito un forte incremento, raggiungendo
livelli eccezionalmente elevati su diverse rotte, sostenuti
dall'allungamento delle distanze di viaggio, dalla limitata
disponibilità di navi, da una riduzione dell'efficienza della
flotta dovuta all'aumento della congestione portuale e da un aumento
della percentuale dei giorni navigati in zavorra, nonché
dall'aumento dei margini di raffinazione, che ha creato favorevoli
opportunità di arbitraggio».
«Qualora il conflitto non dovesse protrarsi a lungo - ha
rilevato il CEO della DIS - è inoltre probabile che, una
volta concluso e con la riapertura dello Stretto di Hormuz, si
generi un mercato particolarmente forte. I rilasci da parte dell'IEA
di circa 400 milioni di barili dalle riserve strategiche (su un
totale di circa 1,2 miliardi di barili), a un ritmo di circa 2,0
milioni di barili al giorno, insieme al reindirizzamento dei flussi
di greggio attraverso oleodotti da parte di Arabia Saudita ed
Emirati Arabi Uniti per ulteriori 4,0 milioni di barili al giorno,
nonché la riduzione della domanda derivante dai prezzi più
elevati del petrolio e dalle misure governative volte a contenerne i
consumi, hanno ridotto il deficit di offerta di petrolio, che
tuttavia rimane significativo e ha già comportato una forte
riduzione delle scorte commerciali di petrolio. Tali scorte dovranno
essere ricostituite, sia quelle commerciali sia quelle strategiche,
e, a seconda dell'evoluzione del conflitto, verosimilmente a livelli
superiori rispetto a quelli precedenti, a causa dell'aumento del
rischio percepito di ulteriori guerre in Iran e di una maggiore
consapevolezza delle vulnerabilità economiche ad essi
associate. Ciò dovrebbe sostenere la domanda di petroliere
per diversi mesi dopo la fine del conflitto».
L'altro scenario, quello di un conflitto prolungato, ha
osservato Balestra di Mottola - «porterebbe tuttavia a prezzi
del petrolio significativamente più elevati rispetto a quelli
osservati finora, quando le scorte avranno raggiunto livelli
critici. Le conseguenze economiche risultanti potrebbero essere
talmente gravi che riteniamo che tutte le parti cercheranno di
evitare un tale scenario».
«Al di là del conflitto iraniano - ha rilevato
ancora l'amministratore delegato della compagnia marittima - diversi
altri fattori hanno sostenuto e dovrebbero continuare a sostenere i
mercati per il trasporto marittimo di petrolio. La guerra in Ucraina
ed il relativo regime sanzionatorio continuano a rimodellare
strutturalmente i flussi del mercato, reindirizzando le esportazioni
russe su rotte più lunghe, mentre l'Europa si approvvigiona
da aree geografiche più distanti. Queste dinamiche hanno
sostenuto la domanda misurata in tonnellate-miglia, mentre il
crescente numero di navi soggette a sanzioni ha ridotto la
disponibilità effettiva della flotta, contribuendo a
condizioni di mercato favorevoli. La rimozione delle sanzioni sul
Venezuela ha inoltre incrementato la domanda di tonnellaggio
conforme (non soggetto a sanzioni), a beneficio in particolare delle
navi Aframax; la solidità delle tariffe in questo segmento ha
portato diverse unità LR2 a operare nel mercato “dirty”,
riducendo la disponibilità di flotta per il trasporto di
prodotti petroliferi puliti. Anche i fondamentali dal lato
dell'offerta continuano a sostenere il mercato delle navi cisterna.
A fine marzo 2026, le navi ordinate (in termini di dwt) nei segmenti
MR e LR1 rappresentavano il 13,5% della flotta in navigazione,
mentre questo rapporto per tutte le navi cisterna era pari al 19,7%.
Allo stesso tempo, la flotta di navi cisterna sta invecchiando
rapidamente. A fine marzo 2026, il 20,7% della flotta MR e LR1 ed il
20,3% della flotta complessiva di navi cisterna (in termini di dwt)
aveva più di 20 anni, mentre rispettivamente il 53,9% ed il
45,8% superava i 15 anni di età. L'invecchiamento della
flotta in corso è destinato a limitarne la produttività
e a favorire un graduale riequilibrio del mercato attraverso un
aumento delle demolizioni nel tempo, in particolare in presenza di
condizioni di mercato più deboli».
DIS attende quindi una prosecuzione della fase positiva iniziata
nel primo trimestre del 2026 con ricavi base time charter pari a
66,4 milioni di dollari, in aumento del +5,5% sullo stesso periodo
dello scorso anno, con un EBITDA di 40,9 milioni (+18,8%), con un
utile operativo di 29,2 milioni (+34,1%) e con un utile netto di
27,5 milioni di dollari (+45,6%).
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