
“Istituire una tassa generale per le navi costruite
all'estero provenienti da qualsiasi nazione che entrano nei porti
statunitensi”. Lo stabilisce l'“America's Maritime
Action Plan”, il nuovo piano reso noto venerdì
dall'amministrazione governativa statunitense in cui sono
esplicitate le misure per rivitalizzare l'industria marittima
americana, in particolare quella della cantieristica navale,
annunciate lo scorso aprile dal presidente Donald Trump che aveva
firmato un apposito decreto esecutivo
(
del
10
aprile 2025).
Il piano elenca una serie di misure per rilanciare l'industria
navalmeccanica nazionale e spiega genericamente che saranno promosse
e finanziate principalmente con l'introduzione di incentivi fiscali
ed economici e tramite strumenti finanziari. Tra questi ultimi c'è
il Maritime Security Trust Fund (MSTF), la cui istituzione ha
l'obiettivo - specifica il piano - di fornire “un flusso di
finanziamenti dedicato e obbligatorio a sostegno di programmi volti
a rafforzare l'industria marittima e la marina mercantile
statunitensi. Attraverso la captazione di determinati specifici
ricavi - si sottolinea - l'MSTF garantirebbe investimenti costanti e
a lungo termine nella capacità cantieristica, nell'espansione
della flotta e nella forza lavoro marittima americana”.
Questo flusso costante di determinati specifici ricavi verrebbe
generato, appunto, dall'istituzione di una tassa a carico delle navi
costruite all'estero che giungono nei porti statunitensi, imposta -
precisa il piano - “da calcolare in base al peso del
tonnellaggio importato in arrivo sulla nave”. Il documento
evidenzia che “una tassa di un centesimo per chilogrammo sulle
navi costruite all'estero genererebbe circa 66 miliardi di dollari
di entrate in dieci anni, mentre una tassa di 25 centesimi per
chilogrammo genererebbe quasi 1.500 miliardi di dollari di entrate
(cifra che rivela la noncuranza per i 'dettagli' dell'attuale
amministrazione presidenziale, ndr), che potrebbero essere
utilizzate per il Maritime Security Trust Fund. Dato che le navi
costruite all'estero beneficiano dell'accesso al mercato
statunitense - rileva il piano rispecchiando uno dei cardini del
Trump-pensiero - questa politica garantisce che contribuiscano alla
rivitalizzazione a lungo termine delle capacità marittime
americane”.
L'America's Maritime Action Plan amplierebbe quindi a tutte le
navi costruite all'estero il programma di applicazione di specifiche
ulteriori tariffe alle navi che scalano i porti statunitensi che in
prima battuta l'amministrazione Trump aveva prospettato a carico
delle sole navi costruite in Cina oppure operate da entità
cinesi o di proprietà di entità cinesi, misura poi
congelata per un anno dopo un accordo con Pechino
(
del 30
ottobre 2025), e delle car carrier costruite in qualsiasi
nazione estera, misura che era stata criticata dall'associazione
internazionale World Shipping Council
(
del 18
aprile e 19
maggio 2025).