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26 settembre 2021 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 22:59 GMT+2



16 luglio 2021

Gli armatori greci, britannici, olandesi e danesi valutano l'impatto sullo shipping delle misure sul clima proposte dalla Commissione UE

Concorde esortazione a rendere le disposizioni europee in linea con le misure globali in discussione presso l'International Maritime Organization. La KVNR propone che anche caricatori e spedizionieri contribuiscano a sostenere il previsto aumento dei costi del fuel

Dopo i rilievi mossi dagli armatori tedeschi e da quelli norvegesi al pacchetto di misure sul clima “Fit for 55” presentato mercoledì dalla Commissione Europea, che include disposizioni per il settore del trasporto marittimo tra cui l'inclusione del comparto nel sistema per lo scambio delle quote di emissione (ETS) dell'UE ( del 14 luglio 2021), da altre primarie organizzazioni armatoriali europee giungono altre reazioni alla proposta della Commissione volta a realizzare il Green Deal europeo, che è una delle sei priorità di Bruxelles per il periodo 2019-2024.

La posizione più critica nei confronti del pacchetto di proposte adottato dalla Commissione UE è quella degli armatori greci. L'Union of Greek Shipowners (UGS) ritiene che, «in quanto misura regionale orientata al mercato, l'ETS dell'UE sia incompatibile con la natura globale del trasporto marittimo e comprometta gravemente gli sforzi e i negoziati in corso a livello internazionale per decarbonizzare il settore. Un sistema di scambio di quote di emissioni - ha denunciato l'associazione greca - è inapplicabile alle migliaia di piccole e medie compagnie di navigazione che costituiscono la gran parte del settore».

Se dalla Grecia giunge una bocciatura senza appello per l'inclusione dello shipping nell'Emissions Trading System dell'UE proposta dalla Commissione, dall'Union of Greek Shipowners arriva però anche un apprezzamento per l'applicazione del principio “chi inquina paga” proposta da Bruxelles: l'associazione del Pireo ha infatti rilevato che, «in base al principio “chi inquina paga”, la proposta centrale della Commissione Europea riconosce il ruolo primario del noleggiatore, che è il primo responsabile della scelta del combustibile della nave, della rotta, del carico, della velocità e del relativo costo del carburante consumato». «Il riconoscimento della responsabilità dei noleggiatori relativamente alla copertura dei costi per il rispetto della normativa nell'ambito della direttiva ETS dell'UE - ha sottolineato il presidente dell'UGS, Theodore Veniamis - mostra la giusta direzione che le discussioni dovrebbero seguire nella prossima fase del processo legislativo, a cui parteciperanno sia il Parlamento europeo che il Consiglio. Tuttavia - ha però ribadito Veniamis - condividiamo pienamente le forti preoccupazioni dei partner commerciali internazionali dell'UE e la loro contrarietà all'imposizione di questa misura unilaterale al commercio internazionale, che è vista più come una fonte di entrate piuttosto che una misura per generare reali benefici ambientali».

La disapprovazione dell'Union of Greek Shipowners è rivolta anche all'iniziativa FuelEU Maritime dell'UE che ha l'obiettivo di promuovere l'uso di combustibili navali più puliti. Secondo l'associazione greca, infatti, l'iniziativa «sembra aver ignorato le caratteristiche intrinseche del trasporto marittimo internazionale e l'interazione fra i diversi attori della value chain del trasporto marittimo. «Invece di imporre obblighi ai fornitori di combustibile, come avviene in altri settori dei trasporti, facendo ricadere su di loro la responsabilità dell'intensità di carbonio del fuel che forniscono alle navi - ha spiegato Veniamis - i servizi della Commissione Europea prendono ingiustamente e ingiustificatamente di mira gli operatori delle navi che non possono essere ritenuti responsabili della qualità o della disponibilità di specifici combustibili. L'intensità di carbonio nei combustibili ad uso marittimo - ha rilevato il presidente dell'UGS - dovrebbe essere regolamentata a livello globale e soggetta ad un'adeguata disponibilità di alternative ai combustibili non fossili che - ha precisato Veniamis - attualmente non sono disponibili per il trasporto marittimo e non lo saranno neppure nel prossimo futuro. In mancanza di significativi investimenti nella ricerca e sviluppo da parte di attori esterni come i produttori di motori, i produttori di combustibili e i fornitori di energia - ha evidenziato - l'industria dello shipping rimarrà dipendente dal carbonio».

Forse per effetto della recente uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, il commento dell'UK Chamber of Shipping alla proposta illustrata mercoledì dalla Commissione UE è stato più laconico, quasi che le coste del regno non si trovino a pochi chilometri da quelle dell'UE e come se le navi britanniche coinvolte nei traffici con l'Unione rappresentassero solo una quota minore della flotta di bandiera. «L'industria globale dello shipping - ha affermato Bob Sanguinetti, direttore generale dell'associazione che rappresenta gli operatori britannici del trasporto marittimo - concorda che è necessario fare di più per ridurre le emissioni. Tuttavia l'UK Chamber of Shipping ritiene che le normative internazionali costituiscano il modo migliore per dare vita ad un cambiamento reale e duraturo in tutto il settore. Abbiamo visto come le misure regionali possano distorcere il mercato e incoraggiamo i nostri partner dell'UE a collaborare con l'industria portando queste proposte all'IMO al fine di accelerare il processo di decarbonizzazione. La Chamber - ha concluso Sanguinetti - preferirebbe non doversi confrontare con regolamenti differenti in giurisdizioni diverse e dobbiamo continuare a fare tutto il possibile per assicurare che, ora e in futuro, i governi, l'International Maritime Organization e l'industria lavorino a stretto contatto proseguendo nella riduzione delle emissioni del settore marittimo».

Che l'UE non si debba limitare a regolare ciò che avviene nell'ambito della propria giurisdizione, ma debba prendere in considerazione l'impatto sulla sfera globale del trasporto marittimo lo ritengono anche gli armatori olandesi. Osservando che «queste misure dell'UE sono senza precedenti per il nostro settore e rappresentano un passo concreto verso un pianeta più pulito per le generazioni future», la direttrice generale della Royal Association of Netherlands Shipowners (KVNR), Annet Koster, ha sottolineato che però «il pacchetto deve essere in linea con le misure globali in discussione presso l'International Maritime Organization, dato che i nostri associati non navigano solo in Europa».

Per l'associazione olandese, inoltre, è di particolare importanza valutare con attenzione i costi aggiuntivi determinati dalle misure proposte dall'UE, dato che - ha specificato la KVNR - si prevede che l'estensione del sistema europeo di scambio delle emissioni allo shipping causerà un aumento del 30-50% circa del costo del combustibile navale. Rilevando che non sempre gli armatori sono essi stessi clienti del trasporto marittimo, rappresentando solo una delle parti della supply chain, secondo l'associazione olandese, al fine di rendere il trasporto marittimo più sostenibile è importante che anche i caricatori e gli spedizionieri contribuiscano a sostenere il previsto aumento dei costi. Per l'associazione, «è pertanto di grande importanza che il cliente del trasporto marittimo sia parte direttamente responsabile dello scambio di emissioni nell'ambito del sistema ETS dell'UE». La KVNR ha evidenziato anche la necessità che le risorse economiche generate dall'ETS dell'UE vengano utilizzate per promuovere le innovazioni tecnologiche in campo marittimo.

Anche l'associazione olandese ritiene che gli armatori e gli operatori marittimi non debbano essere considerati responsabili della qualità del fuel navale in quanto - ha osservato Annet Koster - «di solito non conoscono l'origine del combustibile marino, per non parlare del fatto che sia stato anche prodotto in modo rispettoso del clima». Tale responsabilità - ha evidenziato - non dovrebbe essere attribuita alla nave o alla compagnia di navigazione, ma al produttore del combustibile.

Soffermandosi poi sull'intenzione della Commissione Europea di abolire, attraverso la direttiva sulla tassazione dell'energia, l'attuale esenzione dalle accise per i combustibili ad uso marittimo nei porti dell'UE, Koster ha rilevato che ciò promuoverebbe solo un “turismo da bunker” verso porti al di fuori dell'Unione Europea non producendo nel contempo quasi alcuna riduzione della CO2. Koster ha portato ad esempio gli opposti effetti che ciò determinerebbe sul Regno Unito, dove queste regole non verrebbero applicate a causa della Brexit, e sul porto di Rotterdam che è un primario hub di bunkeraggio europeo, con i conseguenti risvolti negativi anche per l'economia olandese.

Rilevando che si tratta di un pacchetto legislativo di più di 1.800 pagine e che quindi necessita di tempo per essere analizzato attentamente, la responsabile dell'area Security, environment and maritime research dell'associazione armatoriale danese Danish Shipping, Maria Skipper Schwenn, ha valutato che la proposta della Commissione Europea «sembra essere, come punto di partenza, assai ragionevole». Relativamente all'inclusione dello shipping nel sistema europeo di scambio delle quote di emissioni, Skipper Schwenn ha specificato che l'associazione sostiene questa proposta di Bruxelles, «ma - ha aggiunto - avremmo preferito che la Commissione iniziasse con i viaggi tra due porti dell'UE. Ciò - ha rilevato - avrebbe lasciato spazio a negoziati per soluzioni globali presso l'IMO». Tuttavia la portavoce di Danish Shipping ha precisato che, «se l'UE giocherà bene le sue carte, le tariffe incluse nella proposta potrebbero essere utilizzate per esercitare pressione sui prezzi globali della CO2 presso l'IMO e, quindi, contribuire alla creazione di soluzioni internazionali unificate».

Danish Shipping ha espresso anche soddisfazione per la decisione della Commissione Europa di utilizzare le definizioni incluse nella direttiva europea MRV sul monitoraggio, comunicazione e verifica delle emissioni di anidride carbonica generate dal trasporto marittimo per attribuire la responsabilità del pagamento delle quote nell'ambito dell'ETS: «è importante - ha sostenuto Skipper Schwenn - che vi sia un'applicazione semplice e trasparente dell'attribuzione delle responsabilità. Pertanto siamo molto soddisfatti della scelta da parte della Commissione della direttiva MRV dell'UE, con la quale abbiamo già avuto buone esperienze».

Commentando infine l'iniziativa FuelEU per la promozione di combustibili navali più ecologici, Skipper Schwenn ha specificato che «è positivo che la Commissione stia cercando di premere per l'inclusione di nuovi combustibili, che sono essenziali se l'industria dello shipping vuole raggiungere i propri obiettivi climatici. Ora - ha concluso - studieremo più nel dettaglio i contenuti della proposta».


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