
Interferry, l'associazione internazionale che rappresenta il
settore dei traghetti, ha sollecitato l'Unione Europea a sospendere
con effetto immediato il prossimo step dell'estensione al segmento
dei traghetti dell'Emissions Trading System (ETS) dell'UE, il
sistema di scambio di quote di emissioni che è stato esteso
al settore marittimo con effetto dal primo gennaio 2024 e in base al
quale per il comparto è previsto il pagamento nel 2025 del
40% delle emissioni prodotte nel 2024, il pagamento nel 2026 del 70%
delle emissioni prodotte nel 2025 e il pagamento a partire dal 2027
del 100% delle emissioni generate a partire dal 2026. Interferry
chiede che l'obbligo di restituzione delle emissioni marittime venga
congelato al 70% previsto per il 2025 e venga bloccato l'aumento
previsto al 100% dal 2026.
L'associazione ha precisato che la propria richiesta «fa
seguito alla recente decisione di continuare a esentare il trasporto
su strada da un parallelo meccanismo ETS e alla mancanza di una
regolamentazione chiara sulla distribuzione dei fondi raccolti».
«Questa messa in atto - ha spiegato l'amministratore delegato
di Interferry, Mike Corrigan - deve rimanere in vigore finché
anche il trasporto su strada non sarà incluso nel sistema ETS
e i fondi raccolti non saranno effettivamente destinati alla
decarbonizzazione marittima. L'UE - ha evidenziato Corrigan - deve
mantenere la promessa di parità di condizioni e garantire che
la sua politica climatica sostenga, anziché esaurire
finanziariamente, il suo settore dei trasporti più
innovativo».
Interferry ha sottolineato che i traghetti sono di fondamentale
importanza per l'Europa detenendo oltre la metà del
tonnellaggio lordo mondiale di navi ro-ro e passeggeri che opera
nelle acque europee, trasportando ogni anno 400 milioni di
passeggeri e 200 milioni di veicoli e unità di carico
all'interno dell'UE, con un conseguente significativo alleggerimento
della rete stradale. L'associazione ha evidenziato che ogni euro di
aumento delle tariffe di trasporto sui traghetti rischia di far
tornare le merci sulle già congestionate reti stradali
europee.
Interferry ha ricordato di aver dato il proprio sostegno al
processo di decarbonizzazione del settore marittimo e di aver
accettato l'ETS dell'UE con la chiara consapevolezza che i fondi
raccolti sarebbero stati effettivamente utilizzati per la
decarbonizzazione e che anche l'autotrasporto sarebbe stato presto
incluso nel sistema di scambio di quote di emissioni, mentre
recentemente il Consiglio dell'UE ha deciso di rinviare l'inclusione
del trasporto su strada
(
del 10
dicembre 2025), sollevando notevoli preoccupazioni nel settore
del trasporto marittimo short-sea sul motivo per cui gli utenti
finali del trasporto marittimo, ad esempio le comunità
insulari, debbano sostenere l'intero costo dell'ETS. «Questa
esenzione del trasporto su strada dall'ETS dell'UE - ha denunciato
Johan Roos, direttore Affari Regolamentari di Interferry - crea un
immediato e grave svantaggio competitivo per i traghetti ro-ro e
passeggeri. Allo stato attuale l'ETS crea un incentivo negativo,
spingendo merci e passeggeri a tornare sulle reti stradali già
congestionate a causa dei maggiori costi dei traghetti. Ciò è
in diretto contrasto con la consolidata politica dell'UE di
trasferimento modale dalla strada al mare».
Inoltre, Interferry ha ricordato che lo scorso ottobre l'IMO ha
rinviato di almeno 12 mesi l'adozione di un meccanismo globale di
tariffazione dei gas serra, quadro che avrebbe dovuto sostituire
l'ETS dell'UE e avrebbe stabilito linee guida chiare per l'utilizzo
dei fondi raccolti
(
del 17
ottobre 2025), mentre nel frattempo gli associati di Interferry
che operano da e per i porti dell'UE vengono tassati per le loro
emissioni di CO2 senza una disposizione chiara su come il denaro
venga reinvestito per mitigare le emissioni di gas serra e senza
certezza su quando entrerà in vigore, se mai entrerà
in vigore, un regolamento globale dell'IMO. «L'EU ETS - ha
osservato Roos - sta tassando il trasporto su traghetti intra-UE di
circa un miliardo di euro all'anno, mentre abbiamo bisogno di
sostegno per la produzione degli e-fuel e di ingenti investimenti
nell'elettrificazione dei porti dell'UE a vantaggio della ricarica
delle navi a propulsione elettrica. Invece, la stragrande
maggioranza di queste entrate viene dirottata verso i bilanci
nazionali degli Stati membri. Questo approccio non promuove né
la competitività né la coesione e ostacola la capacità
del settore di investire in tecnologie più pulite».