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TRASPORTO MARITTIMO
La ripresa del traffico navale attraverso Suez non sembra subire gli effetti del blocco nello Stretto di Hormuz
Se a gennaio le navi sono aumentate del +1,9%, successivamente la crescita nel canale è stata più sostenuta. Sequestro di materiale bellico nel porto di Genova
Il Cairo/Southampton/Washington/Genova
12 marzo 2026
Mentre l'escalation della situazione di belligeranza che
contrappone USA e Israele all'Iran in atto dallo scorso 28 febbraio
ha quasi azzerato il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz,
dove si susseguono gli attacchi alle navi presenti nell'area, il
nuovo stato di crisi che si è verificato in Medio Oriente,
che ha coinvolto molte nazioni della regione, non sembra aver avuto
sinora un impatto significativo sul traffico navale nel canale di
Suez che da qualche mese ha registrato chiari segnali di ripresa
dopo che la rotta che attraversa la via d'acqua egiziana era stata
abbandonata da molte compagnie di navigazione mondiali a causa degli
attacchi delle milizie yemenite Houthi contro le navi in transito
nello Stretto di Bab el-Mandeb e nel Mar Rosso iniziati a fine 2023.
A gennaio 2026, infatti, è proseguita la crescita dei
transiti di navi attraverso Suez, anche se il trend positivo si è
notevolmente attenuato rispetto ai due mesi precedenti tanto da
sembrare quasi esaurito. Con 1.066 navi transitate - ha reso noto la
Suez Canal Authority - lo scorso gennaio il traffico nel canale ha
segnato un lieve incremento del +1,9% sul gennaio 2025. I transiti
di navi cisterna sono stati 421 (+14,1%) e quelli di unità
navali di altro tipo 645 (-4,7%).
Se i dati ufficiali rivelano un affievolimento della crescita a
gennaio, dati ufficiosi indicano per febbraio 2026 un nuovo
sostenuto rialzo del traffico nel canale, con circa 1.075 transiti
che rappresenterebbero un aumento del +24,4% sul febbraio dello
scorso anno. Inoltre, dopo il nuovo scoppio delle ostilità
nella regione del 28 febbraio, nei primi 11 giorni del mese corrente
il canale di Suez sarebbe stato attraversato complessivamente da 441
navi, con un rialzo del +19,5% sullo stesso periodo del marzo 2025,
di cui 204 navi transitate verso sud (+7,4%) e 237 verso nord
(+32,4%).
Intanto oggi la britannica United Kingdom Maritime Trade
Operations (UKMTO) ha comunicato che le è stato notificato un
nuovo incidente avvenuto a 35 miglia nautiche a nord di Jebel Ali,
negli Emirati Arabi Uniti, dove una portacontainer è stata
colpita da un proiettile che ha provocato un piccolo incendio a
bordo, ma non ha causato alcun danno all'equipaggio.
Il ripetersi di attacchi alle navi nello Stretto di Hormuz ha
costretto le compagnie di navigazione ad evitare l'area e a
introdurre variazioni ai propri servizi marittimi nonché
incrementi delle tariffe per coprire i nuovi costi determinati dallo
stato di crisi nella regione. A tal proposito, l'agenzia federale
statunitense Federal Maritime Commission (FMC) ha stabilito che
soprannoli nonché altre tariffe e disposizioni implementate
dai common carrier marittimi a seguito delle minacce al trasporto
marittimo commerciale nello Stretto di Hormuz e nelle acque
limitrofe non violano l'US Shipping Act, che impone loro di
prevedere almeno 30 giorni tra la pubblicazione e la data di entrata
in vigore di una modifica alle tariffe che comporti un aumento dei
costi per gli spedizionieri, ma che, all'articolo 46 prevede una
procedura attraverso la quale un vettore comune può
presentare una richiesta di Permesso Speciale che dimostri una
valida motivazione per ridurre questo periodo di attesa di 30
giorni, richiesta che deve essere approvata dalla FMC.
Intanto, se da diversi mesi si moltiplicano gli scenari di
guerra, si intensificano anche i traffici leciti e illeciti di
materiale bellico che avvengono perlopiù per via marittima e
quindi attraverso i porti. Di conseguenza si susseguono negli scali
portuali mondiali i sequestri di armi e munizioni esportate e
importate illegalmente. In Italia, al recente blocco di un carico di
munizioni e detonatori nel porto di Ancona, è seguito il
rinvenimento di container nel porto di Genova di un carico di oltre
50 tonnellate di equipaggiamento tattico e di armamento per un
valore stimato di circa sei milioni di euro. L'operazione, resa nota
oggi e condotta congiuntamente nello scalo del capoluogo ligure da
funzionari dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Genova e da
finanzieri del Comando Provinciale di Genova, ha permesso di
scoprire all'interno di container più di 1.000 giubbotti
antiproiettile, 700 elmetti balistici e numerose uniformi da
combattimento con protezione da infiltrazione chimica. Il materiale
è stato sequestrato perché introdotto in Italia senza
la necessaria comunicazione preventiva alla Prefettura, obbligatoria
quando si tratta di equipaggiamenti militari, anche se solo in
transito. Per queste violazioni sono stati segnalati all'autorità
giudiziaria di Genova tre soggetti: due cittadini italiani, tra cui
un genovese, e un cittadino straniero.
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