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29 November 2021 The on-line newspaper devoted to the world of transports 15:26 GMT+1



FEMAR CONFERENCE
Future Educational Challenges for Maritime Information Society
Il ruolo della formazione e delle tecnologie dell'informazione
per lo sviluppo dell'economia marittima
    COMMISSIONE EUROPEA
REGIONE LIGURIA
MARIS
In collaborazione con
AMRIE e con il Forum MARIS di Genova


DISCORSO DI BENVENUTO E APERTURA DEI LAVORI



MARIO SOMMARIVA

Segretario nazionale FILT-CGIL

Limiterò il mio intervento a qualche riflessione inerente al settore formativo nel lavoro marittimo ritenendo che, per ciò che riguarda l'aspetto dei fabbisogni formativi e di alcune linee di indirizzo, gli interventi del presidente Gallanti e della Dott.ssa Di Fusco abbiano già fornito delle indicazioni importanti.

Vorrei iniziare, per comprendere meglio la situazione in cui ci troviamo, da una riflessione autocritica che credo debba riguardare tutti noi: gli operatori del settore, il sindacato, gli armatori, ed anche in qualche modo lo Stato.

Si è avuta all'inizio degli anni '80 l'ultima e più grande crisi del mondo armatoriale e dell'industria marittima che ha portato ad una profonda trasformazione del settore e che, a mio avviso, è stata affrontata con le ricette sbagliate; gli effetti di quella crisi non sono stati soprattutto capiti e guidati verso una soluzione da un'azione politica adeguata.

La crisi fu infatti affrontata con dei provvedimenti che incisero principalmente sul costo del lavoro; ricordo il taglio straordinario delle tabelle di armamento con il sacrificio immediato della figura dell'allievo ufficiale. La situazione fu aggravata alla metà degli anni '80 dall'inizio del salto tecnologico che, introducendo le prime forme di impianti automatizzati, causò il taglio di alcune figure professionali (in particolare in macchina) nell'ambito delle categorie più esposte a questo tipo di problemi.

Il contemporaneo straordinario sviluppo del processo di internazionalizzazione, peraltro assolutamente tradizionale nel settore marittimo, ha dato inoltre luogo alla crescita di una competizione senza regole che è quella che ci veniva descritta in maniera estremamente efficace da Brenda O'Brian nel suo intervento.

Da queste situazioni non gestite è derivata la conseguenza che, per quasi un ventennio, nell'ambito del settore marittimo, tutte le risorse umane sono state considerate esclusivamente come un costo senza alcun tipo di approccio diverso. Ciò ha prodotto dei guasti profondi che sono quelli a cui oggi siamo tenuti a dover rispondere se non vogliamo davvero perdere le sfide del terzo millennio.

Penso che ci siano, proprio alla vigilia, alcune condizioni che possano in qualche modo portare una svolta positiva rispetto alla situazione, conseguente ai problemi di cui sopra, riscontrabile oggi nella marineria italiana ed europea, vale a dire la drammatica carenza di figure professionalizzate: tutte le società armatoriali ci dicono che hanno difficoltà nella formazione degli equipaggi.

Questo è purtroppo un fenomeno generalizzato in Europa come si può desumere dalla conferenza organizzata dalla Commissione europea nel 1996 a Dublino e che significativamente si intitolava: "I marittimi, una specie in via di estinzione".

Io vorrei al contrario sottolineare come siamo ora di fronte a delle circostanze favorevoli; studi assolutamente degni di fede riportano che il Mediterraneo sarà interessato entro il 2004 da una crescita dei traffici marittimi del 35%, percentuale che supera qualunque previsione, e che significa che 118 milioni di tonnellate di merce affluiranno nel Mediterraneo.

L'altra opportunità che credo si debba cogliere, come ha fatto presente nel suo intervento a nome di Confitarma il Dott. Gallo, è il fatto che a differenza della metà degli anni '80, quando la risorsa umana ha cessato di essere una risorsa ed ha finito per diventare soltanto un costo, il lavoro marittimo è profondamente cambiato; la sfida tecnologica implica una maggiore qualità del lavoro, crescenti investimenti e quindi la necessità di una maggior sicurezza.

L'enorme normativa internazionale sulla sicurezza e sulla tutela dell'ambiente testimoniano come, dopo i disastri marittimi dell'Amoco Cadiz a metà degli anni '80, collocati non a caso in una fase di grande trasformazione, sia cresciuta la sensibilità internazionale riguardo a queste problematiche e il Comandante Lazzari può essere un buon testimone dello sviluppo normativo conseguente.

Queste nuove condizioni richiedono un lavoro marittimo diverso dal passato ed ecco quindi come la strategia, a mio avviso, perdente di considerare il lavoro umano semplicemente un costo e non una risorsa sia giunta al capolinea.

Cosa bisogna quindi fare? Credo che iniziative come FEMAR, il Progetto MARIS, e tutte le proposte formative citate dall'assessore Margini e dal presidente Gallanti, siano sicuramente esperienze di straordinaria importanza che indicano come l'attenzione verso queste proposte sia cresciuta. Si può ben affermare che siamo dunque sulla strada giusta; credo però che, riprendendo Brenda O'Brian, siano iniziative buone ma non sufficienti.

Che cosa serve in più? Secondo la mia opinione è necessario un intervento politico di governo della situazione un poco più organico di quello che è in opera ora e che andrebbe a riguardare un'insieme di aspetti del lavoro marittimo in cui la formazione è centrale ma non sufficiente.

Darei in questa sede intanto un suggerimento di metodo: ritengo che sindacato e Confitarma in questi anni abbiano fatto molto sul piano degli accordi e di un metodo di confronto che ha prodotto risultati positivi, ma penso che sia tuttavia necessario una sorta di patto sociale per il futuro del lavoro marittimo che comprenda alcune misure in riferimento soprattutto al problema salariale.

Rispetto agli anni '60, e '70 quando il lavoro marittimo dava, in rapporto al disagio, un'entrata economica estremamente superiore a quella del lavoro di terra, oggi ogni ora di lavoro di un marittimo vale probabilmente molto meno dell'equivalente di un qualunque, anche dequalificato lavoro di terra. A ciò si deve aggiungere il disagio che terminato l'orario il marittimo è sempre e comunque sul posto di lavoro; se si pensa che questa situazione è comune non solo al livello degli ufficiali ma addirittura dei comandanti, si capisce perché al giorno d'oggi ci sia difficoltà a reperire personale da imbarcare.

Nel rispetto di queste considerazioni è necessaria quindi una politica salariale, meglio se a livello europeo, in favore degli equipaggi. Noi in questi anni abbiamo fatto molto, ricordo al riguardo l'accordo sul registro internazionale; quella previsione va tuttavia ampliata anche al settore crocieristico che ne ha necessità per radicarsi in Italia.

Bisogna successivamente sottolineare come la politica fiscale inaugurata con il registro internazionale sia andata tutta, esclusivamente, a vantaggio delle imprese, cosa che abbiamo condiviso e anche fatto oggetto di un accordo sindacale che ora tuttavia non basta più. E' urgente mettere in atto una politica fiscale, in generale, a favore degli equipaggi e in particolare focalizzata sul salario del marittimo perché, come si è visto, è una delle questioni chiave.

Sull'approccio relativo alla formazione, vorrei porre l'attenzione sui disagi che incontra un giovane che esce dal nautico che è, rispetto a chi possiede un diploma di ragioniere o geometra, strutturalmente un disoccupato, e questo perché il suo titolo e il suo intero corso scolastico non sono immediatamente spendibili nel mondo del lavoro.

In questo caso non occorrono riforme cervellotiche, ma bisogna invece che il periodo post-diploma e post-formazione, che è obbligatorio, necessario ed indispensabile, sia quello dell'allievo ufficiale che i vari mesi di navigazione, venga in qualche modo integrato all'interno di un corso scolastico. Ci sono statistiche che dimostrano che quando un ragazzo esce dal nautico viene scoraggiato, oltre che dalle questioni generali del disagio e del basso salario, anche dalle difficoltà di sviluppo della propria carriera.

Quindi un intervento del Governo sull'acquisizione del titolo mi pare indispensabile, essendo necessario comunque altro ancora, visto che è dimostrato che per risolvere il problema della disaffezione al mare il salario non basta, essendo sicuramente determinante un disagio sociale insito nel lavoro marittimo che non riguarda il settore crocieristico, che non a caso è quello in cui, tutti aspirano ad andare a lavorare, ma che da solo non può ovviamente assorbire tutta l'offerta di lavoro.

Discutendo quindi di una politica del lavoro è necessario qualcosa che incentivi il giovane ad imbarcarsi sapendo che successivamente, dopo un congruo periodo, quella professionalità venga in qualche modo spesa come un patrimonio sociale in altri ambiti e in altre attività professionali, e riconosciuta dallo Stato e dalla società come qualcosa di cui si avverte il bisogno.

Tra la metà del '600 e l'inizio del '700 la Francia e l'Inghilterra, allora potenze marittime, vivevano lo stesso problema di oggi, cioè la carenza di equipaggi; fecero di tutto per mantenere i marittimi ed invitarli a risiedere nelle proprie terre per far si che non emigrassero verso altri lidi e continuassero invece a navigare.

Questo tipo di soluzione si potrebbe applicare anche oggi attraverso due opzioni, una di tipo sociale e una di tipo pensionistico. Riguardo alla prima scelta, si dovrebbero sperimentare percorsi professionali non si dice garantiti ma quanto meno aperti, e questo perché il marittimo che finisce di navigare è spesso un disadattato mentre, come già accennato sopra, dovrebbe essere invece messo in grado di spendere la propria professionalità in altri settori; da questo punto di vista l'integrazione della professione MARIS intesa come attività marittima integrata in vari settori può essere prezioso come indirizzo.

Passando poi a discutere del trattamento pensionistico si deve riconoscere che anche se un anno a bordo non vale come un anno passato in ufficio, un riconoscimento sociale dell'attività marittima è, a mio avviso, uno degli elementi che potrebbe fornire un supporto necessario a tutte quelle iniziative che qui sono state individuate e che possono dare una risposta assolutamente indispensabile al problema di fondo della carenza di personale a bordo, a meno che, al contrario, non si pensi di lasciare interamente alle imprese marittime straniere e a personale soltanto extracomunitario le opportunità di sviluppo dei traffici, rinunciando quindi a cogliere una possibilità di crescita occupazionale.

Così, per fare un esempio, la Norvegia sta operando sul fronte dell'apertura di scuole in India e nelle Filippine, esperienze sicuramente utili che in Italia più parti propongono di imitare anche se la necessità primaria è che la ricchezza che il mare può produrre abbia come ricaduta il benessere sociale nel nostro Pese.

Concludendo credo che, un'azione concertata tra le parti sociali e il Governo possa porre le basi per creare nuove opportunità di sviluppo delle flotta italiana, come abbiamo dimostrato con riferimento all'istituzione del registro internazionale.



In the beginning of the '80 a huge crisis hit the maritime sector, driving to a deep transformation of the sector. This has been faced principally cutting the labour costs, putting the workers in a critical position, situation moreover making worse in consequence of the technological leap. The other side of this rude medicine has obviously been the devaluation of the human resources, considered only as cost; the lack of professional workers will be a problem in the next future when the maritime sector, according to forecasts, should meet a favourable trend of expansion.

The technological leap, the international rules on environmental protection and labour safe imply growing investments on labour quality, and all the training initiatives, like FEMAR, that are addressed to improve workers skills are, consequently, welcomed.

What do we need more? A political intervention is necessary to touch all the aspects of maritime work, and a social agreement between the trade-union and Confitarma should produce positive results in order to solve the problem of the maritime salary, which is very low if compared with every other salary.

So is urgent a political proposal about a fiscal policy focalised on the salary and in favour of the crews.

From the Government should also come an innovative policy about social and retirement reconnaissance of the maritime work.

All these actions and the co-operation between all the social parts and the Italian Government are duties that cannot be given up, to create new developing opportunity for the Italian fleet.


Programma conferenza





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