 Il sistema delle bandiere di comodo e quello dei paradisi
fiscali sono due facce della stessa medaglia. Consentono di
condurre, quasi sempre impunemente, operazioni illecite che
danneggiano fatalmente la stragrande maggioranza della popolazione
mondiale. Il secondo sistema, incredibilmente, non è in cima
all'agenda dei movimenti nazionali e internazionali che promuovono
l'equità sociale, mentre dovrebbe esserlo ormai da decenni.
Il primo, invece, è in cima all'agenda del sindacato
International Transport Workers' Federation (ITF), e lo è da
tempo. Ma se nessun governo pare intenzionato a sollecitare lo
smantellamento del sistema dei paradisi fiscali, figuriamoci se ce
n'è qualcuno interessato a sopprimere il sistema delle
bandiere di comodo, azioni che pure risulterebbe assai più
semplice rispetto alla prima.
Che ci siano forti interessi a mantenere in piedi il sistema
delle bandiere e dei registri di comodo si rivela più
palesemente nelle situazioni di crisi, come le guerre attualmente in
atto, quando diversi governi possono usufruire del sistema per
l'approvvigionamento di merci lecite e illecite che altrimenti
potrebbe essere bloccato da sanzioni, interventi militari o da altre
azioni.
Per questi motivi c'è il fondato timore che il nuovo
appello lanciato oggi dall'ITF cada nel vuoto.
Il sindacato internazionale ha sollecitato la fine immediata
della crisi umanitaria legata al blocco del traffico navale nello
Stretto di Hormuz che sta colpendo i marittimi e ha esortato i
governi ad affrontare il sistema delle bandiere di comodo che - ha
denunciato ancora una volta ITF - favorisce lo sfruttamento e non
protegge i marittimi.
In una nota, l'ITF ha specificato che i sindacati marittimi di
tutto il mondo riuniti presso il Fair Practices Committee del
sindacato internazionale hanno ribadito «l'appello dell'ITF
per un cessate il fuoco permanente e una completa de-escalation da
parte di tutti i soggetti coinvolti, nonché l'urgente avvio
di un'azione diplomatica fondata sul diritto internazionale».
Inoltre, i sindacati hanno condannato «i bombardamenti
illegali perpetrati da Israele e dagli Stati Uniti e i successivi
attacchi di rappresaglia lanciati dall'Iran in tutta la regione, in
violazione della regola più fondamentale del diritto
internazionale: il divieto dell'uso della forza».
«Oltre 20.000 marittimi - hanno ricordato i sindacati -
rimangono intrappolati nello Stretto di Hormuz, affrontando paura e
incertezza, isolati dalle loro famiglie e, in molti casi, a corto di
cibo, acqua e carburante. Marittimi sono stati uccisi e feriti in
attacchi in una zona di guerra in cui non hanno scelto di andare.
Sono lavoratori provenienti in gran parte dal Sud del mondo, lontani
da casa, che trasportano le merci del mondo per conto di tutte le
nostre economie e delle nostre comunità. Eppure vengono usati
come pedine in un conflitto geopolitico. La salute mentale dei
marittimi nella regione è sottoposta a una pressione enorme e
i datori di lavoro, inclusi i nostri partner dell'International
Bargaining Forum, continuano a negare maggiori tutele per i danni
psicosociali, compreso il suicidio nei casi più disperati».
Il sindacato internazionale ha quindi nuovamente messo sotto
accusa il sistema delle bandiere di comodo, che appunto viene
utilizzato anche durante le crisi belliche aggravando ulteriormente
la situazione dei marittimi. «Lo abbiamo denunciato - ha
ribadito l'ITF - abbiamo condotto campagne contro di esso, ne
abbiamo documentato le conseguenze umane e abbiamo chiesto ai
governi di agire per porvi fine. Lo ribadiamo: il sistema delle Flag
of Convenience è la mela marcia al centro dello sfruttamento
dei marittimi. In questa crisi, è alla base di molti degli
abusi con cui i nostri ispettori e le nostre squadre di supporto
hanno a che fare quotidianamente. È l'architettura che
permette la flotta ombra, le cifre record degli abbandoni di
marittimi e i peggiori abusi della crisi del cambio degli equipaggi
dovuta al Covid-19. E i governi hanno scelto, anno dopo anno, crisi
dopo crisi, di abbandonare i marittimi».
L'ITF ha reso noto che dall'inizio della guerra tra USA/Israele
e Iran ha ricevuto oltre 2.200 richieste di assistenza da parte di
marittimi della regione, con la metà riguardanti salari non
pagati e diritti contrattuali non rispettati, mentre circa il 20%
sono richieste di rimpatrio e circa il 10% riguardano navi con una
grave mancanza delle scorte di carburante e di rifornimenti
essenziali. In sindacato ha precisato di aver contribuito, ad oggi,
al rimpatrio di oltre 540 marittimi.
Il sindacato internazionale ha evidenziato, inoltre, che questa
crisi non giunge affatto inaspettata, visto che i dati
sull'abbandono dei marittimi hanno segnalato come il 2025 sia stato
l'anno peggiore in assoluto per questo fenomeno, con 6.223 marittimi
abbandonati e un aumento del 32% rispetto all'anno precedente, e
come il 2025 sia stato il sesto anno consecutivo di crescita dei casi
(
del 23
gennaio 2026).
«Con il sistema FOC (Free of Carriage) - ha denunciato ITF
- un armatore può registrare una nave in uno Stato senza
alcun legame effettivo con la sua proprietà, gestione oppure
operatività, in violazione della Convenzione delle Nazioni
Unite sul diritto del mare. In cambio di tasse di registrazione, gli
Stati di bandiera offrono un controllo minimo e una responsabilità
pressoché nulla. Stanno vendendo una sovranità senza
controlli. Il semplice fatto che un armatore possa comprare una
bandiera, sfruttare un equipaggio, abbandonare una nave e
registrarla domani sotto un'altra bandiera - legalmente - dice tutto
sulla precaria situazione della governance marittima. Stati di
bandiera e datori di lavoro senza scrupoli hanno ripetutamente
deluso i marittimi, senza conseguenze. Le peggiori bandiere FOC
hanno dimostrato una totale mancanza di responsabilità nei
confronti dei propri equipaggi. Si tratta di una scelta: la scelta
di riscuotere le tasse di registrazione anziché tutelare e
far rispettare i diritti dei marittimi».
Per iniziare a smantellare questo perverso sistema,
l'International Transport Workers' Federation ha chiesto
introduzione della trasparenza obbligatoria sulla titolarità
effettiva per tutte le registrazioni delle navi, l'avvio di indagini
governative sul sistema FOC e l'applicazione del principio del
“legame effettivo”, in base al quale gli Stati di
bandiera che non sono in grado di dimostrare tale collegamento
dovrebbero perdere il diritto di battere bandiere. Inoltre, ITF ha
chiesto la piena assunzione di responsabilità per gli Stati
di bandiera che violano ripetutamente gli obblighi previsti dalla
Convenzione sul lavoro marittimo e il diritto garantito al
rimpatrio, al recupero dei salari e al risarcimento per i marittimi
abbandonati, con gli Stati di bandiera ritenuti finanziariamente
responsabili qualora gli armatori non siano rintracciabili.
Bruno Bellio
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