
In vista della prevista conversione in legge entro il prossimo
26 maggio del decreto fiscale 38/2026 che include il decreto-legge
42/2026, il cosiddetto Carburanti-bis, Assarmatori ha denunciato che
quest'ultimo provvedimento, che prevede il taglio delle accise su
benzina, gasolio, GPL e gas naturale per autotrazione, «arriva
all'approvazione finale con la stessa criticità della prima
edizione del testo: nessun intervento - ha sottolineato
l'associazione armatoriale - per il trasporto marittimo, proprio
mentre le compagnie di navigazione sostengono extra costi rilevanti
legati all'aumento del carburante e continuano a garantire i
collegamenti essenziali con le isole maggiori e minori».
Assarmatori ha sottolineato che tale decisione «penalizza un
comparto strategico per il Paese e scarica sulle imprese che
assicurano i collegamenti con le isole un onere che dovrebbe essere
affrontato con strumenti pubblici adeguati».
«Il trasporto marittimo - ha evidenziato ancora
l'associazione - non è un servizio accessorio. È
l'infrastruttura che garantisce la continuità territoriale,
la mobilità dei cittadini, l'approvvigionamento delle merci e
la tenuta dell'economia turistica di intere regioni. Escluderlo dal
decreto-legge Carburanti-bis significa ignorare la realtà e
dimenticare i bisogni delle comunità isolane».
«Questa esclusione - ha affermato il presidente di
Assarmatori, Stefano Messina - è incomprensibile. Le
compagnie non stanno speculando: stanno sostenendo costi
straordinari per continuare a garantire collegamenti regolari,
frequenti e a prezzi competitivi, perché la nave rimane il
mezzo di trasporto più economico per raggiungere le isole. Ma
non si può pretendere che il settore assorba da solo
l'impatto dell'aumento del carburante, mentre altri comparti vengono
sostenuti con risorse pubbliche».
Se per Messina la decisione del governo è inesplicabile,
tuttavia non sembra del tutto peregrina l'ipotesi che l'esecutivo
tema assai più uno sciopero che una serrata attuata dalle
compagnie di navigazione, per di più da quelle che svolgono
servizi pubblici, come quelli di collegamento con le isole che sono
caratterizzati dall'obbligo di assicurare la continuità
territoriale.
Secondo Assarmatori, il paradosso della decisione «è
ancora più grave alla luce dell'ETS», il sistema di
scambio di quote di emissioni dell'UE che dal primo gennaio 2024 è
applicato anche al settore marittimo. «Le compagnie di
navigazione, infatti - ha osservato l'associazione - contribuiscono
con risorse significative a un sistema nato sbagliato per
accompagnare la transizione ecologica, con un costo sproporzionato
per il comparto e la sua tenuta competitiva. Eppure, proprio quelle
risorse, generate anche dagli armatori, vengono prelevate ed
utilizzate per finanziare misure sui carburanti dalle quali il
trasporto marittimo resta escluso». «È - ha
rilevato Messina - un cortocircuito evidente. Il settore marittimo
garantisce un servizio essenziale, sostiene la regolarità dei
collegamenti e dell'economia delle isole, paga l'ETS e poi viene
escluso quando si distribuiscono gli interventi». Assarmatori
ha ribadito che a suo avviso la soluzione è un'altra: «un
credito d'imposta mirato, parametrato almeno ad una parte dell'extra
costo documentato per il carburante, per le compagnie impegnate nei
collegamenti marittimi essenziali». «Non chiediamo
trattamenti di favore. Chiediamo - ha spiegato Messina - coerenza e
rispetto per un comparto che ogni giorno tiene collegate le isole al
resto del Paese. Auspichiamo che il governo e il parlamento
dimostrino pertanto un'adeguata sensibilità e non lascino
sole le compagnie di navigazione a fronteggiare gli extra costi».