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29 novembre 2016

Fedespedi, l'Italia accusa carenze infrastrutturali, ma soffre anche per le modalità di funzionamento del sistema Paese

Alberti: gli spedizionieri continuano ad essere i primi referenti e coordinatori della logistica delle merci

Come per accade per la stragrande maggioranza delle aziende dello stesso settore, anche le case di spedizione italiane stanno evidentemente soffrendo a causa della fase di notevole rallentamento delle economie mondiali, decelerazione che è più o meno accentuata a seconda dei momenti e delle regioni. Dal punto di vista operativo, però, le società italiane del comparto hanno continuato anche nei periodi di difficoltà ad offrire servizi efficienti e puntuali alla clientela nazionale ed estera.

Lo ha assicurato il presidente di Fedespedi (Federazione Nazionale delle Imprese di Spedizioni Internazionali) nel corso dell'assemblea pubblica della federazione, che ha festeggiato il 70° anniversario della fondazione, tenutasi oggi a Palazzo Clerici a Milano. Nella sua relazione Roberto Alberti ha evidenziato il mutamento del contesto nel quale si trovano ad operare oggi le società del settore rispetto agli anni scorsi e ai cambiamenti avvenuti nel modo di lavorare delle aziende: «ciò che non è cambiato - ha sottolineato - è il nostro ruolo a servizio della merce, la nostra mission, la nostra vocazione, il nostro impegno quotidiano per garantire che i prodotti raggiungano velocemente i magazzini e i mercati di destinazione, in Italia o all'estero». «In sintesi - ha evidenziato - non è cambiato il nostro ruolo di primi referenti e coordinatori della spedizione delle merci dal suo inizio alla fine».

Alberti ha elencato i fattori, principalmente economici e politici, che dopo la grave crisi del 2008-2009 hanno aggravato lo stato dell'economia internazionale, che ha registrato solo alcuni intermittenti e incerti periodi di ripresa. «In uno scenario così difficile - ha rilevato - le aziende rappresentate da Fedespedi sono state capaci di garantire i servizi richiesti dal sistema manifatturiero e distributivo, assicurando quegli standard necessari per poter operare con successo sui mercati internazionali».

In ambito nazionale, ha osservato Alberti, la crisi italiana è «lungi dall'essere risolta e le condizioni strutturali per una solida ripresa non sono ancora state poste». Alberti ha precisato che Fedespedi ha apprezzato «gli sforzi del governo nell'avviare un percorso di riforme, anche se - ha aggiunto - non possiamo non rilevare le contraddizioni che a volte emergono nella sua azione. Se la recente riforma dei porti può essere valutata nel complesso positivamente (vedremo poi nella sua pratica attuazione) per il contributo che può dare al rafforzamento del ruolo dell'Italia come terminale dei traffici marittimi da/per l'Europa, il decreto legge 193 (il cosiddetto “decreto fiscale”), che ha come oggetto tra l'altro il regime IVA nei depositi doganali, va nella direzione diametralmente opposta, rappresentando di fatto un disincentivo all'utilizzo dei porti italiani e un fattore di distorsione dei traffici verso quelli esteri a noi vicini, come ad esempio Marsiglia e Capodistria, oltre ad aver portato al primo storico sciopero dei commercialisti italiani».

Alberti ha rimarcato inoltre come, per l'Italia, a pesare siano la complessità burocratica delle norme e la difficoltà della loro interpretazione, oltre che la tendenza a recepire o interpretare le direttive europee in modo restrittivo e penalizzante per le imprese e scelte politiche che molte volte non favoriscono l'agire economico, ma anzi lo penalizzano o comunque lo ostacolano.

«Lo Stato, nelle sue diverse articolazioni - ha osservato - dovrebbe piuttosto creare le condizioni per lo sviluppo delle attività imprenditoriali, avendo chiaro che la competitività del settore in cui operiamo, quello dei trasporti e della logistica, riguarda tutti i soggetti che in qualche modo hanno un ruolo nella filiera, siano essi privati che pubblici». «Il gap spesso rilevato tra il nostro Paese e quelli dell'Europa continentale - ha denunciato Alberti - non è infatti sempre quello infrastrutturale; molto più spesso riguarda le modalità di funzionamento del sistema stesso».

L'assemblea pubblica di Fedespedi ha ospitato anche gli interventi di Alessandro Panaro, responsabile Maritime & Mediterranean Economy SRM, di Enrico Righetti dello Studio Legale Righetti e di Luigi Merlo, consigliere del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.


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