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17 dicembre 2021

CLECAT, dal primo gennaio l'impatto della Brexit potrebbe acuirsi

L'associazione evidenzia la necessità di evitare ulteriori ritardi nell'implementazione del Border Operating Model

Nell'ultimo anno e mezzo gli effetti della pandemia di Covid-19 sulla mobilità sono stati al centro delle preoccupazioni delle aziende europee di logistica superando quelle delle conseguenze della Brexit, uscita del Regno Unito dall'Unione Europea che d'altronde è diventata effettiva prima del dilagare della crisi sanitaria nel Vecchio Continente. Nonostante l'allarme per il propagarsi dei contagi sia tutt'altro che scemato, torna a destare apprensione anche l'impatto dell'abbandono dell'UE da parte di Londra, un defilarsi tutt'altro che all'inglese.

A ricordare che la portata della Brexit non si è per niente esaurita è stata oggi la CLECAT, l'associazione europea delle imprese di logistica e trasporto, che ha rammentato a chi ancora non ne fosse a conoscenza che il prossimo primo gennaio, tra appena due settimane, le merci trasportare fra l'UE e il Regno Unito saranno soggette a controlli doganali completi e l'associazione teme che il prossimo anno si possa aprire con un caos operativo

Osservando che solo mercoledì il governo britannico ha annunciato un'ulteriore posticipazione dei controlli post-Brexit alle frontiere sulle merci trasportate dall'Irlanda e alla Gran Bretagna, la CLECAT ha rilevato che i continui ritardi nel processo decisionale e il rinvio della graduale introduzione del Border Operating Model determinano instabilità e incertezza negli scambi commerciali.

Oltre a criticare il lento processo decisionale delle istituzioni, la CLECAT ha lamentato che anche autotrasportatori e piccoli commercianti non solo non sono ancora pronti ad adeguarsi ai nuovi requisiti in vigore dal primo gennaio 2022, ed anzi molti di loro stanno ancora cercando di adattarsi ai cambiamenti intervenuti un anno prima. L'associazione ha quindi evidenziato che, per evitare ulteriore confusione, nonostante l'impreparazione sia da parte del settore pubblico che da quello privato dovrebbero essere evitati ulteriori ritardi nell'implementazione del Border Operating Model. L'alternativa, a quanto pare, è incrociare le dita.


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