
Dopo l'annuncio di venerdì della capogruppo CK Hutchison
Holdings di adozione di ulteriori iniziative legali per rispondere
al sequestro delle attività e beni portuali della filiale
Panama Ports Company (PPC) da parte del governo panamense, dopo che
il contratto di concessione relativo ai due porti di Balboa e
Cristóbal era stato dichiarato illegale dalla Corte Suprema
di Giustizia di Panama
(
del
30
gennaio 2026), la stessa PPC ha precisato quali sono i
procedimenti legali sinora attivati per contrastare azioni e
dichiarazioni dello Stato panamense che la società ritiene
illecite e che - ha denunciato - hanno impedito agli investitori
stranieri di fare affidamento sulle leggi e sui contratti e neppure
sulle dichiarazioni dello Stato panamense, che - ha sottolineato la
filiale del gruppo di Hong Kong - nell'ultimo anno ha condotto una
campagna contro Panama Ports Company.
PPC ha ricordato di aver già avviato un arbitrato
internazionale contro la Repubblica di Panama, ai sensi delle norme
dell'International Chamber of Commerce, chiedendo un risarcimento
danni di almeno due miliardi di dollari, cifra che - ha precisato la
società - è stata erroneamente rivelata dallo Stato
panamense in dichiarazioni alla stampa
(
del 27
febbraio 2026). Inoltre, Panama Ports Company ha ricordato di
aver presentato un ricorso relativo al decreto esecutivo n. 23 del
23 febbraio 2026 che impone il sequestro di tutti i beni di PPC,
inclusi i beni e le attrezzature di grandi dimensioni presso i
terminal portuali, nonché - ha puntualizzato PPC - documenti
e informazioni proprietari e legalmente protetti.
PPC ha poi reso noto di aver presentato un'ulteriore richiesta
alla Panama Maritime Authority chiedendo l'accesso immediato ai
documenti e alle informazioni proprietari e legalmente protetti
della PPC e la loro restituzione. L'azienda ha denunciato che si è
trattato di un sequestro di documenti di un'entità privata,
conservati presso un deposito privato, basato sull'errata
affermazione dello Stato panamense secondo cui i documenti erano
pertinenti al trasferimento delle operazioni portuali, e che il
sequestro è stato attuato nonostante la mancanza di una
valida autorizzazione del tribunale.
Infine, PPC ha ricordato che anche la capogruppo CK Hutchison ha
presentato un'integrazione alla sua precedente notifica di controversia
(
del 6
marzo 2026).
Panama Ports Company ha concluso evidenziando che né PPC
né CK Hutchison cederanno e che non chiederanno un indennizzo
simbolico, ma faranno valere tutti i loro diritti ed esigeranno il
risarcimento dei danni che gli spettano a causa - ha specificato
l'azienda - delle gravi violazioni e della condotta contro gli
investitori dello Stato panamense.