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POLITICHE
Assiterminal, bene la strategia per i porti definita dall'UE
Seas At Risk, One Planet Port e IFAW preoccupate per il riferimento alla proposta di regolamento sull'accelerazione delle valutazioni di impatto ambientale
Genova/Bruxelles
5 marzo 2026
L'Associazione Italiana Terminalisti Portuali (Assiterminal) ha
manifestato favore per le nuove linee strategiche sull'industria
marittima e portuale presentate ieri dalla Commissione Europea
(
del 4
marzo 2026). «La strategia europea - ha osservato il
presidente Tomaso Cognolato - sembra essere in linea con quanto
condiviso insieme a Feport (la federazione europea dei terminalisti
portuali, ndr) in questi anni e con quanto sosteniamo da
sempre, ovvero che lo sviluppo della portualità deve essere
visto in un'ottica di connessioni intermodali da efficientare
attraverso una digitalizzazione uniforme, una transizione energetica
sostenibile, lo sviluppo armonizzato di nuove competenze: a volte il
perpetrarsi di sconvolgimenti su scala globale che impattano su
geopolitica e economie di scala può, nella drammaticità
di molti aspetti e effetti, essere di sprone per guardarsi introno e
non restare fermi su se stessi».
«Senza connessioni - ha sottolineato Cognolato - non c'è
sviluppo ed è necessario partire da un'analisi approfondita
della capacità dell'offerta dei nostri hub portuali: ciò
significa avere chiaro un quadro di insieme dell'attuale
potenzialità delle nostre banchine (in termini di lay out,
superficie, portata e collegamenti esterni) di movimentare quanti e
quali container, merce varia, trailers, passeggeri, veicoli in
genere. In parallelo avviare un'ampia analisi dei mercati con gli
stakeholders in primis dell'industria, quindi del trasporto
marittimo, dei territori, nonché i gestori delle
infrastrutture tenendo al centro gli operatori portuali, per il
tramite delle associazioni e le Autorità di Sistema: solo
attraverso questo percorso si può arrivare, ad esempio, a
quell'Accordo di Programma citato nelle bozze del disegno di legge
sulla Porti d'Italia Spa».
Il direttore di Assiterminal, Alessandro Ferrari, ha rilevato
che la strategia definita dall'UE recepisce istanze da tempo
presentate dai terminalisti: «nulla di nuovo per noi, ma forse
- ha affermato - l'occasione per intercettare e cogliere una nuova
opportunità di consolidamento delle nostre aziende anche
attraverso una maggiore sensibilità di valorizzare
maggiormente le partnership pubblico-privato sia dal punto di vista
finanziario che verso un sistema di regole uniformi, attraverso una
semplificazione che consenta anche all'arbitro di farle rispettare,
le regole, intervenendo senza l'ausilio della VAR».
«Evidente - ha concluso Tomaso Cognolato - come anche
l'ipotesi di ripensamento sull'ETS ci veda favorevoli, anche tenuto
conto delle speculazioni finanziarie in atto sulle risorse
disponibili, che drenano capacità di investimenti sugli asset
strategici veri, ovvero le navi e i porti».
Se non diametralmente opposta, certo differente è stata
l'accoglimento delle strategie proposte dall'UE da parte delle
organizzazioni Seas At Risk, One Planet Port e International Fund
for Animal Welfare (IFAW), che si occupano di promuovere la
salvaguardia dell'ambiente marino, degli animali e della fauna
selvatica, che hanno espresso preoccupazioni per alcuni aspetti
delle due strategie, e in particolare per una proposta che interessa
direttamente lo sviluppo dei porti.
Se, per le tre organizzazioni, le entrambe le strategie non sono
all'altezza dell'ambizione necessaria per salvaguardare i mari
dell'UE, il riferimento alla proposta di regolamento
sull'accelerazione delle valutazioni di impatto ambientale, parte
del pacchetto legislativo Environmental Omnibus, «è
allarmante». Le associazioni hanno evidenziato che se «i
porti sono fondamentali per l'economia europea, sono spesso situati
in aree marine fragili come gli estuari, dove l'espansione e le
attività possono danneggiare habitat faunistici importanti a
livello locale ed ecosistemi a carbonio blu». Secondo Seas At
Risk, One Planet Port e IFAW, «per salvaguardare e
ripristinare realmente gli ambienti marini, le strategie devono
andare oltre, integrando la natura nella pianificazione e nello
sviluppo portuale, evitando l'espansione in aree naturali sensibili
e dando priorità a soluzioni basate sulla natura come
frangiflutti ecologici, dighe marine viventi e una gestione più
intelligente dei sedimenti».
Seas At Risk, One Planet Port e IFAW hanno accolto con favore
l'attenzione rivolta, in un periodo di fragili dinamiche commerciali
globali, allo sviluppo digitale dei porti e al rafforzamento della
produzione “made in EU”, «ma ciò - hanno
precisato - non deve avvenire a scapito dell'ambiente. Integrare
principi di economia circolare più solidi e una produzione
localizzata nei porti europei favorirebbe la creazione di nuovi
posti di lavoro, accorcerebbe le catene di approvvigionamento
marittime e ridurrebbe l'impronta di carbonio e di materiali».
Le associazioni ambientaliste hanno lamentato, inoltre, che «le
strategie trascurano anche un'importante opportunità
concreta: l'aumento della propulsione eolica sulle navi. Se
l'elettrificazione e gli e-fuel sono indicati come percorsi verso la
decarbonizzazione - hanno rilevato - la propulsione eolica è
ampiamente affrontata in termini di sviluppo di metodologie per
tenere conto del risparmio energetico derivante dall'energia eolica
e dell'esigenza di colmare le lacune normative a livello UE e
dell'International Maritime Organization. Tuttavia, la propulsione
eolica offre già una soluzione comprovata a zero emissioni
che potrebbe ridurre significativamente il contributo del trasporto
marittimo alle emissioni di gas serra, rafforzando al contempo la
leadership industriale dell'Europa. L'aumento delle tecnologie
eoliche - hanno evidenziato le tre organizzazioni - aiuterebbe l'UE
a raggiungere l'obiettivo FuelEU di una riduzione delle emissioni
dell'80% entro il 2050. Portare più energia eolica in Europa
porterebbe innovazione e ricerca. Se abbinata alla riduzione
obbligatoria della velocità delle navi, la propulsione eolica
può contribuire anche a ridurre l'inquinamento acustico
sottomarino e il rischio di collisioni con i mammiferi marini.
Sfruttare questo potenziale è essenziale per garantire che le
infrastrutture e le politiche sviluppate perseguano l'obiettivo a
lungo termine di decarbonizzare il trasporto marittimo e ridurre al
minimo l'impatto del settore marittimo sulla vita marina. Se la
Commissione intende seriamente favorire questa transizione, deve
sostenere i porti e il settore marittimo attivando impianti di
produzione, ammodernando le attrezzature e fornendo formazione
essenziale ai lavoratori qualificati».
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