 Il conflitto in Medio Oriente, se dovesse prolungarsi con un
conseguente aumento dei prezzi dell'energia, accentuerebbe il
previsto rallentamento dei commerci mondiali che seguirà ad
una crescita superiore alle attese nel 2025 trainata dall'impennata
degli scambi di prodotti che supportano l'intelligenza artificiale.
Lo ha evidenziato oggi la World Trade Organization nell'ultimo
rapporto “Global Trade Outlook and Statistics” spiegando
che l'attuale situazione di crisi bellica, se dovesse protrarsi,
eserciterebbe anche pressioni sulle forniture alimentari e sul
commercio di servizi a causa delle interruzioni nei viaggi e nei
trasporti. Le prospettive potrebbero comunque migliorare se il
conflitto si concludesse rapidamente e il boom della spesa per
l'intelligenza artificiale continuasse.
In particolare, il rapporto presenta uno scenario di crescita di
base che esclude gli shock dei prezzi dell'energia e che prevede un
rallentamento della crescita del commercio globale di merci che si
attesterebbe al +1,9% nel 2026 rispetto al +4,6% del 2025, in quanto
si attende una normalizzazione degli scambi a seguito dell'impennata
dei prodotti legati all'IA e dell'anticipazione delle importazioni
per evitare nuovi dazi. Inoltre, si stima che il volume degli scambi
di merci mondiali crescerà del +2,6% nel 2027. Relativamente
al commercio di servizi, l'analisi previsionale della WTO relativa
allo scenario di base stima che la loro crescita rallenterà
al +4,8% nel 2026 dopo l'aumento del +5,3% registrato nel 2025, per
poi accelerare nuovamente al +5,1% nel 2027. Complessivamente, si
prevede che gli scambi di beni e servizi cresceranno del +2,7% nel
2026 rispetto al +4,7% del 2025. Si prevede, inoltre, che la
crescita del prodotto interno lordo mondiale si modererà
leggermente passando dal +2,9% nel 2025 al +2,8% sia nel 2026 che
nel 2027.
Nello scenario di base, si prevede che l'Asia registrerà
la crescita più rapida delle importazioni di merci nel 2026
(+3,3%), seguita da Africa (+3,2%), Sud America (+2,5%), Europa
(+1,3%) e Medio Oriente (+1,0%). In questo scenario le importazioni
di merci del Nord America rimarrebbero stabili (+0,3%), mentre
quelle della Comunità degli Stati Indipendenti si
contrarrebbero (-2,0%). Sul fronte delle esportazioni di merci,
l'Asia registrerebbe nuovamente la crescita più rapida di
tutte le regioni (+3,5%), così come il Sud America (+3,5%),
seguiti da Nord America (+1,4%), CSI (+1,3%) e Africa (+1,2%).
Invece, le esportazioni di merci dal Medio Oriente rallenterebbero
bruscamente (+0,6%), mentre quelle europee continuerebbero a
ristagnare (+0,5%). Nel 2026 i Paesi meno sviluppati registrerebbero
una crescita delle importazioni di merci del +4,5% e una crescita
delle esportazioni di merci del +2,9%.
Un secondo scenario delineato dalla WTO è basato
sull'ipotesi che i prezzi del petrolio grezzo e del gas naturale
liquefatto rimangano elevati per tutto il 2026 e ciò - spiega
il rapporto - ridurrebbe di 0,3 punti percentuali la previsione del
Pil per il 2026. Ciò a sua volta ridurrebbe di 0,5 punti
percentuali la previsione degli scambi di merci per quest'anno e
fino ad un punto percentuale per le regioni dipendenti dalle
importazioni di energia. Ciò significherebbe che, nello
scenario di prezzi energetici elevati, quest'anno i volumi degli
scambi mondiali di merci crescerebbero solo del +1,4%. Anche il
commercio di servizi crescerebbe ad un ritmo più lento pari
al +4,1% nel 2026.
Il rapporto della WTO evidenzia che il blocco dello Stretto di
Hormuz, con un traffico marittimo che lo attraversa che è
crollato da 138 navi mercantili al giorno a quasi zero, oltre a
petrolio grezzo e GNL, ha interrotto anche le forniture di
fertilizzanti, fondamentali per l'agricoltura globale, provocandone
un aumento del prezzo. La regione del Golfo Persico, infatti, è
un importante esportatore sia di energia che di fertilizzanti e -
osserva il documento - un'interruzione prolungata delle forniture
potrebbe avere ripercussioni a catena sui sistemi alimentari,
esacerbando l'effetto delle preesistenti restrizioni
all'esportazione. Oltre all'Iran - precisa il rapporto - gli Stati
del Golfo come Bahrein, Qatar e Arabia Saudita esportano assieme
quantità significative di fertilizzanti, tra cui urea e
ammoniaca, con circa un terzo dell'offerta mondiale che transita
attraverso lo Stretto di Hormuz. Alcuni importanti produttori
agricoli sono quindi particolarmente esposti a questa crisi.
L'interruzione delle esportazioni di gas naturale e i conseguenti
aumenti di prezzo - specifica il documento - potrebbero anche
influenzare la produzione di ammoniaca, che è un composto
essenziale per la produzione di fertilizzanti azotati in tutto il
mondo.
Il rapporto sottolinea che principali produttori
agricoli come India, Thailandia e Brasile dipendono dal Golfo
rispettivamente per il 40%, il 70% e il 35% delle loro importazioni
di urea. Inoltre, il conflitto in atto nella regione rappresenta una
sfida anche per gli approvvigionamenti alimentari degli Stati del
Golfo che presentano una dipendenza dalle importazioni che si
attesta in media al 75% per il riso e supera il 90% per mais, soia e
oli vegetali: materie prime che subirebbero un aumento dei costi
dovendo essere reperite attraverso rotte alternative.
Nello scenario di prezzi elevati dell'energia, le regioni
importatrici nette di combustibili, come l'Asia e l'Europa, tra lo
scenario di prezzi elevati dell'energia e quello di base sarebbero
quelle che subirebbero i maggiori tagli alla crescita delle
importazioni di merci. Le economie esportatrici nette di
combustibili che sono ancora in grado di esportare godrebbero in
generale di maggiori entrate e quindi di una maggiore crescita delle
importazioni.
Gli economisti della WTO hanno spiegato che, tuttavia, vi è
anche un potenziale di crescita se il conflitto dovesse essere di
breve durata e se la spesa legata all'intelligenza artificiale
dovesse rimanere elevata per tutto il 2026 e il 2027. In tal caso,
la crescita degli scambi di merci potrebbe aumentare di 0,5 punti
percentuali raggiungendo un incremento del +2,4% quest'anno e del
+2,7% nel 2027. Ma è anche possibile che si concretizzino sia
i rischi al rialzo che quelli al ribasso, con i prezzi dell'energia
che rimangono elevati e con il commercio di beni che abilitano l'IA
che continua a crescere. In questo caso, nel 2026 la crescita del
commercio di merci potrebbe avvicinarsi allo scenario di base.
«Le prospettive - ha commentato il direttore generale della World Trade
Organization, Ngozi Okonjo-Iweala - riflettono la resilienza del
commercio globale, sostenuta dagli scambi di prodotti ad alta
tecnologia e di servizi digitali, dagli adattamenti delle catene di
approvvigionamento e dall'evitare ritorsioni reciproche sui dazi.
Tuttavia, questa previsione di base è messa a dura prova dal
conflitto in Medio Oriente. Un aumento prolungato dei prezzi
dell'energia potrebbe accrescere i rischi per il commercio globale,
con potenziali ricadute sulla sicurezza alimentare e pressioni sui
costi per consumatori e imprese. Ciononostante, i membri della WTO -
ha sottolineato - possono contribuire ad attenuare l'impatto e ad
alleviare il peso economico sulle persone in tutto il mondo
mantenendo politiche commerciali prevedibili e rafforzando la
resilienza delle supply chain».
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