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TRASPORTO MARITTIMO
Dominguez chiede al Consiglio dell'IMO deliberazioni non formali e la definizione di misure pratiche per sbloccare la crisi di Hormuz
Dalle dichiarazioni presentate, improbabile che si vada al di là di dichiarazioni di principio
Londra
18 marzo 2026
Dalla sessione straordinaria del Consiglio dell'International
Maritime Organization iniziata oggi a Londra per discutere
dell'impatto della crisi in Medio Oriente, sulla navigazione e sui
marittimi nella regione del Mar Arabico, Mar d'Oman, Golfo Persico,
e in particolare nello Stretto di Hormuz, il segretario generale
dell'IMO, Arsenio Dominguez, attende deliberazioni non formali e la
definizione di misure pratiche. O, almeno, questo è il suo
auspicio.
Ricordando che i recenti attacchi contro navi mercantili nella
regione dello Stretto di Hormuz ha causato la morte di almeno sette
marittimi e il ferimento di molti altri e che attualmente circa
20.000 marittimi rimangono bloccati nel Golfo Persico a bordo delle
navi, affrontando rischi elevati e un notevole stress psicologico,
Dominguez ha esortato i 40 Stati rappresentanti nel Consiglio
dell'IMO «a lavorare per la de-escalation del conflitto e per
consentire a questi membri degli equipaggi di lasciare il Golfo in
sicurezza a bordo delle loro navi». «Durante questa
riunione del Consiglio - ha detto aprendo la sessione straordinaria
- avrete l'opportunità di dialogare e concentrarvi su
soluzioni accettabili per tutte le parti al fine di proteggere tutti
i marittimi innocenti, nonché la sicurezza della navigazione
e l'ambiente marino. Vi esorto a concentrarvi su deliberazioni non
formali e su misure pratiche relative alle proposte che vi sono
state presentate. Il tempo stringe e tutti noi abbiamo una grave
responsabilità nei confronti dei marittimi coinvolti».
Una proposta, invece, piuttosto formale sembra essere quella
richiesta all'IMO dalla proposta di dichiarazione del Consiglio
presentata dal maggior numero di nazioni che vi fanno parte, ovvero
da 97 Stati, tra cui 33 Stati europei inclusa l'Italia, 11 Stati
mediorientali (Arabia Saudita, Bahrain, Emirati Arabi Uniti,
Giordania, Kuwait, Libano, Qatar, Siria, Turchia e Yemen), otto
nazioni asiatiche (escluse, tra le altre, Cina e Indonesia) e 11
nordamericane (incluse USA e Canada). La dichiarazione proposta
chiede «alla Repubblica Islamica dell'Iran di astenersi
immediatamente, in conformità al diritto internazionale, da
qualsiasi azione o minaccia volta a chiudere, ostacolare o
interferire in altro modo con la navigazione internazionale
attraverso lo Stretto di Hormuz o contro navi mercantili o
commerciali nello Stretto di Hormuz e nelle aree circostanti, al
fine di garantire la sicurezza e il benessere dei marittimi e la
sicurezza della navigazione internazionale e dell'ambiente marino, e
di rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto
internazionale». Inoltre, esorta «i comitati dell'IMO a
valutare le modalità per rafforzare gli sforzi degli Stati
membri e delle organizzazioni osservatrici a sostegno dei marittimi
e delle navi commerciali colpiti, a considerare le implicazioni di
questa situazione per l'attuazione degli strumenti
dell'Organizzazione, ad adottare le misure appropriate e a riferire
al Consiglio».
Riaffermando che «la Repubblica Islamica dell'Iran
ribadisce con fermezza che l'attuale deterioramento del contesto di
sicurezza marittima nella regione del Golfo Persico è una
diretta conseguenza dei continui atti di aggressione contro l'Iran
da parte degli Stati Uniti e del regime israeliano» e che «le
ripercussioni negative sul settore marittimo che attualmente
colpiscono la navigazione e i marittimi sono una conseguenza diretta
e inevitabile di queste azioni illecite e non possono essere
considerate isolatamente dalla loro causa originaria», nella
sua dichiarazione introduttiva alla sessione straordinaria del
Consiglio il governo di Teheran denuncia che «a causa
dell'incapacità del Consiglio di Sicurezza di adempiere al
proprio dovere, sancito dalla Carta, di mantenere la pace e la
sicurezza internazionali e di porre fine a questi atti illeciti, la
Repubblica Islamica dell'Iran ha esercitato, e continua a
esercitare, il suo diritto intrinseco di autodifesa ai sensi
dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite per proteggere la
propria sovranità, integrità territoriale e interessi
vitali. Allo stesso tempo - prosegue la dichiarazione - l'Iran
rimane fermamente convinto che il conflitto debba cessare e che sia
necessario un urgente ritorno alla stabilità e alla
diplomazia nella regione del Golfo Persico».
Inoltre, Teheran denuncia che «durante la guerra di
aggressione in corso contro l'Iran, sono stati segnalati numerosi
incidenti che hanno interessato navi per la sicurezza marittima,
navi mercantili, flotte pescherecce e infrastrutture marittime nelle
acque iraniane e nelle aree marittime adiacenti del Golfo Persico.
Il primo marzo 2026 - si specifica - la nave iraniana di ricerca e
soccorso “NAJI 10”, impegnata in operazioni di risposta
alle emergenze marittime, è stata colpita nel porto di Jask
ed è successivamente affondata. L'11 marzo 2026, la nave
ospedale “Soroush Tandorosti”, di stanza presso l'isola
di Hormuz nel Golfo Persico, è stata colpita e distrutta
mentre era ormeggiata. La nave fungeva da piattaforma dedicata per
l'assistenza medica marittima, fornendo servizi medici di emergenza
alle popolazioni costiere e insulari». «Tra gli altri
incidenti segnalati nello stesso periodo - prosegue la dichiarazione
iraniana - si annoverano danni alle imbarcazioni ancorate nell'area
di ancoraggio di Assaluyeh, incendi che hanno interessato più
di cento pescherecci a Jask, danni al mezzo da sbarco “Bakhtaran”
con conseguenti vittime e feriti tra i membri dell'equipaggio, danni
a una nave di supporto offshore (C110) a sostegno delle operazioni
offshore, l'affondamento del mezzo da sbarco “Saberin”
vicino a Sirik, danni alla nave di supporto “Nashwan 1”
presso l'isola di Siri e l'affondamento del rimorchiatore “Tavangar”
vicino al promontorio di Nayband. Anche le infrastrutture per la
sicurezza marittima sono state colpite, con interruzioni agli
impianti dei servizi di controllo del traffico navale (VTS) e ai
sistemi di monitoraggio del traffico marittimo operativi in alcune
zone del Golfo Persico, in particolare nella provincia di Hormozgan.
Oltre agli incidenti che hanno colpito direttamente le navi, la
situazione di sicurezza prevalente ha generato una serie di sfide
operative che incidono sulle attività marittime nel Golfo
Persico».
Evidenziando la situazione di grave difficoltà, la
dichiarazione di Teheran precisa che nonostante ciò «le
autorità iraniane hanno continuato a fornire assistenza
umanitaria e supporto operativo ai marittimi e alle navi in
difficoltà nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz».
«Alla luce degli sviluppi di cui sopra - conclude la
dichiarazione iraniana - è importante che il Consiglio
riconosca le implicazioni dei recenti incidenti derivanti dall'uso
illegittimo della forza contro l'Iran da parte degli Stati Uniti e
del regime israeliano, che hanno colpito le navi di sicurezza
marittima, il trasporto marittimo commerciale e le infrastrutture
marittime nella regione del Golfo Persico».
Tra le altre dichiarazioni di rilievo degli attori in gioco
nella crisi in atto in Medio Oriente che sono state presentate alla
vigilia della sessione straordinaria del Consiglio dell'IMO, spicca
l'assenza di una dichiarazione della Repubblica Popolare Cinese,
mentre quella della Federazione Russa si sofferma su asserite
violazioni della procedura di convocazione della sessione del
Consiglio, derogando «alla regola del preavviso di un mese»
e pone l'attenzione «sull'articolo 21(c) della Convenzione
IMO, che stabilisce che le questioni sostanziali devono essere
esaminate dal Consiglio solo dopo aver acquisito il parere dei
comitati IMO competenti». Riferendosi agli attacchi a due
petroliere avvenuti nel 2019 nel Golfo di Oman
(
del 13
giugno 2019), Mosca ricorda che «il Consiglio ha maturato
una propria “adeguata” esperienza nella gestione di
questioni delicate, come è avvenuto, in particolare, durante
la 122a sessione del Consiglio sulle misure di sicurezza marittima
per le navi operanti nello Stretto di Hormuz e nel Mar d'Oman. La
questione è stata esaminata dal comitato competente (Comitato
per la sicurezza marittima) prima di essere presentata al Consiglio,
seguendo quindi il percorso prescritto dall'articolo 21 della
Convenzione IMO». Mosca, poi, denuncia che «un altro
aspetto preoccupante è l'idea di pregiudicare le decisioni
del Consiglio, quando gli altri Stati membri non sono nemmeno a
conoscenza di tali sviluppi. Si tratta di una gestione non inclusiva
e non trasparente, contraria alle prassi di questa Organizzazione. A
questo proposito, va inoltre notato che l'IMO non prevede alcuna
disposizione per l'adozione di decisioni per corrispondenza».
Una dichiarazione presentata da Bahrain, Emirati Arabi Uniti,
Kuwait e Libano «invita gli Stati membri a garantire la
fornitura continua di acqua, cibo, carburante e altri beni
essenziali alle navi attualmente impossibilitate a lasciare la
regione. Inoltre, incoraggia gli Stati a facilitare, ove necessario,
le operazioni di cambio e rinnovo dell'equipaggio in conformità
con gli standard internazionali, al fine di salvaguardare la salute,
la sicurezza e il benessere dei marittimi colpiti da questa
situazione». Poi, «si richiede che, data la portata
dell'impatto sul trasporto marittimo globale, venga convocata al più
presto una sessione straordinaria dell'Assemblea per affrontare
ulteriormente le ripercussioni sulla navigazione e sui marittimi
della situazione nel Mar Arabico, nel Mar d'Oman e nella regione del
Golfo, in particolare nello Stretto di Hormuz e nelle aree
circostanti».
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