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PORTI
L'Osservatorio EU-ETS di Puertos del Estado conferma il rischio di perdita di quote di traffico container dei porti europei
Santana: riteniamo che alcuni aspetti dell'ETS debbano essere monitorati e, ove necessario, rivisti
Madrid
23 febbraio 2026
L'Osservatorio EU-ETS promosso dall'agenzia governativa spagnola
Puertos del Estado ha presentato a Bruxelles, presso la sede
dell'European Sea Ports Organisation, i risultati della propria
analisi sull'impatto sui porti container europei conseguente
all'inclusione del trasporto marittimo nell'EU-ETS, il sistema di
scambio delle quote di emissione dell'Unione Europea, avvenuta il
primo gennaio 2024. Rispetto ai primi risultati illustrati a fine 2025
(
del 16
dicembre 2025), l'Osservatorio ha fornito ulteriori dati che
confermano una riduzione delle connessioni del traffico container a
lunga distanza nei porti dell'UE rispetto ai porti dei Paesi
limitrofi non soggetti alle normative ambientali europee. In
particolare, i dati evidenziano un calo della quota di attività
dei principali porti europei misurata in teu-miglia, ovvero la
capacità di trasporto container in teu delle navi in arrivo
nei porti moltiplicata per la distanza percorsa, che è scesa
dal 67% nel 2023 al 56% nel 2025, con i cali più
significativi registrati nell'Europa settentrionale e nel
Mediterraneo orientale.
I primi risultati presentati a
dicembre avevano già rivelato un aumento dell'attività
nei porti extra-UE situati vicino all'Europa, come quelli del Regno
Unito nell'Europa settentrionale e di Egitto e Turchia nel
Mediterraneo. I dati mostrano che, nel 2023, i porti del Regno Unito
rappresentavano il 17,5% del totale delle teu-miglia di Regno Unito,
Germania, Francia, Belgio e Olanda messi assieme, mentre a luglio
2025 questa percentuale era quasi raddoppiata raggiungendo il 32,1%.
Questa differenza di 15 punti percentuali in due anni - ha rilevato
l'Osservatorio - corrisponde quasi esattamente alle perdite
registrate complessivamente da Olanda e Germania. Nel Mediterraneo
orientale, i porti egiziani hanno registrato la crescita maggiore in
termini di quota di teu-miglia, passando dal 35% nel 2022 al 52% nel
2025, mentre nello stesso periodo la Grecia ha registrato un forte
calo dal 45% al 12%.
L'Osservatorio ha ricordato che la situazione del canale di
Suez, in cui il traffico marittimo si è ridotto a causa della
situazione crisi nella regione del Mar Rosso, unita alla variazione
delle alleanze marittime, ha portato ad una riorganizzazione
generale delle rotte marittime che è avvenuta quasi
contemporaneamente all'entrata in vigore dell'ETS Maritime,
generando così una profonda perturbazione del mercato.
Tuttavia - ha osservato l'Osservatorio - anche se la chiusura del
canale egiziano è un fattore assolutamente rilevante, questo
fattore da solo non spiega la crescita della connettività
transoceanica attualmente osservata in paesi come il Regno Unito e
l'Egitto, né può essere attribuita a usuali fattori
come un significativo aumento dell'attività economica, una
riduzione dei costi operativi o problemi di congestione nei porti
europei limitrofi.
Inoltre, l'Osservatorio ha ricordato che questa crescita del
traffico, misurato in teu-miglia, è accompagnata da un
aumento degli investimenti pianificati che dovrebbero aumentare del
+21% la capacità portuale nei porti del Regno Unito, mentre
nel Mediterraneo orientale, in particolare in Israele, Turchia ed
Egitto, gli investimenti pianificati consentiranno un aumento del
+43% della capacità misurata in milioni di teu movimentati
all'anno. Dato che l'espansione dei porti deve basarsi su proiezioni
a lungo termine - ha rilevato l'Osservatorio - ne consegue che gli
investimenti di questi Paesi non sono guidati da fattori a breve
termine, ma piuttosto da cambiamenti strutturali nel traffico
marittimo.
Commentando questi dati, e precisando che «il sostegno di
Puertos del Estado al processo di decarbonizzazione è
assolutamente saldo», il presidente dell'agenzia governativa
spagnola, Gustavo Santana, ha specificato che, «tuttavia,
riteniamo che alcuni aspetti relativi all'applicazione dell'ETS al
settore marittimo debbano essere monitorati e, ove necessario,
rivisti al fine di migliorare il sistema e contribuire all'obiettivo
finale di ridurre le emissioni di gas serra, preservando al contempo
la competitività e il controllo della nostra catena di
approvvigionamento».
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