
European Shipowners (ECSA), in occasione di un evento odierno al
Parlamento europeo sul ruolo strategico del trasporto marittimo
europeo per la sicurezza e la competitività dell'Europa che è
stato organizzato dalla stessa associazione degli armatori europei,
ha presentato uno studio sul valore economico del trasporto
marittimo europeo, che evidenzia come il settore rappresenti una
risorsa geopolitica per l'Europa, facilitando l'esportazione e
l'importazione di merci, prodotti alimentari ed energia. Inoltre, il
settore genera 148,7 miliardi di euro di impatto economico diretto e
sostiene circa 1,7 milioni di posti di lavoro.
Il documento ricorda che, sebbene l'UE rappresenti circa il 15%
del prodotto interno lordo mondiale, la flotta marittima europea è
una delle più grandi al mondo e rappresenta circa il 34,5%
della flotta mondiale in termini di tonnellaggio globale in tutti i
segmenti di naviglio. In particolare, il trasporto marittimo europeo
controlla il 28% delle navi portarinfuse, il 45% delle navi
portacontainer, il 34% delle tanker e il 32% delle metaniere.
Inoltre, la flotta europea cresce di anno in anno e nel 2025 la sua
consistenza è aumentata del +2,6% il maggiore incremento
annuo degli ultimi cinque anni.
Lo studio precisa che, tuttavia, le flotte di altri Paesi
crescono più rapidamente e la forte concorrenza che il
trasporto marittimo europeo deve affrontare a livello globale rende
le normative internazionali e la parità di condizioni più
necessarie che mai.
Il documento sottolinea, inoltre, che il settore del trasporto
marittimo europeo è all'avanguardia nella corsa alla
transizione energetica, con gli armatori europei che stanno
investendo in modo significativo in navi alimentate a combustibili a
basse e zero emissioni di carbonio, che rappresentano il 44% degli
ordini di questa tipologia di navi a livello globale. All'interno
degli ordini emessi dagli armatori europei, il 38% delle navi e il
54% del tonnellaggio lordo sono progettati per funzionare con questi
combustibili sostenibili. Lo studio rileva che, tuttavia, questo
livello di investimenti non è accompagnato da un'adeguata
disponibilità di combustibili sostenibili e l'Europa è
in ritardo nella produzione di questi fuel, con l'Asia che è
leader con il 74% dei progetti di produzione di carburanti
sostenibili, mentre l'Europa ne rappresenta solo il 10%.
Il documento evidenzia che il trasporto marittimo contribuisce
con nove miliardi di euro all'anno alle entrate del sistema ETS di
scambio di quote di emissioni dell'UE e osserva che investire questi
fondi nella produzione in Europa di carburanti puliti per il
trasporto marittimo non è solo fondamentale per la
transizione energetica, ma anche una questione di sicurezza
energetica.
Ribadendo che, per rimanere competitivo a livello globale, il
settore europeo dello shipping necessita di condizioni di parità
a livello internazionale, il segretario generale dell'ECSA, Sotiris
Raptis, riferendosi alle norme sulle emissioni del trasporto
marittimo, ha rilevato che, una volta concordato un quadro normativo
globale presso l'International Maritime Organization, «dovremo
ritirare le attuali misure regionali. Finché il settore
marittimo sarà soggetto alla legislazione climatica dell'UE -
ha affermato - è fondamentale investire i nove miliardi di
euro versati dalle compagnie di navigazione al sistema EU ETS per
sostenere la produzione e la disponibilità di combustibili
puliti per il trasporto marittimo in Europa».