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Transport & Environment, gli e-fuels per alimentare gli autoveicoli sono un bluff
Nel 2035 - sottolinea l'organizzazione - potranno alimentare non più del 2% delle vetture europee. Aneris: è fondamentale che l'utilizzo dei carburanti sintetici sia destinato solo al settore aereo e a quello marittimo
Bruxelles
4 ottobre 2022
Nel 2035 le benzine sintetiche potranno alimentare non più del 2% degli autoveicoli europei contrariamente a quanto asserito dai produttori automobilistici. Lo sostiene l'organizzazione Transport & Environment (T&E), il cui obiettivo è la riduzione dell'inquinamento provocato dal settore dei trasporti, spiegando che una propria nuova analisi rivela che nel 2035 in Europa la disponibilità di carburanti sintetici sarà talmente limitata da alimentare un'esigua quota delle auto in circolazione.

Precisando che l'analisi è basata sullo scenario più ottimistico previsto da Concawe, l'unità di ricerca dell'industria della raffinazione che prende in esame gli e-fuels impiegati nell'intero settore dei trasporti, che includono quelli stradali, aerei e marittimi, T&E sottolinea che il dato smentisce le affermazioni dell'industria dei combustibili fossili che sostiene che una deroga al phase out 2035 per le auto alimentate con carburanti sintetici contribuirebbe allo sviluppo di questa tecnologia, rendendo possibile la decarbonizzazione dell'intera flotta esistente. Al 2035, data prevista per il fine vendita di nuove auto con motore a scoppio, evidenza Transport & Environment, la produzione di carburanti sintetici sarà ancora in una fase embrionale e saranno solo cinque milioni le auto in grado di essere alimentate esclusivamente con combustibili sintetici, ovvero appena il 2% dei 287 milioni di veicoli in circolazione in quel momento nel continente.

Secondo T&E, «gli e-fuels per auto sono solo “un cavallo di Troia” utilizzato dalle compagnie petrolifere e dai produttori di motori a scoppio per ritardare la transizione verso tecnologie a zero emissioni». L'organizzazione invita pertanto i legislatori europei «a resistere alle pressioni dell'industria che vorrebbe ottenere una scappatoia legislativa per permettere la vendita di nuove auto a combustione anche dopo il 2035». I legislatori europei sono attualmente impegnati nella definizione delle regole per la prevista dismissione dei motori a combustione a partire dal 2035 e il prossimo round di negoziati inizierà il 27 ottobre. «In realtà - denuncia Veronica Aneris, direttrice di Transport & Environment Italia - i produttori di carburanti e i costruttori di motori endotermici stanno solo cercando di mantenere in vita oltre il necessario gli inefficienti motori a combustione interna. I legislatori chiudano la porta a questo cavallo di Troia dell'industria fossile».

Inoltre, secondo T&E, «i piani dell'industria di importare su vasta scala carburanti sintetici carbon-neutral non sono realistici poiché non esistono impianti di produzione né tanto meno standard globali per certificare tali carburanti. Inoltre si rallenterebbe lo sforzo delle economie meno sviluppate nel decarbonizzare i loro propri settori dei trasporti e dell'energia». «Non appare credibile - osserva Aneris - chiedere ai Paesi in via di sviluppo di mettere a disposizione le loro energie rinnovabili, spesso insufficienti a coprire il proprio fabbisogno interno, per produrre e-fuels da bruciare nei motori a combustione delle auto europee. In Europa invece, utilizzare e-fuels nelle auto assorbirebbe l'elettricità rinnovabile necessaria per decarbonizzare il resto dell'economia. È fondamentale, quindi, che l'utilizzo dei carburanti sintetici sia destinato solo al settore aereo e a quello marittimo, che non possono contare sulle batterie per raggiungere la decarbonizzazione».

Transport & Environment evidenzia inoltre che «i veicoli alimentati dai carburanti sintetici, peraltro, hanno un impatto ambientale decisamente superiore a quello delle auto elettriche. A partire dal 2030, rileva infatti una recente analisi condotta sull'intero ciclo di vita del prodotto - spiega T&E - queste ultime emetteranno il 53% di CO2 in meno rispetto ai mezzi che utilizzano gli e-fuels».

«La combustione di tali carburanti, chimicamente uguali agli idrocarburi fossili - rimarca ancora T&E - non contribuirà inoltre a ridurre le emissioni tossiche di quella che resta una delle principali fonti di inquinamento dell'aria. Lo scorso anno, infatti, test di laboratorio hanno dimostrato che le auto alimentate da e-fuels rilasciano la stessa quantità di ossidi di azoto emessa dai veicoli tradizionali. Infine, la produzione di carburanti sintetici continuerà a essere particolarmente costosa ancora per diversi anni, con una spesa media di utilizzo a cinque anni per automobilista che supera di oltre 10.000 euro quella sostenuta nello stesso periodo di tempo per alimentare un'auto elettrica».

Infine T&E specifica che «l'uso dei carburanti sintetici nel trasporto stradale è altamente inefficiente nel confronto con l'elettrificazione diretta: a parità di fabbisogno di mobilità, infatti, convertire il 10% delle auto tradizionali in veicoli alimentati a e-fuel e sostituirne un ulteriore 10% con mezzi a idrogeno, farebbe crescere del 36% la domanda di elettricità».
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